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Mondiali, l'intervallo della finale potrebbe durare anche 30 minuti: l'ultima novità che fa discutere
Secondo quanto riporta il Times, la FIFA valuta un maxi intervallo da 25-30 minuti durante la finale dei Mondiali. Un break in stile Half Time Show del Super Bowl, con tanti ospiti attesi
Nel Paese dove tutto è oversize, almeno per gli standard europei, il Mondiale di calcio a 48 squadre non potrà che chiudersi con un evento in linea, una finale dai tempi dilatati per l'ingombrante presenza dello show stile Superbowl previsto all'intervallo. Con l'avvicinarsi della data fatidica, domenica 19, si stanno chiarendo i dettagli dello spettacolo che spezzerà in due la partita che assegna la coppa, con l'intervallo sforerà un bel po' i 15 minuti canonici, dilatandosi fino a 25 o anche mezz'ora. Un bel dilemma per i ct e i giocatori, che già sottoposti a enorme stress dovranno gestire una situazione inedita, dannosa secondo il parere dell'ex ct dell'Albania Gianni De Biasi, e invece ricca di opportunità secondo Nicoletta Romanazzi, mental coach di molti atleti di vertice.
Lo scorso anno, l'half-time show durante la finale della Coppa del mondo per club durò 24 minuti e data la scaletta impressionante annunciata per domenica - Madonna, Shakira, Justin Bieber, Burna Boy, Bts, il direttore d'orchestra Gustavo Dudamel, il coro PS22 - appare difficile non raggiungere al Met Life Stadium la mezz'ora di sosta. Il doppio di quel che prevedono le regole del calcio (l'intervallo non sia superiore a 15 minuti); ma la Fifa per i suoi eventi può derogare tale norma e sta ora agli allenatori e ai loro staff studiare i rimedi e le opportunità.
Secondo Romanazzi, invece, il maggior tempo a disposizione è una risorse preziosa. «Anzitutto è possibile fare una valutazione più articolata e attenta - dice al telefono con l'ANSA - di quegli aspetti del gioco e della prestazione che vanno migliorati, trovando le contromisure adatte con una visione pragmatica, positiva, senza sottolineare le manchevolezze dell'uno o dell'altro, con linee guida precise». «Di solito con gli atleti che seguo - prosegue la mental coach che accompagnò Marcell Jacobs fino all'oro di Tokyo - nei momenti di pausa non manca mai un momento dedicato al recupero, con respiro controllato e pieno, magari a occhi chiusi, seguito da una verifica muscolare su tutto il corpo, partendo dal collo, per individuare, e sciogliere, i punti di tensione. Bastano pochi minuti, a volte, per riaccendere un motore nel modo giusto e tornare in campo riuscendo a dare di più. Per questo ritengo che una intervallo più dilatato può fare bene alle squadre, e anche allo spettacolo».