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Il ritorno del Mancio: l'usato sicuro di Malagò per salvare l'Italia

Contratti sostenibili e vecchie certezze guidano il nuovo corso della Figc, dove spunta anche il ritorno di Oriali nel ruolo di collante tra campo e istituzioni

10 Luglio 2026, 23:58

11 Luglio 2026, 00:00

Il ritorno del Mancio: l'usato sicuro di Malagò per salvare l'Italia

La Nazionale italiana riparte da un volto che richiama i trionfi più fulgidi dell’ultimo decennio e, insieme, il sapore dell’incompiuto: Roberto Mancini.

Sul portale della FIGC, nella sezione dedicata allo staff, il suo nome è ricomparso accanto a quello del fidato Gabriele Oriali, segnando l’avvio di un nuovo capitolo per l’azzurro.

Non è una mossa dettata dalla nostalgia, ma una decisione politica e tecnica ben delineata, voluta dal nuovo presidente federale, Giovanni Malagò.

Il contesto è tra i più bui della storia del nostro calcio. La Federazione è chiamata a ricostruire sulle macerie dell’ennesima mancata qualificazione al Mondiale del 2026, la terza consecutiva. Il colpo di grazia è arrivato il 31 marzo 2026 con la sconfitta ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina nei play-off, epilogo che ha portato alle dimissioni di Gabriele Gravina e all’elezione di Malagò, lo scorso 22 giugno, con il 68,58% dei consensi.

La nuova presidenza eredita anche l’eco di una parentesi tanto breve quanto infruttuosa: quella di Gennaro Gattuso. Nominato ct nel giugno 2025 con l’unico obiettivo di centrare la Coppa del Mondo, ha chiuso consensualmente il proprio mandato dopo nove mesi.

In questo quadro, il ritorno di Mancini rappresenta la ricerca di stabilità e di una filiera di responsabilità riconoscibile. Il “Mancini bis” sarà chiamato a ricostruire un intero sistema: dalle gerarchie interne ai rapporti federali, fino al raccordo strutturato con le selezioni giovanili.

Impossibile dimenticare che la prima gestione manciniana risollevò un’Italia depressa dopo l’eliminazione del 2018, conducendola al trionfo di UEFA EURO 2020 a Wembley e a una striscia-record di 37 risultati utili consecutivi. I numeri sono eloquenti: media punti tra le più alte di sempre (2,12), con 34 vittorie in 55 gare.

Al suo fianco tornerà una figura chiave: Gabriele Oriali, nominato Coordinator della Nazionale maschile. Ridurlo al ruolo di semplice “team manager” sarebbe fuorviante: da anni è la vera “cerniera” tra squadra, allenatore e macchina organizzativa, capace di proteggere il gruppo e di interloquire con le istituzioni del calcio.

Nel resto dello staff tecnico sono confermati fedelissimi come Alberico Evani, Giulio Nuciari e Fausto Salsano.

Accanto alla necessità di riattivare un laboratorio per i giovani talenti – come hanno suggerito le incoraggianti amichevoli di giugno, con esordienti dall’età media di 20 anni e mezzo – la Federazione ha dovuto misurarsi con i vincoli economici derivanti dall’ennesimo fallimento mondiale. Anche per questo, il ritorno di Mancini è apparso una scelta sostenibile.

Secondo indiscrezioni non ancora ufficializzate, il tecnico avrebbe accettato un quadriennale fino al 2030 attorno ai 2 milioni a stagione, rinunciando a richieste più onerose.

Resta infine un ultimo nodo, su cui Malagò ha promesso interventi a breve: il riassetto del Club Italia. In questi giorni il nome di Paolo Maldini circola con insistenza per il ruolo di direttore tecnico, a conferma che la rinascita azzurra non sarà affidata a un solo uomo, ma a una squadra di vertice coesa e riconoscibile.