LA CACCIA AL CT
Guardiola-Italia, il sogno torna a bussare: perché l’incontro con Maldini e Leonardo cambia davvero il peso della corsa azzurra
A Barcellona non si è consumata una semplice suggestione estiva: dietro il nome di Pep c’è un progetto lungo, politico e tecnico
Certe trattative non fanno rumore quando nascono: si riconoscono dopo, dai dettagli. Un weekend a Barcellona, due figure come Paolo Maldini e Leonardo, un nome che da solo sposta l’asse delle ambizioni, Pep Guardiola. Non è ancora una firma, non è nemmeno una trattativa dichiarata in tutti i suoi contorni. Ma è già qualcosa di più di una fantasia da luglio. Perché quando la Nazionale italiana manda due uomini-chiave del suo nuovo corso a parlare con uno degli allenatori più influenti del calcio contemporaneo, il messaggio è chiaro: la ricostruzione azzurra non vuole limitarsi a scegliere un commissario tecnico, vuole ridefinire il proprio orizzonte.
Secondo quanto ricostruito da Sky Sport, Maldini e Leonardo hanno incontrato Guardiola nello scorso fine settimana proprio a Barcellona, presentandogli il progetto della nuova Italia. Un progetto che, sempre secondo la stessa ricostruzione, non è stato impostato su un ciclo breve, da emergenza o da qualificazione last minute, ma su un percorso di quattro anni: prima essere competitivi in Nations League, poi costruire una squadra credibile per Euro 2028, quindi riportare finalmente l’Italia a giocare un Mondiale, cioè l’edizione del 2030. È un passaggio importante anche sul piano temporale: parlare di Europeo 2028 e di ritorno al Mondiale significa ragionare su un quadriennio che va dall’estate 2026 fino al 2030, non su una toppa da mettere in fretta.
Il peso politico dell’operazione
Per capire perché questo incontro abbia un valore così alto, bisogna partire dal nuovo assetto della FIGC. Giovanni Malagò è stato eletto presidente federale il 22 giugno 2026 con il 68,58% dei voti, e fin dai primi giorni ha legato la scelta del nuovo ct a una ridefinizione della struttura tecnica della federazione. Non un uomo solo al comando, ma una filiera. Prima il direttore tecnico, poi il commissario tecnico. In quest’ottica si spiegano sia l’ingresso di Maldini sia il coinvolgimento di Leonardo, due figure che hanno peso internazionale, relazioni, autorevolezza e una storia riconoscibile anche fuori dai confini italiani.
L’11 luglio 2026 la FIGC ha ufficializzato infatti Paolo Maldini come Direttore Tecnico della federazione e presidente del Club Italia, affiancato da Leonardo nel ruolo di advisor. Nello stesso annuncio, Malagò ha spiegato che l’impegno immaginato è di quattro anni, “da qui al 2030”, passando per un Europeo. È una dichiarazione che aiuta a leggere anche il blitz spagnolo: il nome di Guardiola non sarebbe stato evocato come soluzione di facciata, ma come possibile architrave di un progetto complessivo, coerente con il profilo dirigenziale appena costruito.
Perché proprio Guardiola
La tentazione di ridurre tutto al fascino del grande nome sarebbe comoda, ma incompleta. Guardiola non interessa soltanto perché è Guardiola. Interessa perché rappresenta una certa idea di calcio: organizzazione, controllo, cultura del pallone, evoluzione dei ruoli, cura quasi ossessiva dei dettagli. Se la federazione vuole rifondare non solo la prima squadra ma l’intera filiera, dal Club Italia alle nazionali giovanili, il profilo del tecnico catalano assume un significato sistemico. La sua eventuale nomina non sarebbe solo una scelta di campo per la panchina della maggiore, ma un manifesto per tutto il movimento.
C’è poi un elemento che rende la candidatura meno teorica di quanto sarebbe stata fino a poche settimane fa: Guardiola ha appena chiuso la sua esperienza con il Manchester City. Il club inglese ha annunciato ufficialmente che il tecnico lascerà la panchina dopo dieci anni, con un bilancio di 20 trofei e il passaggio a un nuovo ruolo interno come Global Ambassador del City Football Group. Questo non equivale automaticamente a dire che sia pronto a sedersi domani sulla panchina azzurra, ma cambia il quadro in modo sostanziale: il problema non è più strapparlo a un club in piena attività, bensì convincerlo sul progetto, sui tempi e sul tipo di vita professionale che vuole aprire dopo il ciclo di Manchester.
Il nodo decisivo: non il prestigio, ma la disponibilità
Qui sta il punto vero. Sul piano del prestigio, l’Italia non deve spiegare sé stessa a nessuno. Sul piano della praticabilità, invece, la questione è più complessa. La Nazionale ha scadenze immediate e un calendario che non concede mesi di sospensione. La FIGC ha già fissato l’avvio del cammino nella quinta edizione della UEFA Nations League: esordio contro il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma il 25 settembre 2026, poi Turchia il 28 settembre in trasferta, Francia il 2 ottobre a Saint-Denis, di nuovo Turchia il 5 ottobre a Bologna, quindi Francia il 12 novembre e Belgio il 15 novembre. Significa che chiunque venga scelto dovrà essere operativo in fretta.
Da questo punto di vista, l’incontro di Barcellona dice anche che la federazione sta provando a capire se esistano margini concreti, non solo simbolici. Una risposta non è ancora arrivata. Ed è un dettaglio fondamentale, perché obbliga a tenere il racconto dentro una cornice di prudenza: Guardiola resta un candidato, probabilmente il più affascinante, ma non il prossimo ct designato. Nel frattempo, continuano a circolare altri profili, tra cui Andrea Pirlo e Roberto Mancini, mentre lo stesso Malagò nei giorni scorsi aveva parlato della definizione di una short list condivisa con Maldini e Leonardo.