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Chi è Nate Ament, il prospetto Nba che fa sognare l'Italbasket
Scelto alla 13, l'ex stella di Tennessee porta con sé un bagaglio tecnico da ala moderna e una storia familiare che passa per Pisa e dal Ruanda
Quando il commissario ha pronunciato il nome di Nate Ament alla chiamata numero 13 del Draft NBA 2026, i Milwaukee Bucks non hanno semplicemente aggiunto un tassello al roster: hanno abbracciato una vicenda umana e familiare fuori dall’ordinario. Scelto formalmente da Miami e giunto nel Wisconsin nell’ambito dell’operazione legata alla cessione di Giannis Antetokounmpo, il giovane rappresenta una vera scommessa per la ricostruzione di una franchigia in cerca di un nuovo orizzonte.
Ma chi è davvero questo talento capace di intrecciare i destini di Virginia, Ruanda e Italia? Nato il 10 dicembre 2006 a Woodbridge, in Virginia, Ament incarna l’archetipo dell’ala contemporanea. Con i suoi 2,08 metri d’altezza, sfugge alle etichette tradizionali: non è soltanto un lungo con tiro da fuori, ma un autentico forward creator. Possiede coordinazione rara, crea dal palleggio, può iniziare l’azione e colpire le difese in campo aperto, imponendosi per versatilità e letture.
L’impatto al college, con la maglia di Tennessee, è stato immediato e travolgente. Nella sua unica stagione da freshman ha disputato 35 gare da titolare, chiudendo con 16,7 punti, 6,3 rimbalzi e 2,3 assist di media. Le cifre fotografano un giocatore duro, capace di assorbire i contatti: ha riscritto i record d’ateneo per tiri liberi realizzati in una stagione (196 su 248) e per punti totali (584).
Riconoscimenti e consacrazioni non sono mancati: inserimento nella All-SEC Second Team, oro con Team USA alla FIBA U18 AmeriCup 2024 e candidatura fra i finalisti del Julius Erving Award.
Ridurre il racconto alle sole statistiche, però, vorrebbe dire tralasciare metà della sua parabola. Le radici di Nate affondano nella storia di resilienza della madre, Godelive Mukankuranga. Originaria del Ruanda e di etnia tutsi, vide preclusa in patria la possibilità di studiare a causa delle discriminazioni. Un programma dell’UNICEF le offrì un’opportunità decisiva: proseguire gli studi a Pisa. Fu una svolta che le salvò la vita. Mentre si trovava in Toscana, nel 1994 il Ruanda veniva travolto dal genocidio, in cui gran parte della sua famiglia fu sterminata. Rimasta sola, venne accolta dalla famiglia pisana che l’aveva ospitata – Marco Tangheroni e Patrizia Paoletti – ottenendo la cittadinanza italiana. Anni dopo, tornata in Africa come infermiera, conobbe Albert Ament, ex giocatore di college: insieme avrebbero costruito la famiglia in cui è cresciuto Nate.
Questa straordinaria origine conferisce al prospetto la cittadinanza italiana per linea materna. Il suo nome circola con grande interesse anche negli ambienti cestistici del nostro Paese, mentre lui stesso mantiene un forte legame con le radici ruandesi e l’intenzione dichiarata di utilizzare la propria piattaforma sportiva per “restituire qualcosa” al Paese africano.
Ora lo attende la NBA. A Milwaukee gli servirà tempo per irrobustire il fisico e stabilizzare la meccanica del tiro da tre, ma il profilo resta quello di un talento grezzo dal potenziale altissimo: tra due o tre anni potrebbe valere ben più della tredicesima chiamata. La sua è una vicenda di pura resilienza, pronta a scrivere un nuovo capitolo sul palcoscenico più prestigioso del mondo.