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Calcio

Addio a Ciro Femiano, simbolo di un calcio romantico e visionario

Fu ex diesse dell’Acireale e del Giarre. Il ricordo dei suoi ex calciatori e del presidente granata Nino Blanco con cui lavorò a metà degli Anni Novanta

05 Luglio 2026, 20:11

Addio a Ciro Femiano, simbolo di un calcio romantico e visionario

Ciro Femiano, simbolo del calcio ad Acireale

Le massime legate a un calcio romantico che oggi sembra distante anni luce le lanciava in un dialetto che era un misto tra napoletano e acese. Battute per alleggerire le tensioni legate al mercato, alle vigilie delle gare, ai risultati che Ciro Femiano dispensava con signorilità e con uno stile tutto suo. Difficile non volergli bene. Perché poi sapeva trattare con i grandi del calcio – aveva un rapporto speciale con Moggi, Braida, Perinetti – e parlava con l’ultimo dei tifosi con rispetto.

Se n’è andato dopo giorni di sofferenze, Femiano. Calciatore dell’Acireale storico (recentemente aveva ricevuto in dono allo stadio la sua adorata 11 granata), dirigente visionario e competente con lo stesso Acireale e con il Giarre dei tempi d’oro. Avrebbe compiuto 76 anni tra qualche giorno preparando una festa con la moglie Marinella, conosciuta nella città delle cento campane dove abitava, con i figli Simona, Alfredo e Fabio che avevano ereditato la passione per il calcio tanto da accogliere i ragazzini alle prime armi nel club Stella Nascente a Santa Maria la Stella.

Da calciatore ha segnato caterve di gol sui campi in terra battuta. Da dirigente ha portato ad Acireale e a Giarre calciatori di talento che poi sono andati a vivere le emozioni in Serie A e in B. Basti citare Orlandoni e Romairone (comprati dal club granata durante la gestione del presidente Nino Blanco), Colonnese, Dal Moro, Scalabrelli, Mancuso nel magico Giarre che primeggiava in C1.

Tutto il mondo del calcio italiano ieri ha ricordato Femiano. Il direttore Perinetti lo aveva voluto con sé a Napoli, a Siena, a Venezia: «Siamo diventati amici di famiglia, riusciva a portare a termine colpi di mercato che sembravano impossibili. Sapeva essere convincente e alleggeriva anche le tensioni all’interno dello spogliatoio perché alla fine il suo animo buono prevaleva».

Nino Blanco, che fu amatissimo presidente dell’Acireale dal 1996 al 1998, prima dell’arrivo di Antonino Pulvirenti, non nasconde la commozione: «Abbiamo lavorato tanto, proprio il portiere Orlandoni lo portammo in granata e sembrava un affare “chiuso”. Ricordo il viaggio a Napoli per incontrare Moggi che – grazie all’amicizia con Ciro – ci aprì le porte di casa per parlare di mercato portando a termine un paio di trasferimenti utili alla causa granata. E lo stesso Moggi poi fece un salto ad Acireale per visionare alcuni nostri talenti. Uomo d’altri tempi, grande competenza, Ciro mancherà a tutti quanti noi». Da Acireale i messaggi della curva Sud Polimeni, dei tifosi storici, di ex calciatori che lo hanno avuto come direttore e come amico.

Femiano a Giarre lavorò per anni al fianco del patron Musumeci. Clamorosa fu, tra le tante, l’operazione con il difensore Colonnese, prelevato dal Potenza, rivenduto a suon di quattrini alla Cremonese e poi valorizzato dall’Inter di Ronaldo e dalla Nazionale Under 21 con cui ha vinto l’Europeo da titolare. Da Montecatini, ieri, proprio Francesco Colonnese ha ricordato il suo direttore: «Convinse il Potenza con il suo modo di fare signorile e al tempo stesso da guascone. Disse che mi avrebbe portato in Serie A. Alla fine mantenne la parola. Devo essergli grato, e spesso glielo dicevo, per avermi portato a Giarre in un ambiente famigliare ma altamente competitivo».

C’era il Femiano direttore, c’era il Ciro amico. Uno spasso quando raccontava le peripezie per convincere i calciatori ad accettare i trasferimenti ad Acireale o a Giarre. A Ventura, che poi è stato anche ct della nazionale, disse che a Giarre c’era uno stadio con l’erba. Quando il tecnico, dopo la firma, visitò l’impianto e si accorse del contrario, assicurò che i lavori erano in corso… Femiano, l’uomo della pace. Organizzava a Natale e alla fine della stagione agonistica partite tra calciatori, tecnici, dirigenti e giornalisti del Giarre e dell’Acireale proprio nelle annate in cui i due club lottavano per le prime posizioni. E miracolosamente ogni gara finiva in parità perché nessuno litigasse. Solo lui riuscì in quell’impresa tra una corsa in attacco e un gol segnato agli avversari con cui si scusava, persino.

E tra una telefonata che cominciava sempre allo stesso modo, «Grande amico mio», un cenno di assenso cercato («è vero sì o no») e sempre ottenuto e un abbraccio che poneva fine a ore e ore di aneddoti sul suo calcio, ti regalava momenti di inestimabile felicità.

I funerali si terranno domani alle 10 in Cattedrale, nella sua Acireale. Un abbraccio alla signora Marinella e agli splendidi ragazzi Alfredo, Fabio e Simona.