IL PERSONAGGIO
Dalla "Rojita" al tetto del mondo: il Mondiale della Spagna è nato con l'Under 19 di De la Fuente
Dallo stadio Municipale di Katerini 2015 al mondiale: come Luis De la Fuente ha costruito la generazione che ha riportato la Roja ad alzare la sua seconda World Cup
Ogni grande vittoria ha un punto di partenza. Per la Spagna campione del mondo, quel momento risale all'estate del 2015, quando una giovane Under 19 conquistò il titolo europeo in Grecia sotto la guida di Luis De la Fuente. Fu il primo successo di un allenatore destinato a costruire, passo dopo passo, la nazionale che oggi domina il calcio internazionale.
Quella sera allo stadio Municipale di Katerini, nell'estremo nord della Grecia, erano presenti appena 4.149 spettatori. In campo si affrontavano Spagna e Russia nella finale dell'Europeo Under 19. La Roja si impose per 2-0 grazie alle reti dell'ex romanista Borja Mayoral e di Nahuel Leiva, talento cresciuto nel Villarreal e nato in Argentina, oggi al Maccabi Haifa.
In panchina sedeva Luis De la Fuente, arrivato alla Federcalcio spagnola nell'estate del 2013 dopo un anno e mezzo senza squadra. Quel trionfo rappresentò il primo tassello di un progetto destinato a cambiare il volto del calcio spagnolo.
Ieri sera, al Giants Stadium, il contesto era completamente diverso: decine di migliaia di tifosi sugli spalti e milioni di spettatori collegati in tutto il mondo. L'esito, però, è rimasto lo stesso: la Spagna ha vinto ancora. Questa volta non un Europeo giovanile, ma il Mondiale, il traguardo più prestigioso per un tecnico che ha costruito il proprio successo attraverso la formazione dei giovani.
Originario di Haro, nella Rioja, De la Fuente entrò nella Federazione rispondendo a un semplice annuncio pubblicato su un quotidiano basco. Da ex terzino dell'Athletic Bilbao iniziò un lungo percorso come educatore, dedicandosi non solo ai calciatori ma anche alla crescita degli allenatori. Per tre anni ha insegnato nei corsi federali per il conseguimento del patentino internazionale, formando tecnici destinati a lasciare il segno. Tra i suoi allievi figurava anche Lionel Scaloni.
La capacità di sviluppare talenti è sempre stata la sua qualità più evidente. Ed è proprio a Katerini che ha iniziato a costruire la nazionale capace di riportare la Spagna sul tetto del mondo, sedici anni dopo il trionfo iridato del 2010 con Vicente Del Bosque. Come il suo illustre predecessore, anche De la Fuente è riuscito nell'impresa di conquistare sia il Campionato Europeo sia il Mondiale.
In quella finale Under 19 erano già protagonisti Rodri e Mikel Merino, oggi colonne del centrocampo spagnolo, mentre in panchina sedeva un giovanissimo Unai Simón. Era soltanto l'inizio.
Il percorso è proseguito nel 2018 con la vittoria dei Giochi del Mediterraneo, successo che gli è valso la promozione sulla panchina dell'Under 21. Un anno più tardi arrivò l'Europeo di categoria disputato in Italia. De la Fuente raccontò di essersi persino addormentato durante il tragitto verso lo stadio prima della finale, segno di una serenità assoluta e della fiducia riposta nei suoi ragazzi.
La Spagna superò la Germania per 2-1 grazie ai gol di Dani Olmo e Fabián Ruiz. In quella squadra c'erano già Mikel Oyarzabal, Mikel Merino e Unai Simón: il nucleo di una generazione destinata a diventare protagonista anche con la nazionale maggiore.
Nel successivo ciclo europeo l'Under 21 si fermò in semifinale contro il Portogallo, ma continuò a far emergere nuovi talenti come Marc Cucurella, Martín Zubimendi e Yeremi Pino. Nello stesso 2021 arrivò poi la medaglia d'argento alle Olimpiadi di Tokyo, sfuggita soltanto nella finale contro il Brasile.
Anche in quell'occasione De la Fuente guidava un gruppo che comprendeva Unai Simón, Cucurella, Mikel Merino, Zubimendi, Pedri, Dani Olmo e Oyarzabal. Sommando tutti i protagonisti cresciuti sotto la sua gestione si arriva a dieci dei ventisei convocati per questo Mondiale.
Un dato che racconta meglio di qualsiasi statistica il valore del lavoro svolto da De la Fuente. Il titolo mondiale conquistato oggi non è il frutto di un exploit improvviso, ma il risultato di un progetto iniziato oltre dieci anni fa, quando alla guida della "Rojita" cominciò a formare una generazione destinata a scrivere la storia del calcio spagnolo.