CURIOSITÀ
Esmeraldas, la piccola provincia che da tre decenni sforna quasi la metà dei calciatori più importanti dell'Ecuador
In questo piccolo territorio sono nati William Pacho che ha vinto la Champions League con il París Saint Germain e Piero Hincapié, dominatore della Premier League con l'Arsenal
Se fosse ancora vivo, chissà se Gabriel Garcia Marquez ci avrebbe mai regalato un suo racconto sulla vittoria per 2-1 dell'Ecuador sulla Germania. Sì, perché nell'impresa dei sudamericani contro la corazzata tedesca ai Mondiali c'è qualcosa che solo il "realismo magico" del premio Nobel colombiano della letteratura avrebbe potuto immaginare e creare. Parte tutto da un nome che ha un suono evocativo: Esmeraldas. É la piccola e amena provincia dell'Ecuador, non lontana dal confine con la Colombia di Gabo e che ha dato i natali a ben 10 dei 26 giocatori della Nazionale. Nulla di straordinario se non fosse che ad Esmeraldas vive soltanto il 3% della popolazione. Ma da almeno tre decenni sforna quasi la metà dei calciatori più importanti dell'Ecuador. Ed è qui che, come può accadere solo in Sudamerica, la freddezza dei ragionamenti si sposa con storie e leggende.
Racconti locali, infatti, narrano che verso metà del XVI secolo una nave adibita a trasportare schiavi africani verso Panama sia stata spinta da una tempesta sulle coste di Esmeraldas. Un naufragio che ebbe, però, un epilogo particolare. Molti sopravvissuti, secondo il passaparola di secoli, si rifugiarono nella foresta, dove si stabilirono e crearono delle comunità autonome con le popolazioni locali, lontano dai dominatori spagnoli. E così questi uomini, liberi, sarebbero rimasti isolati per secoli. Leggenda o meno, è certo che in campo i giocatori dell'Ecuador rispondono ad un prototipo di atleta ben definito: alto, muscoloso, atletico, veloce, agile e, soprattutto, di pelle nera. Portati, quindi, per eccellere nello sport. Da Esmeraldas proviene quasi la metà di tutti i calciatori che giocano nel campionato nazionale. Non c'è soltanto passione tra i ragazzi del posto ma convivono anche il desiderio ed il tentativo di emergere per lasciare una delle zone con l'indice di sviluppo umano più basso del paese.
La vittoria contro la Germania è stata un momento di rivalsa sociale di una comunità più ampia, l'epilogo di una favola a lieto fine. A distanza di secoli, ai Mondiali, in un certo senso si è celebrato il riscatto dei pronipoti di quegli uomini sfuggiti alla schiavitù: i loro discendenti sono diventati idoli della loro nazione. A Gabriel Garcia sicuramente sarebbe piaciuto assistere e forse raccontarlo a modo suo: amava il calcio ed era un tifoso innamorato di storie e personaggi come Maradona e Higuita. "Diego - scrisse una volta - è uno dei pochi che ha saputo dare un senso poetico al calcio".