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COLORE

La «VikingRow» conquista tutti: dai tifosi norvegesi alla nazionale, il rito che fa tremare gli stadi

Una curva, una strada, una scala mobile o una tribuna dove i sostenitori si dispongono in file serrate, si piegano in avanti e all’indietro all’unisono, come se stessero spingendo i remi di un antico drakkar attraverso le acque del Mare del Nord

23 Giugno 2026, 12:06

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La «VikingRow» conquista i Mondiali: dai tifosi norvegesi alla nazionale, il rito che fa tremare gli stadi

C’è un’immagine che più di altre sta accompagnando il cammino della Norvegia ai Mondiali: migliaia di tifosi che, compatti sugli spalti, simulano il movimento dei rematori di una nave vichinga, scandendo cori sempre più forti e coinvolgenti. È la cosiddetta «vogata vichinga», un rituale spettacolare che negli ultimi anni è diventato uno dei simboli più riconoscibili del tifo norvegese e che, durante questa edizione del torneo, ha finito per contagiare anche i protagonisti in campo.

La scena è ormai familiare. I sostenitori si dispongono in file serrate, si piegano in avanti e all’indietro all’unisono, come se stessero spingendo i remi di un antico drakkar attraverso le acque del Mare del Nord. Il movimento è accompagnato da un coro ritmato che cresce progressivamente d’intensità fino a trasformarsi in una vera e propria esplosione di entusiasmo. Un richiamo diretto all’immaginario vichingo che da secoli accompagna la storia e l’identità della Norvegia.

L’effetto visivo è impressionante. Migliaia di persone si muovono come un unico corpo, creando una coreografia spontanea capace di catturare l’attenzione di spettatori, telecamere e avversari. In un calcio sempre più dominato da immagini virali e contenuti condivisi sui social network, la «vogata vichinga» è diventata rapidamente uno dei fenomeni più fotografati e commentati del Mondiale.

Le sue origini affondano nel mondo delle tifoserie scandinave. Negli ultimi anni cori e movimenti ispirati alla tradizione nordica hanno trovato spazio negli stadi di Norvegia, Islanda e Danimarca, ma i tifosi norvegesi hanno saputo trasformare questa esibizione in un vero marchio di fabbrica. Il gesto richiama la forza collettiva necessaria per far avanzare una nave vichinga: nessun rematore può procedere da solo, tutti devono seguire lo stesso ritmo. Un messaggio che si adatta perfettamente allo spirito di squadra e al senso di appartenenza che caratterizzano il tifo sportivo.

La particolarità di questa edizione dei Mondiali è che la «vogata» non è rimasta confinata sugli spalti. Dopo le vittorie della nazionale, anche i giocatori hanno iniziato a riproporla sul terreno di gioco insieme ai propri sostenitori. Al termine delle partite, la squadra si è raccolta sotto il settore occupato dai tifosi e ha partecipato al rito, piegandosi all’unisono e scandendo i cori con il pubblico.

Un momento che ha rafforzato ulteriormente il legame tra squadra e tifoseria. Non più semplici spettatori e atleti, ma una comunità che celebra insieme i successi e condivide la stessa identità. Le immagini dei calciatori che guidano la «vogata vichinga» davanti a migliaia di connazionali hanno fatto il giro del mondo, diventando uno dei simboli più suggestivi del torneo.

In un Mondiale ricco di stelle e di spettacolo, la Norvegia è riuscita a distinguersi anche grazie alla forza delle proprie tradizioni. La«vogata vichinga» rappresenta molto più di una semplice esultanza: è un racconto collettivo che unisce passato e presente, storia e sport, trasformando ogni partita in una celebrazione dell’orgoglio nazionale. E mentre il cammino della squadra continua, dagli spalti continua a levarsi quel movimento sincronizzato che sembra arrivare direttamente dall’epoca dei grandi navigatori del Nord.