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La svolta

Non solo Serie A: perché la base del calcio italiano ha scelto Giovanni Malagò

L'analisi del voto federale: decisivo lo strappo nella Lega Pro e il "tradimento" di un terzo della LND ai danni del candidato Abete

22 Giugno 2026, 18:33

18:40

Non solo Serie A: perché la base del calcio italiano ha scelto Giovanni Malagò

Il 22 giugno 2026 segna una svolta per il calcio italiano: Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. La vittoria al Rome Cavalieri Waldorf Astoria, pur attesa, ha assunto proporzioni inattese: un 68,58% che ridisegna la geografia del potere federale e supera di slancio la soglia del 61% che lo stesso Malagò aveva indicato come misura di un’affermazione politica robusta.

La base di partenza dell’ex presidente del CONI era solida e riconoscibile: Lega Serie A (18%), Lega Serie B (6%), Associazione Italiana Calciatori (20%) e Associazione Italiana Allenatori (10%). Un blocco che, sulla carta, valeva il 54% e che, con alcuni aggiustamenti legati alla posizione della Lazio e al Comitato regionale Lombardia, poteva attestarsi intorno al 56,8%.

Il vero colpo di mano si è però consumato nel campo teoricamente avverso. Lo scarto tra quel 56,8% e il 68,58% finale è maturato grazie a un’incursione nelle roccaforti di Giancarlo Abete: la Lega Pro e, soprattutto, la Lega Nazionale Dilettanti. Come riconosciuto dallo stesso Malagò, circa un terzo dei Dilettanti, che da soli pesano per il 34% dell’assemblea, ha scelto di sostenerlo, contravvenendo alle indicazioni di schieramento. Anche la Lega Pro guidata da Matteo Marani (12%) non si è compattata su Abete, contribuendo ad accrescere il bottino del vincitore.

L’elezione è maturata in una fase di marcata instabilità istituzionale, innescata dalle dimissioni di Gabriele Gravina il 2 aprile 2026. In questo vuoto, la figura di Malagò è apparsa come un approdo affidabile: un dirigente di altissimo profilo, dotato di relazioni istituzionali robuste e di credibilità esterna.

Determinante anche il programma presentato il 14 maggio 2026, capace di intercettare le esigenze delle diverse componenti del movimento. Non un cambio traumatico, ma una “federazione che ricompone il sistema”, con priorità nette: politica nazionale sugli stadi, sostenibilità economica, tutela dei giovani talenti e contrasto alla pirateria. Un approccio pragmatico e moderato, che ha convinto tanto i grandi club quanto le realtà di base e i campionati intermedi.

A completare il quadro è intervenuta la rimozione di ogni ombra giuridica. Il parere favorevole dell’ANAC sul rischio di pantouflage, giunto il 18 giugno, ha blindato la candidatura di Malagò, spingendo verso di lui anche i delegati più prudenti o indecisi. Una rassicurazione decisiva, che ha trasformato un concorrente già forte nella scelta più logica per l’intero sistema calcistico.

Ora la sfida passa dall’urna al governo: attuare quel programma e tenere insieme, con equilibrio, professionismo e dilettantismo.