PRESENTAZIONE
Ronaldinho e Ravenna, insieme per un sogno. Ieri al «Cipriani Miami» la presentazione del brasiliano
La nostra intervista al proprietario del club giallorosso, che milita in Lega Pro, nella quale racconta tutti i retroscena del ritorno in Italia del Gaúcho. « Non prenderà parte al ritiro della squadra, ma parteciperà alla presentazione in programma il 21 agosto. Il suo marchio tecnico, R10, in stile Michael Jordan verrà lanciato dalla nostra società che sarà la prima a vestire questo brand»
Ci sono storie che nascono da una strategia. E poi ci sono storie che nascono da un sogno. Quella di Ignazio Cipriani e del Ravenna FC appartiene alla seconda categoria. Perché dietro l’operazione che ha portato Ronaldinho, presentato ieri al «Cipriani Miami», a legare il proprio nome al club giallorosso non c’è soltanto una scelta di marketing o un colpo destinato a far parlare il mondo del calcio. C’è soprattutto il desiderio di restituire a Ravenna una dimensione internazionale, riportandola al centro dell’attenzione sportiva e culturale. La città dei mosaici colorati, infatti, è da sempre la sua casa. Nonostante da 24 anni viva negli Stati Uniti, il richiamo della città romagnola è rimasto più forte di qualsiasi distanza. Ed è proprio da questo sentimento che nasce il suo progetto. Un Ravenna ambizioso, moderno, capace di parlare al mondo senza dimenticare le proprie radici. Un club che vuole crescere sul campo, ma anche diventare simbolo di una città ricca di storia, arte e identità.
L’arrivo del fenomeno brasiliano rappresenta la sintesi perfetta di questa visione. Per Cipriani, infatti, non si tratta soltanto di aggiungere un nome leggendario al progetto giallorosso. È qualcosa di più personale. «Penso che sia il giocatore che ha fatto innamorare tutta la mia generazione al gioco del calcio. Spero che faccia innamorare anche i ragazzi di Ravenna e che li porti a tifare per la squadra della loro città. Quando sono in giro per il centro cittadino e parlo con loro chiedendo per quale team tifano, quasi tutti rispondono Milan, Inter e Juventus. Il mio sogno è che rispondessero Ravenna. Se devo essere sincero, anche mio figlio non risponde Ravenna (sorride, ndr). Quindi mi auguro che con l’arrivo del Gaúcho qualcosa cambi».
Quando il presidente del Ravenna parla del brasiliano, nelle sue parole si percepisce ancora l’emozione del ragazzo che ammirava le sue magie in televisione. Il campione che ha fatto innamorare milioni di tifosi con il sorriso e la fantasia. L’inseguimento è iniziato molto tempo fa. Già nel 2025, a Parigi, Cipriani aveva consegnato a Ronaldinho la maglia numero 10 del Ravenna, un gesto che allora sembrò una semplice fotografia ricordo e che oggi appare come il primo capitolo di una storia diventata realtà.
Come è nata l’idea Ronaldinho?
«Sono molto amico di suo fratello Roberto col quale abbiamo iniziato dei business. Tra questi il suo ingresso nella società giallorossa. Ronaldinho ha espresso il desiderio di poter realizzare il suo ultimo gol da professionista con la maglia del Ravenna. Richiesta che non abbiamo avuto difficoltà ad assecondare».
Ieri sera ha organizzato un grande evento per presentare ufficialmente il giocatore: una cena Vip riservata a 70 ospiti, seguita da un after-party con 250 invitati.
«Non sono abituato alle luci della ribalta. Non amo molto le telecamere e i paparazzi. Sono una persona molto riservata, quindi pensavo di bloccarmi. Come temevo che potesse farlo anche Ronaldinho, visto che non parla perfettamente inglese. Temevo una catastrofe (sorride, ndr) e invece è andato tutto benissimo, una splendida serata. Una di quelle da ricordare».
Portare Ronaldinho nel progetto Ravenna significa accendere i riflettori internazionali sulla città e sul club. Significa far sognare una tifoseria che vuole tornare protagonista. Significa dimostrare che anche una realtà di provincia può pensare in grande e parlare la lingua del calcio globale. «Ravenna non deve accontentarsi di essere una semplice tappa del calcio italiano. Può diventare una destinazione, un punto di riferimento, un luogo capace di attrarre campioni, investimenti e attenzione mediatica».
Molti imprenditori vedono il calcio come una passione. Per lei è anche un progetto industriale?
«Il mio obiettivo è portare il Ravenna in serie A. Siamo soci con un fondo che si chiama “Black Duck” il cui core business è nell’intelligenza artificiale. Con loro stiamo cercando di percorrere una strada che si ispira ai modelli del Brighton e del Bradford, dove l’IA viene utilizzata per gestire la parte sportiva assieme, ovviamente, all’occhio umano. È un progetto innovativo. Ci vorrà un po’ di tempo, ma penso che funzionerà. Sono fortunato ad avere il brand “Cipriani” al mio fianco. Questo mi ha aiutato e permesso ad aprire tanti canali, con molte persone e quindi questo ha facilitato molto il nostro progetto di far crescere il nome del Ravenna nel mondo».
Un progetto ambizioso e di ampio respiro. In cantiere c’è anche la crescita strutturale del club?
«Abbiamo pensato, logicamente, anche a questo. Con le infrastrutture siamo ancora all’anno zero. Quest’anno abbiamo investito nel centro sportivo che sarà pronto l’anno prossimo. Inoltre abbiamo investito insieme al Comune per il rifacimento della tribuna distinti che non era agibile lo scorso campionato. Lo sarà dal prossimo, anzi, lo sarà dal gennaio 2027. L’idea è che con la crescita della squadra ci sarà quella di costruire uno stadio polifunzionale con dentro ristoranti, negozi e un albergo. Un modello più anglosassone, perché il modo per far funzionare lo stadio sette giorni su sette è creare un polo che attragga la gente tutta la settimana e non solo una volta ogni due come, purtroppo, accade adesso soprattutto in serie C».
A proposito di serie C, qualcuno aveva ipotizzato una finale promozione dei playoff tra Catania e Ravenna. Non è stato così. Deluso, arrabbiato, oppure avevate messo in conto un possibile ritardo di un anno nella scalata alla serie A?
«Penso che nella passata stagione si sia fatto bene. Ovviamente, eravamo arrivati a un punto in cui c’era l’ambizione, la speranza di poter fare il salto di categoria già quest’anno. Ma non ci demoralizziamo. Continueremo a lavorare, a crescere e l’anno prossimo proveremo di nuovo a centrare la promozione in serie B».
E così il sorriso di Ronaldinho diventa il simbolo di una nuova era. Un’era costruita sull’ambizione, sull’orgoglio di appartenenza e sulla convinzione che i sogni, quando incontrano coraggio e visione, possano davvero trasformarsi in realtà. Per Ignazio Cipriani, tutto questo ha un significato speciale. Perché ogni grande progetto ha bisogno di una casa da cui partire. E per lui quella casa continua a chiamarsi Ravenna.