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Sport

Il clima sta cambiando e cambia anche il modo di fare sport, i consigli dei medici sportivi siciliani

La Fmsi Sicilia ha prodotto un documento a beneficio di tutti gli atleti isolani che sono sottoposti a fattori climatici e ambientali particolari, sottolineando gli aspetti di prevenzione come metodologia applicata allo sport. Un protocollo è stato inviato a tutte le Federazioni e alle Asp

18 Giugno 2026, 21:09

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Il clima sta cambiando e cambia anche il modo di fare sport, i consigli dei medici sportivi siciliani

Il clima continua a cambiare e cambia di conseguenza anche la maniera di fare sport. Un tema importante che interessa migliaia di persone che praticano uno sport o una semplice attività motoria e vogliono continuare a fare anche in estate. Per questo motivo la Fmsi (Federazione Medico Sportiva Italiana) Sicilia presieduta dal dott. Gaetano Iachelli, ha prodotto un documento a beneficio di tutti gli atleti siciliani che sono sottoposti a fattori climatici e ambientali particolari.

Il dott. Gaetano Iachelli, presidente Fmsi Sicilia

“In questo documento - spiega il dott. Gaetano Iachelli - con la collaborazione nella stesura scientifica del dott. Angelo Battaglia sottolineiamo gli aspetti di prevenzione come metodologia applicata allo sport e abbiamo realizzato anche una brochure che invieremo alle Federazioni sportive e alle Asp siciliane, per preparare gli sportivi in vista delle ondate di calore estremo alle nuove insidie biologiche per gli sportivi: il clima infatti mette sotto assedio la salute dei cittadini, ridefinisce lo sforzo atletico e trasforma il Mediterraneo in un avamposto dell'emergenza climatica”.

“Le ultime stagioni estive – si legge nel documento della Fmsi Sicilia - hanno tracciato un quadro inequivocabile, caratterizzato da costanti anomalie termiche positive e da prolungati periodi di "allarme rosso". A complicare lo scenario nelle città concorre poi il fenomeno dell'isola di calore urbana: cemento e asfalto trattengono l'energia solare, facendo innalzare considerevolmente la temperatura percepita rispetto alle aree rurali limitrofe. Una morsa asfissiante che si traduce in un impatto asimmetrico per la salute pubblica, mettendo a dura prova soprattutto le fasce fragili della popolazione, come gli anziani - i cui meccanismi di termoregolazione sono biologicamente meno efficienti - i bambini, esposti a una disidratazione rapidissima, e tutti i soggetti affetti da patologie croniche”.

CALDO E SPORT.

“Se il caldo rappresenta un considerevole rischio – continua il documento della Fmsi Sicilia - per i soggetti vulnerabili, esso ridefinisce completamente anche le regole per chi pratica attività fisica. Oggi temperatura e umidità sono delle variabili fondamentali per la programmazione dell’allenamento e delle gare. Durante l’attività sportiva, infatti, la produzione di calore metabolico aumenta; in condizioni normali, l'organismo compensa questo picco disperdendo l'energia in eccesso soprattutto attraverso la sudorazione. Il meccanismo, tuttavia, non è più efficace quando la temperatura e l’umidità sono molto alte e si produce molto calore da esercizio fisico: l'aria, già satura di vapore acqueo, impedisce al sudore di evaporare, privando il corpo della sua principale via di raffreddamento. Questo aumento della temperatura induce una repentina sofferenza dei sistemi biologici. I primi e più comuni indicatori di questo squilibrio idroelettrolitico sono i crampi muscolari. Qualora però i campanelli d'allarme - come una sudorazione profusa, stanchezza precoce, vertigini o cefalea - vengano ignorati, lo stress termico può evolvere rapidamente nel colpo di calore di grado maggiore. Si tratta di una vera emergenza medica in cui la temperatura corporea interna supera i 40°C, rischiando di causare danni d'organo irreversibili e alterazioni del sistema nervoso centrale”.

Una minaccia che non risparmia nessuno, nemmeno gli atleti professionisti ai massimi livelli di forma fisica come il caso del tennista Jannik Sinner numero uno al mondo, fermato dal colpo di calore al Roland Garros di Parigi con un colpo di calore che ha causato vomito, mal di testa e vertigini e costretto a lasciare il campo di gioco.

Jannik Sinner n° uno al mondo, fermato dal colpo di calore al Roland Garros di Parigi

LE ATTIVITÀ A RISCHIO

Nell'ampio panorama delle attività praticabili all'aperto amplifica l'esposizione ai fattori meteo-climatici, delineando vulnerabilità specifiche a seconda dell'ambiente ecco nel documento della Fmsi Sicilia come difendersi dai rischi disciplina per disciplina.

Sport terrestri e d'avventura: trekking, running e ciclismo espongono a sforzi aerobici prolungati sotto il sole diretto o in quota. Nel ciclismo, la ventilazione del movimento può mascherare una severa perdita di liquidi e l'insorgenza di ustioni cutanee, mentre l'arrampicata risente del calore radiante riflesso dalle pareti rocciose. Nell'equitazione, l'abbigliamento protettivo obbligatorio ostacola la traspirazione.

Sport acquatici e nautici: discipline come il nuoto in acque libere, il surf o la canoa condividono una vulnerabilità subdola. Il contatto con l'acqua mitiga l'oppressione termica ingannando l'atleta, ma l'effetto specchio della superficie idrica moltiplica l'irraggiamento solare, agendo come un amplificatore di raggi solari e causando gravi ustioni e una disidratazione invisibile.

Sport di squadra e da spiaggia: il calcio e il basket risentono del calore accumulato dalle superfici sintetiche o asfaltate. Nel tennis e nel paddle gli scambi ad altissima intensità in aree recintate e poco ventilate e nel beach volley il contatto continuo con la sabbia portano la termoregolazione al limite, esponendo la pelle non protetta a ore di irraggiamento solare senza barriere.

“Di fronte ad mix di insidie termo-biologiche – continua il documento della Fmsi Sicilia - la medicina dello sport impone un cambio di paradigma: la prevenzione non è più una raccomandazione generica, ma un protocollo scientifico di adattamento. Il primo presidio fondamentale riguarda la gestione dei fluidi, che deve tassativamente anticipare la comparsa della sete. Gli esperti prescrivono un’assunzione frazionata e costante di liquidi freschi - ma mai ghiacciati - partendo da una base minima di un litro e mezzo o due litri al giorno, da incrementare sensibilmente in base all'intensità dello sforzo. Quando la sudorazione diventa profusa, l’acqua da sola non basta più: diventa essenziale reintegrare i sali minerali perduti attraverso integratori salini. A questo va aggiunta una dieta ricca di frutta e verdura. Altrettanto cruciale è la scelta dello "scudo" esterno. L'abbigliamento moderno non è un dettaglio estetico, ma una necessità ergonomica: i tessuti tecnici devono essere leggeri, altamente traspiranti per evitare dermatiti da sfregamento e, idealmente, dotati di certificazione per schermare i raggi solari”.

L’ORARIO MIGLIORE PER FARE SPORT.

Non è più possibile ignorare il contesto ambientale con questi tre fondamentali principi redatti dalla Fmsi Sicilia.

Pianificazione oraria: diventa fondamentale evitare la pratica sportiva nella finestra oraria di picco radiante (11-18).

Schermatura totale: utilizzare sempre cappelli con visiera, occhiali da sole con filtri UV protettivi e creme solari protettive anche in caso di cielo parzialmente coperto. Negli sport di endurance può risultare utile l’abbigliamento termo-rinfrescante.

Monitoraggio biologico: verificare preventivamente i bollettini delle fioriture algali tossiche prima di sessioni in mare e ispezionare meticolosamente il corpo per l'identificazione precoce di parassiti e zecche al termine delle attività escursionistiche.

“Solo attraverso questa consapevolezza integrata - chiude il documento della Fmsi Sicilia - si potrà continuare a vivere l'ambiente esterno in totale sicurezza, proteggendo il corpo sia dalle emergenze termiche immediate sia dalle patologie silenti del futuro”.