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CURIOSITÀ

Il Mondiale si colora di rosa: ecco le sei direttrici di gara chiamate ad arbitrare il prossimo 18 giugno Repubblica Ceca-Sudafrica

Per la seconda volta una donna arbitrerà una partita di una Coppa del Mondo maschile. La prima fu Stephanie Frappart in Qatar, nel 2022.

15 Giugno 2026, 19:02

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Il Mondiale si colora di rosa: ecco le sei direttrici di gara chiamate ad arbitrare il prossimo 18 giugno Repubblica Ceca-Sudafrica

Ai Mondiali del 2026 il fischietto torna, ancora una volta, anche al femminile. Dopo l’esordio storico di tre arbitre e tre assistenti a Qatar 2022, la Fifa conferma una presenza rosa nel torneo in corso tra Stati Uniti, Canada e Messico, selezionando sei ufficiali di gara donne tra direttrici di gara, assistenti e specialiste del video. Tra i profili di spicco figurano l’americana Tori Penso, prima statunitense a dirigere un incontro del Mondiale maschile, e la messicana Katia Garcia, già apparsa nel torneo come quarto ufficiale. A completare il gruppo ci sono le assistenti statunitensi Kathryn Nesbitt e Brooke Mayo, la messicana Sandra Ramirez e la Video Assistant Referee nicaraguense Tatiana Guzman. Su un totale di 170 ufficiali designati, le presenze femminili restano numericamente minoritarie, ma testimoniano un cambiamento oramai strutturale nel calcio internazionale: per la seconda edizione consecutiva della Coppa del Mondo, arbitre e assistenti non rappresentano più un’eccezione bensì una componente stabile del team arbitrale. Le loro biografie raccontano l’evoluzione della partecipazione femminile nel pallone. Katia Garcia, 33 anni, laureata in Scienze politiche, sognava di fare la calciatrice sin da bambina, ma in Messico allora non esisteva una lega professionistica femminile; si è così reinventata direttrice di gara iniziando sui campi di Città del Messico, con un fischietto ricevuto in regalo e una divisa maschile troppo larga. Nel percorso è stata più volte pioniera: prima messicana ad arbitrare una partita olimpica e prima donna a dirigere un match maschile della Gold Cup. Ha affrontato insulti, discriminazioni e minacce legate al genere, fino a ricevere un messaggio pubblico di sostegno dal presidente della Fifa, Gianni Infantino. Per le sei ufficiali, il calcio è stato anche un modo di sovvertire stereotipi e cambiare le regole non scritte del gioco, spesso affiancando carriere parallele. Tori Penso proviene dal marketing digitale: ha iniziato a giocare a dieci anni e a dirigere a quattordici, su suggerimento della madre, mentre cercava lavoretti per comprarsi un’auto. Tra le assistenti, spicca Kathryn Nesbitt, già professoressa di chimica e tra le prime donne a lavorare in un Mondiale nel 2022. Tatiana Guzman, addetta al Var e specialista in qualità ambientale, si è innamorata del calcio dopo aver provato baseball, pallavolo e judo: arbitrare le ha cambiato la vita, non senza ostacoli, in un contesto in cui il calcio femminile riceveva scarso sostegno e in cui, come ha raccontato alla rivista femminista La Lupa, «fare l’arbitra ha reso tutto ancora più complicato».