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CURIOSITÀ

Tattica, superstizione e il «Diavolo del mercoledì», il santone che con i suoi esorcismi ha impedito a Kane di segnare

La «maledizione» all'Inghilterra del ghanese Nana Kwaku Bonsam è solo l'ultima di una lunga serie che si sono verificate durante i Mondiali, tra infortuni, guarigioni miracolose e clamorosi flop

24 Giugno 2026, 17:32

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Tattica, superstizione e il «Diavolo del mercoledì»,  il santone che con i suoi esorcismi ha impedito a Kane di segnare

Ai Mondiali di calcio, accanto a commissari tecnici, preparatori atletici e psicologi, sembra esserci da sempre una figura ufficiosa ma ricorrente: lo stregone. Tra riti voodoo, amuleti e pratiche sciamaniche, la storia della Coppa del Mondo è costellata di episodi che intrecciano sport, superstizione e tradizioni popolari, soprattutto nelle nazionali africane.

Uno dei personaggi più celebri è Nana Kwaku Bonsam, stregone ghanese noto come «Il Diavolo del mercoledì». Divenuto famoso per aver rivendicato presunti influssi negativi su campioni come Harry Kane e Cristiano Ronaldo, Bonsam sostiene di utilizzare rituali e spiriti per condizionare le prestazioni degli avversari. Nel 2014 dichiarò addirittura di aver lavorato per mesi sull’infortunio di Ronaldo, senza però impedirgli di segnare contro il Ghana.

Le credenze magiche hanno accompagnato numerose edizioni del torneo. Nel 2022 il Senegal sperò di recuperare l’infortunato Sadio Mané affidandosi anche agli stregoni, ma il fuoriclasse fu costretto a rinunciare alla competizione. In Sudafrica, nel 2010, un gruppo di «Sangomas», le tradizionali guaritrici locali, accolse il Mondiale con canti e rituali ispirati agli spiriti ancestrali della cultura Nguni.

Anche il Togo, ai Mondiali del 2006, si affidò a uno stregone per benedire la squadra dopo una clamorosa protesta dei giocatori, senza però evitare l’eliminazione. La Nigeria del 1998 portò con sé un massaggiatore ritenuto dotato di poteri taumaturgici, mentre il Camerun ha spesso legato le proprie imprese a figure misteriose. Celebre il caso del Mondiale 1990, quando la vittoria sull’Argentina campione del mondo venne attribuita da alcuni giocatori anche all’intervento di uno stregone ingaggiato ufficialmente come dietologo.

Il Camerun del 1982, oltre a rituali tradizionali, si affidò però anche a strumenti moderni come psicologi e nutrizionisti. Nello stesso ambiente maturò la fama del portiere Thomas N’Kono, che anni dopo sarebbe stato arrestato per aver collocato un bambolotto vicino alla porta avversaria durante la Coppa d’Africa.

Tra gli episodi più controversi resta quello di Haiti nel 1974, quando Ernst-Jean Joseph divenne il primo calciatore positivo all’antidoping nella storia dei Mondiali. Secondo alcune voci, la sostanza proibita gli sarebbe stata somministrata da uno stregone vicino al regime del dittatore «Baby Doc».

Tra folklore, fede e suggestione, gli stregoni continuano così a occupare un posto singolare nell’immaginario dei Mondiali: figure sospese tra leggenda e realtà, protagoniste di racconti che arricchiscono il fascino della più grande competizione calcistica del pianeta.