il personaggio
Vincenzo Scifo, in vacanza... a casa: «Questo Belgio può anche vincere il Mondiale. Che peccato per l’Italia»
L'ex fuoriclasse dei Diavoli Rossi allo stage dei ragazzi dell’Empedoclina: «Per fare carriera nel calcio dovete fare sacrifici come li ho fatti io»
Nel breve soggiorno nella sua terra non ha saputo resistere al richiamo del calcio, quello giovanile ed ha partecipato allo stage dell'Empedoclina, neo promossa in Promozione. D'altronde, lui, Vincenzo Scifo, ha festeggiato i 60 anni da poco, attualmente ricopre il ruolo di Responsabile dello Sviluppo Talenti nel club della sua città natale, la Raal La Louvière.
Scifo, bentornato... a casa.
«Amo stare con i giovani, dare loro i giusti consigli perché anch'io ho cominciato con questi stage. Molto speranzoso ascoltavo i consigli dei vecchi calciatori e li metabolizzavo subito. Se non avessi ascoltato quei consigli, non sarei diventato il campione che sono stato».
Cosa ha detto ai ragazzi?
«Semplice... Se volete fare carriera in questo sport, dovete compiere tanti sacrifici. Non è detto che riuscirete, ma almeno non avrete di che pentirvi in futuro. In tutti gli sport senza disciplina, applicazione e tanta buona volontà, non si arriva da nessuna parte».
Parliamo di Mondiale. Il suo Belgio sta facendo strada...
«Sono convinto che il Belgio possa anche vincerlo questo Mondiale. Finora, anche quando ho partecipato io, il Belgio ha disputato delle grandi partite, ma è mancato sempre qualcosa. Oggi, l'asticella si può alzare perché ci sono tanti ottimi giocatori e il ct è molto bravo a fare girare i giocatori, a cominciare da Lukaku In questo momento è implacabile, negli ultimi 20-25 minuti diventa devastante. Nei quarti affronteremo la Spagna, un avversario ostico, forte in tutti i settori del campo, ma il Belgio può metterla in difficoltà. Loro non subiscono gol da sei partite, ma nessuna squadra è perfetta. Tutte hanno punti deboli, Spagna compresa. Il Belgio contro gli Usa ha fatto vedere cose straordinarie. Insomma, è arrivato il momento di alzare l'asticella».
Il Belgio è la sua Nazionale del cuore, ma è dispiaciuto che al Mondiale non ci sia stata l'Italia?
«Io ho sangue italiano nelle vene, ad Aragona ho ancora dei parenti. Certo che sono rimasto dispiaciuto nel vedere l'Italia eliminata nei play-off. Secondo me avrebbe disputato un gran Mondiale. Gli azzurri in queste competizioni si esaltano».
Segue il campionato italiano?
«Non posso farne a meno. Nel mio cuore sono rimaste Torino e Inter. Ho trascorso degli anni importanti in questi due club. Il Torino, purtroppo, è sempre alle prese con alti e bassi, l'Inter, invece, è una meraviglia. Anno dopo anno, grazie a gente che mastica calcio, continua a crescere. Alza sempre l'asticella. Sono rimasto molto contento che i ragazzi hanno vinto lo scudetto quest'anno. A Milano ho lasciato molti amici, l'Inter continua a piacermi molto. Con un pizzico di fortuna in più avrebbero anche vinto la Champions League tre anni fa contro il Manchester City».
Ogni tanto sogna di tornare in veste di dirigente all'Anderlecht?
«Sarò sincero. Non ci penso proprio. In quel club ho giocato tanti anni e mi sono tolto molte soddisfazioni, ma oggi mi diverto molto di più con i ragazzi, c'è molta più genuinità rispetto a un mondo dove circolano moltissimi soldi. Avevo un impegno con me stesso: tornare nel club che mi ha lanciato nel grande calcio e scovare un nuovo Scifo. Sono un uomo di parola, sono tornato al Raal La Louvre e ci resterò per molti anni ancora».