Feste promozioni
Da Avola ad Enna, quando il calcio profuma ancora di... terra
Ieri il giro dei giocatori avolesi su un furgone della frutta, due anni fa la dirigenza ennese celebrò il salto in D su di un porter in campo
Il calcio, quello vero, non ha sempre bisogno di passerelle scintillanti, pullman scoperti dal design avveniristico o scenografie hollywoodiane. A volte, la gloria viaggia a velocità ridotta su un mezzo che, fino a poche ore prima, trasportava cassette di ortaggi o attrezzi da lavoro. È successo ieri ad Avola, dove la celebrazione per il traguardo raggiunto dalla squadra locale non ha seguito il copione del calcio moderno, quello degli ingaggi milionari e dell'ostentazione ostentata. Ha scelto, invece, la via più nobile e antica: quella della semplicità.
I ragazzi dell'Avola, festeggiando il salto di categoria, hanno scalfito la retorica del professionismo patinato rispolverando un'immagine che sa di polvere, sudore e identità. Hanno scelto un camion utilizzato per la vendita di frutta. Un mezzo sgangherato agli occhi di chi è abituato alle luxury car, ma meraviglioso per chi comprende che, nel calcio dilettantistico, la vittoria è soprattutto il risultato di una fatica quotidiana, spesso silenziosa e invisibile.
La memoria corre inevitabilmente a due anni fa, quando l'Enna Calcio celebrò la sua storica promozione in Serie D con un giro di campo... sul cassone di un Porter. Quella scena, diventata iconica per gli appassionati, non fu solo un modo pittoresco di festeggiare, ma un manifesto programmatico. Enna, come ieri Avola, ci ha ricordato che lo sport, nelle sue radici più profonde, non è un circo mediatico, ma espressione di un territorio, di un gruppo di uomini che hanno lavorato duramente, affrontando chilometri di trasferte e allenamenti sotto il sole, lontano dai riflettori che contano.
Vedere i giocatori avolesi sfilare su un camion della frutta non è un atto di "povertà" sportiva, tutt'altro. È il simbolo di una rivincita popolare. È la dimostrazione che l'emozione di una vittoria non si misura dal numero di cavalli del motore che ti porta in trionfo, ma dal calore di una piazza che si riconosce in quei ragazzi.
In un'epoca in cui il calcio rischia spesso di diventare un prodotto astratto, lontano dalla gente e dalle sue realtà quotidiane, immagini come quelle di Avola e di Enna arrivano come un balsamo. Ci ricordano che la fatica ha un sapore preciso, e che il successo più dolce è quello che ha il profumo della terra e la semplicità di un giro d'onore fatto su un mezzo di lavoro. Perché, alla fine, il calcio – quello che fa battere il cuore – è fatto di uomini, sudore e, a volte, di un vecchio camion carico di sogni.