ELECTION DAY
Giorno decisivo per il calcio italiano: Malagò contro Abete, oggi si sceglie il futuro della FIGC
A Roma presente anche l'amministratore delegato e vicepresidente del Catania, Vincenzo Grella
È il giorno della verità. Dopo settimane di confronti, trattative, polemiche e schieramenti più o meno dichiarati, il calcio italiano è chiamato a scegliere il nuovo presidente federale. Da una parte Giovanni Malagò, dall'altra Giancarlo Abete. Due figure profondamente diverse per storia, esperienza e visione, ma accomunate da una missione tutt'altro che semplice: rilanciare un movimento che da anni vive una crisi di risultati, credibilità e progettualità.
L'elezione di oggi non rappresenta soltanto una scelta di governance. In gioco c'è il futuro del calcio italiano, dalla riforma dei campionati ai rapporti tra le leghe professionistiche e quelle dilettantistiche, passando per il tema più sentito dai tifosi: la rinascita della Nazionale. Proprio la questione del commissario tecnico è diventata uno dei temi centrali della campagna elettorale. I due candidati hanno infatti individuato strade differenti per il rilancio dell'Italia. Abete ha più volte manifestato il proprio gradimento per Antonio Conte, considerato l'uomo ideale per ricostruire mentalità, disciplina e competitività all'interno del gruppo azzurro. Malagò, invece, ha individuato in Roberto Mancini il profilo più adatto per aprire un nuovo ciclo, forte dell'esperienza maturata in passato alla guida della Nazionale e della capacità di lavorare sui giovani. Due visioni diverse che riflettono anche approcci differenti alla gestione federale. Conte rappresenterebbe una scelta improntata al pragmatismo e all'immediata ricerca del risultato. Mancini, invece, incarnerebbe un progetto più orientato alla valorizzazione del patrimonio tecnico nazionale e alla costruzione di una squadra nel medio periodo.I
L'avvicinamento al voto, però, non è stato privo di tensioni. Anzi. Le settimane precedenti all'assemblea elettiva sono state caratterizzate soprattutto dalle polemiche sulla candidatura di Giovanni Malagò. Alcune componenti federali hanno infatti sollevato dubbi sulla regolarità della sua corsa alla presidenza, dando vita a un acceso confronto politico e regolamentare che ha inevitabilmente contribuito a rendere ancora più incerto il quadro. Contestazioni che hanno alimentato discussioni e prese di posizione all'interno del mondo del calcio, trasformando l'elezione in uno dei passaggi più controversi degli ultimi anni. Alla fine la candidatura è arrivata al voto, ma le frizioni emerse nelle ultime settimane testimoniano quanto sia profonda la divisione tra le varie anime del movimento. Ed è proprio qui che si giocherà la partita decisiva. Come spesso accade nelle elezioni federali, saranno determinanti gli equilibri tra le diverse componenti. Le leghe professionistiche, la Serie A, la Serie B, la Lega Pro, il settore dilettantistico e quello tecnico arrivano all'appuntamento con sensibilità differenti e interessi non sempre coincidenti.
La Serie A, da tempo impegnata nella richiesta di maggiore autonomia decisionale e di una revisione degli attuali meccanismi di rappresentanza, osserva con attenzione gli sviluppi del voto. La Serie B punta soprattutto alla sostenibilità economica del sistema e a una maggiore tutela dei club. La Lega Pro, alle prese con difficoltà strutturali ormai croniche, chiede interventi concreti per garantire stabilità alle società. Il mondo dilettantistico, infine, continua a rappresentare una componente numericamente decisiva e capace spesso di orientare il risultato finale. In questo scenario ogni voto può risultare determinante. Gli accordi costruiti nelle ultime settimane, le alleanze trasversali e la capacità di convincere gli indecisi potrebbero fare la differenza fino all'ultimo scrutinio.
Chiunque uscirà vincitore dall'assemblea dovrà comunque affrontare un'eredità pesante. I problemi del calcio italiano non si limitano infatti ai risultati della Nazionale. Gli stadi restano obsoleti, il sistema di formazione dei giovani necessita di interventi strutturali, i bilanci di molte società continuano a mostrare fragilità e il divario con i principali campionati europei appare sempre più evidente. Per questo motivo l'elezione di oggi rappresenta molto più di una semplice alternanza ai vertici federali. È una scelta che dovrà indicare una direzione chiara a tutto il movimento. I tifosi chiedono risposte, i club chiedono riforme, gli addetti ai lavori chiedono una governance stabile e capace di programmare.
Malagò e Abete incarnano due idee differenti di calcio e di gestione federale. Da stasera soltanto uno dei due avrà il compito di trasformare le promesse in fatti concreti. E il primo dossier sulla scrivania del nuovo presidente potrebbe essere proprio quello relativo al futuro commissario tecnico della Nazionale. Perché il tempo delle campagne elettorali è ormai finito. Da domani, per il nuovo numero uno della FIGC, inizierà il lavoro più difficile: restituire credibilità, competitività e speranza al calcio italiano.