paese sotto choc
Ancelotti confermato dopo il ko: fiducia della Federcalcio nonostante le critiche
Rabbia e rassegnazione in patria: 28 anni senza Coppa del mondo e un nuovo fallimento contro una rivale meno quotata
Rabbia, delusione e un profondo senso di rassegnazione. Il Brasile si risveglia bruscamente dal sogno mondiale, eliminato agli ottavi di finale da una solida Norvegia. Per la Seleção si tratta del sesto torneo iridato consecutivo senza titolo: un digiuno che dura ormai da 28 anni e che trasforma la caccia alla "Hexa" (la sesta stella) in una vera e propria maledizione. Più che una semplice sconfitta, il ko contro i norvegesi certifica una crisi strutturale e la cronica incapacità di gestire la pressione nei momenti dentro o fuori.
Le lacrime di Neymar e la fine di un'era
Il simbolo del fallimento sono le lacrime a fine partita di Neymar Jr. Il suo è un addio amaro e definitivo:
«Ci ho provato, ora è finita».
Poche parole che sanciscono la fine della sua parabola in nazionale e il capolinea di una generazione d'oro che ha solo accarezzato il successo, senza mai agguantarlo. Il copione si ripete identico dopo le delusioni del 2018 contro il Belgio e del 2022 contro la Croazia.
Haaland fa festa, il Brasile si interroga
A godersi il trionfo è la Norvegia di Erling Haaland. I nordeuropei, pur senza una tradizione nobilissima nei Mondiali, hanno punito i difetti storici dei brasiliani: un possesso palla sterile, un'evidente fragilità difensiva nei momenti chiave e la totale incapacità di chiudere il match.
Ancelotti sul banco degli imputati
Il principale bersaglio della critica è il commissario tecnico Carlo Ancelotti. Nonostante la Federazione abbia confermato la fiducia nel mister blindandolo fino al 2030, l'opinione pubblica non fa sconti. Sotto accusa c'è un atteggiamento tattico giudicato troppo prudente e lontano dal DNA offensivo del calcio bailado.
Nel mirino della stampa sono finite due scelte forti:
La staffetta: L'impiego di un Neymar a mezzo servizio al posto del più fresco Rayan.
Il posizionamento: Lo spostamento di Endrick sulla fascia destra, una mossa che ha scoperto il fianco del Brasile. Proprio da quella corsia, infatti, sono nati i due gol della Norvegia.
Il giallo del rigore: Guimarães o Vinícius?
A infiammare il post-partita è anche la gestione dei tiri dal dischetto. Ancelotti ha preferito affidare un rigore decisivo a Bruno Guimarães anziché a Vinícius Jr, scatenando il caos tra tifosi e moviolisti. Il tecnico si è difeso parlando di "scelta statistica", ma i detrattori gli contestano lo scarso feeling di Guimarães con i penalty rispetto alla personalità (seppur altalenante dagli undici metri) della stella del Real Madrid.
Una crisi di identità
Il Brasile si ritrova oggi davanti allo specchio, sospeso tra un passato glorioso e un presente che richiede un calcio più moderno e cinico. La distanza tra la storia e la realtà non è mai stata così marcata: la crisi della Seleção non è più un episodio sfortunato, ma un problema sistemico.