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la polemica

Il caso Yamal e i nervi tesi: la Spagna fa quadrato contro il racconto dei cronisti

Nessun caso psicologico nel ritiro iberico. I protagonisti reagiscono con durezza alle critiche, trasformando il fastidio per le polemiche in ferocia agonistica sul campo

22 Giugno 2026, 17:47

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Il caso Yamal e i nervi tesi: la Spagna fa quadrato contro il racconto dei cronisti

A volte il risultato non basta a stemperare gli animi: diventa anzi il pretesto per farsi sentire con maggiore decisione. Così la Spagna, reduce dallo stentato 0-0 con Capo Verde e capace poi di travolgere 4-0 l’Arabia Saudita, ha trasformato la serata di Atlanta in un vero “regolamento di conti” verbale con la stampa sportiva.

Alex Baena. Il centrocampista ha sfruttato le interviste del post-partita per ribaltare la narrazione e contestare con forza l’idea di una squadra in crisi: “Siete voi che create polemiche o estrapolate le cose dal contesto”, ha attaccato in zona mista. Nel mirino soprattutto la costruzione di un “caso psicologico” seguito al pareggio d’esordio. Baena ha stigmatizzato in particolare il trattamento riservato a Lamine Yamal, accusando una parte dei media di aver diffuso immagini del giovane talento indicandone un’espressione “triste”, quando invece lo spogliatoio viveva un clima sereno e coeso. Il messaggio, netto, mirava a chiarire che il gruppo è rimasto “molto calma” e per nulla abbattuto dalle difficoltà iniziali.

Lo scudo politico di Luis de la Fuente. In questo confronto aperto, il commissario tecnico Luis de la Fuente non si è sfilato, offrendo una sorta di copertura politica ai suoi. Ha definito “logica” l’insofferenza dei giocatori, ricordando che “a nessuno piace che il proprio lavoro e le proprie capacità vengano messe in discussione”. Pur mantenendo il consueto pragmatismo e senza alimentare una contrapposizione frontale con i media, il ct ha scelto di schierarsi con la squadra, assorbendone e giustificandone la suscettibilità.

Rabbia incanalata in “violenza agonistica”. Il fastidio maturato nei giorni precedenti — il sentirsi “osservati, discussi, forse anche semplificati” — non si è tradotto in una strategia conciliante, bensì in un atteggiamento apertamente ostile verso i critici. In campo, però, quella rabbia è stata convertita in energia pura, fino a sembrare una vera “violenza agonistica”. L’Arabia Saudita è stata travolta da un avvio feroce: Lamine Yamal ha sbloccato la gara e Mikel Oyarzabal ha firmato una doppietta, partecipando a tre reti nei primi 25 minuti, impresa statistica riuscita a un solo altro calciatore nella storia dei Mondiali.

Il 4-0 è stato poi completato dall’autogol di Al Tambakti, provocato da un’iniziativa di Cucurella.

Con questo successo, la Roja si riprende con orgoglio la vetta solitaria del Gruppo H a quota 4 punti, allontanando lo spettro dell’eliminazione in vista del big match contro l’Uruguay.

Ma oltre alla tecnica e alla classifica, l’eredità di Atlanta è soprattutto simbolica: la Spagna si è mostrata viva, attenta a come viene rappresentata e stanca di microfoni e dettagli ingigantiti. La pazienza verso certi processi mediatici, per ora, appare definitivamente esaurita.