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SERIE C

Grella: «Vi spiego come nascerà il nuovo Catania»

Intervista al vice presidente del club rossazzurro: «Sono qui per continuare a inseguire un sogno. Allenatore, giocatori, abbonamenti: pronte tante novità per rilanciare il progetto ed essere ancora più forti»

22 Giugno 2026, 22:37

22:40

Il vice presidente del Catania Vincenzo Grella

Voglia di cambiamento. Desiderio di vedere un Catania diverso, che possa finalmente ridare quel sorriso, che manca da troppo tempo, ai suoi tifosi. Per farlo occorre modificare la mentalità. Operare, anche a costo di essere nuovamente al centro di dure critiche, e modificare il modo di programmare e lavorare. Vincenzo Grella, ad e vice presidente rossazzurro, è il primo ad essere consapevole dei passi falsi compiuti in questi primi quattro anni di gestione Pelligra. Forse, il condizionale è sempre d’obbligo, seguendo altre strade i risultati sarebbero stati diversi.

«Purtroppo nello sport non si può avere la certezza del successo. Sbagliare fa parte di un percorso di crescita che ogni società vive. Non mi sono mai tirato indietro dalle mie responsabilità. Se si sono commessi errori, spesso lo si è fatto per cercare di arrivare il prima possibile al nostro obiettivo».

Il fatto che, al 23 giugno, il Catania non abbia ancora un allenatore nasce dalla volontà di non commettere altri errori?

«Stiamo lavorando per trovare la soluzione giusta e stiamo facendo tutto ciò che serve per essere sicuri della scelta. Non vogliamo decidere in maniera frettolosa soltanto per annunciare un allenatore. Capisco la frustrazione dei tifosi, ma mi fido del buonsenso dei catanesi».

Tra i nomi in lizza ci sono Emilio Longo e Giorgio Gorgone. Rispondono all’identikit che state cercando?

«Voglio un Catania agile e Longo è un ottimo profilo. Lo seguo dal nostro primo anno in Serie C e apprezzo molto il suo lavoro e le sue idee di calcio. È un tecnico che sposa bene l’identikit che stiamo cercando. Anche Gorgone è uno dei nomi che stiamo valutando: è un altro tecnico preparato».

Vi siete dati una scadenza entro la quale scegliere il nuovo allenatore?

«Le decisioni si prendono in due e non tutto dipende soltanto dalla società. Noi vogliamo trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile. Avevamo in mente un certo tipo di tecnico, ma purtroppo non si sono create le condizioni per chiudere. Continuiamo a lavorare, sapendo che subito dopo dovremo concentrarci anche sugli altri aspetti della programmazione».

Quando parla di altri aspetti si riferisce soprattutto alla costruzione della rosa?

«Certamente, ma non soltanto a quella. Il club è in evoluzione e ci saranno dei cambiamenti. La famiglia Pelligra ha compiuto un investimento enorme per acquisire Torre del Grifo. Tutto questo avviene in un campionato come la Serie C, nel quale le perdite economiche sono consistenti».

Quale sarà la filosofia del Catania nel prossimo mercato?

«Cercheremo profili più giovani. Tra questi c’è Leonardi, che dovrebbe rimanere con noi. Spetterà però anche a lui presentarsi in ritiro nelle migliori condizioni, farsi trovare pronto e dimostrare ogni giorno che quella maglia rappresenta per lui una seconda pelle. Il talento deve essere accompagnato dal lavoro e dalla continuità».

I tifosi possono aspettarsi una riduzione dei prezzi degli abbonamenti?

«Stiamo discutendo di tutto, compresi i prezzi degli abbonamenti e dei biglietti. Non possiamo ancora indicare cifre precise, perché il consiglio d’amministrazione deve valutare ogni elemento e fornire gli indirizzi da seguire. Sappiamo quanto sia importante il sostegno del pubblico».

Capitolo Primavera: Michele Biagianti sarà confermato?

«Anche questa situazione è in fase di valutazione. Nel calcio ci sono percorsi che proseguono e altri che possono arrivare alla loro conclusione. L’obiettivo deve essere sempre quello di far crescere il club. Su Biagianti, al momento, non posso dare una risposta definitiva, ma stiamo lavorando sull’intero settore giovanile».

Dopo l’eliminazione con l’Ascoli ha mai avvertito che la sua posizione fosse in discussione?

«Ho continuato a lavorare fin dal giorno successivo alla sconfitta con l’Ascoli. In quel momento ero in attesa di comprendere quale sarebbe stato il mio futuro nel club, ma da allora ho lavorato ogni giorno con il consiglio d’amministrazione. Continuerò a impegnarmi quotidianamente per il bene della società».

A Catania è spesso destinatario di critiche anche molto dure. Come le vive?

«Non ho mai cercato un consenso facile o di facciata. Chi mi conosce davvero può apprezzarmi oppure no, ma io continuo a dormire serenamente perché so quanto lavoro metto in quello che faccio. Sono venuto a Catania per inseguire un sogno: contribuire alla rinascita di un club fallito, con una storia importante in Serie A. Abbiamo raccolto la società dalle macerie, restituendole rispetto e reputazione. Questo mi rende orgoglioso, pur sapendo che il percorso non è ancora terminato».

Una battuta sul Mondiale: che cosa si aspetta dalla sua Australia?

«L’Australia, dal punto di vista calcistico, è una realtà difficilmente paragonabile all’Italia. Eppure non ha saltato un Mondiale da quando giocavo io. Non disponiamo delle stesse risorse, soprattutto nel settore giovanile e nelle infrastrutture, e bisogna qualificarsi attraverso il girone asiatico, che non è affatto semplice. Io naturalmente tifo per la mia Australia. Sono anche amico del commissario tecnico, che è il padre di Gabriel Popovic».