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giudiziaria

Trapani sfida il sistema della giustizia sportiva italiana e si unisce al ricorso della Juventus

Tra Serie C, Serie A e una sentenza europea attesa da mesi, la battaglia di Valerio Antonini non riguarda più soltanto due club

22 Giugno 2026, 16:11

16:20

Basket, la Shark Trapani non vuole giocare contro squadra israeliana

Valerio Antonini

Il suo punto di svolta per le squadre sportive di Trapani è fissato a Lussemburgo. Il 16 luglio, alle 10:00, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea pronuncerà la sentenza nelle cause riunite C-424/24 e C-425/24, quelle nate dal contenzioso che coinvolge gli ex dirigenti della Juventus Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene e che, per riflesso, rischiano di incidere sull’intera architettura della giustizia sportiva italiana. In quel varco si sono inseriti anche F.C. Trapani 1905 e Trapani Shark, convinti che da quella decisione possa dipendere una parte decisiva del loro futuro.

Il punto centrale è giuridico, ma le sue conseguenze sono molto concrete. Secondo quanto ribadito dalle società riconducibili a Valerio Antonini, i due club stanno depositando istanze formali di ammissione ai rispettivi campionati: Serie C per il calcio e Serie A per il basket. La linea è chiara: sostenere che, alla luce degli sviluppi tributari e dell’attesa pronuncia europea, esistano oggi presupposti nuovi per chiedere la riammissione e contestare in sede amministrativa le sanzioni sportive che hanno colpito le due realtà granata. È una strategia aggressiva, ma non improvvisata: si appoggia su atti già depositati, su procedimenti federali definiti e soprattutto su una possibile ridefinizione del perimetro dei poteri del Tar del Lazio in materia sportiva.

Il cuore della partita: cosa deciderà davvero la Corte di Giustizia UE

Le cause pendenti davanti alla Corte di Giustizia non nascono dal caso Trapani. Nascono dai ricorsi promossi da ZD e MI, indicati dalla documentazione europea come ex presidente ed ex amministratore della Juventus F.C., sanzionati nell’ambito del filone sulle plusvalenze. Il Tar del Lazio, investito della controversia, ha chiesto alla Corte di chiarire se il sistema italiano, fondato in particolare sull’articolo 2 della legge 280/2003, sia compatibile con il diritto dell’Unione laddove, esauriti i gradi della giustizia sportiva, non consente al giudice amministrativo di annullare o sospendere la sanzione sportiva, ma solo di riconoscere un eventuale risarcimento del danno. È un nodo tecnico, certo, ma di portata enorme: significa domandarsi se, in Italia, la tutela contro una sanzione sportiva illegittima sia davvero piena oppure no.

Il 18 dicembre 2025 è arrivato un passaggio che ha cambiato il tono del confronto. Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale Dean Spielmann ha ritenuto che il diritto dell’Unione osti a una normativa nazionale che non consente ai giudici di annullare sanzioni sportive illegittime. Non solo: secondo Spielmann, i giudici competenti devono poter adottare, se necessario, anche misure provvisorie per garantire l’efficacia della futura decisione. Allo stesso tempo, il parere precisa un elemento importante, spesso trascurato nel dibattito pubblico: le norme europee sulla libera circolazione e sulla concorrenza non impediscono, di per sé, sanzioni come un divieto di svolgere attività professionale nel calcio per due anni, purché fondate su criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati. Dunque il bersaglio non è l’esistenza della giustizia sportiva, ma il possibile deficit di tutela giurisdizionale effettiva nel sistema italiano.

È bene ricordarlo: le conclusioni dell’avvocato generale non vincolano la Corte. Però orientano il dibattito e, molto spesso, anticipano la traiettoria della sentenza. Per questo il 16 luglio 2026 viene osservato con tale attenzione non solo da Trapani, ma da tutto il sistema sportivo nazionale. Se la Corte dovesse confermare l’impostazione di Spielmann, il giudice amministrativo italiano potrebbe vedersi riconosciuto uno spazio molto più incisivo nel sindacare sanzioni federali e provvedimenti del CONI. Se invece la Corte scegliesse una via più prudente, l’impianto attuale uscirebbe sostanzialmente rafforzato. In entrambi i casi, non si tratterà di una sentenza qualsiasi.

Perché Trapani guarda a Lussemburgo come a una seconda finale

La connessione con le vicende granata è evidente. Nel calcio, il Trapani 1905 ha attraversato una stagione segnata da una lunga coda di provvedimenti federali. In estate la FIGC aveva confermato 8 punti di penalizzazione da scontare nella prima stagione utile a partire dalla 2025/2026. Successivamente, nel corso del 2026, sono arrivate altre sanzioni legate a violazioni amministrative: una decisione del Tribunale Federale Nazionale ha inflitto 5 punti di penalizzazione e un’ammenda di 1.500 euro; il club, in un proprio comunicato del 26 aprile 2026, ha parlato inoltre dei procedimenti denominati “Covisoc ter” e “Covisoc quater”, sostenendo che l’insieme delle penalizzazioni contestate o già inflitte raggiungesse quota 21 punti. È il contesto da cui nasce la richiesta di riaprire la partita sul piano giudiziario e sportivo.

Non meno complessa la vicenda del basket. La Trapani Shark è stata prima penalizzata: il 9 gennaio 2026 la FIP ha comunicato 2 punti di penalizzazione e due anni di inibizione per Valerio Antonini per irregolarità amministrative all’atto dell’iscrizione al campionato 2025/26. Pochi giorni dopo, il 12 gennaio 2026, il club è stato escluso dal campionato di Serie A; il 27 gennaio la Corte Sportiva di Appello ha rigettato il reclamo contro l’esclusione, l’inibizione del presidente e l’ammenda di 600.000 euro; infine, il 31 marzo 2026, il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI ha rigettato i ricorsi della società, cristallizzando sul piano sportivo la decisione di estromissione. È su questa sequenza che oggi si innesta la mossa delle istanze di ammissione.