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il caso

Il caso Rocchi si sgonfia: "Niente indizi, solo illazioni". Perché la Procura ha archiviato l'indagine sull'Inter

Il decreto di 18 pagine conferma che secondo gli stessi pm l'intero quadro accusatorio contro la società "degrada tale ipotesi al rango della mera illazione". Parola al gip del Tribunale

21 Luglio 2026, 21:11

21:41

Il caso Rocchi si sgonfia: "Niente indizi, solo illazioni". Perché la Procura ha archiviato l'indagine sull'Inter

L’inchiesta della Procura di Milano sui presunti favori arbitrali, che aveva coinvolto i vertici istituzionali del calcio, si avvia alla chiusura definitiva sancendo la totale estraneità dell’Inter e della sua dirigenza.

Nel provvedimento di archiviazione, i magistrati tracciano un quadro inequivocabile: si è di fronte a "Solo ipotesi e nessuna prova".

L’indagine, volta ad accertare l’esistenza di reti di influenze illecite sulle direzioni di gara, si è progressivamente dissolta di fronte all’evidenza. Le attività investigative non hanno prodotto gli esiti auspicati dall’accusa. Anzi, come si legge nel documento, anche per effetto della "diffusione mediatica" dell’esistenza del procedimento, "non sembrano potersi svolgere utilmente investigazioni di alcun genere".

In questa cornice, i pm spiegano una scelta tecnica ben precisa: la mancata acquisizione dei dispositivi informatici, come computer e telefoni. Un sequestro che, "che per scelta investigativa non è stato eseguito in precedenza", era stato inizialmente evitato perché le intercettazioni "apparivano confortare l’impostazione accusatoria".

Il successivo sviluppo di quelle stesse conversazioni, però, ha determinato un netto ridimensionamento del caso. I dialoghi captati, che occupano gran parte delle 18 pagine del decreto di archiviazione relativo all’Inter, non rivelano alcun elemento oggettivo di reato.

La Procura chiarisce che l’intera vicenda resta nel perimetro delle "ipotesi o delle suggestioni".

L’attenzione investigativa, in ultima analisi, si era ristretta a piste definite "residuali", tra cui l’ipotesi che le presunte interferenze dell’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi (per il quale è stata anch’essa chiesta l’archiviazione dall’accusa di frode sportiva) fossero collegate alla promessa di un’utilità, "consistente in progressioni di carriera nel sistema arbirale".

È in questo passaggio che emerge con nettezza la piena correttezza dell’Inter, smontando le polemiche sulle dinamiche "politiche" interne alla Lega Serie A.

Secondo i magistrati, infatti, la base probatoria del presunto accordo illecito "è costituita dall’esistenza di ottimi rapporti tra Gravina e Rocchi da in lato e dall’esistenza di un indubbio peso politico nella lega da parte del Fc Internazionale, nella persona di Marotta, a sua volta legato da buoni rapporti personali con Gravina". Intrattenere relazioni istituzionali civili e cordiali, ribadisce la Procura, non integra in alcun modo una condotta illecita.

I giudici demoliscono così il teorema accusatorio, scrivendo che tale normale trama relazionale è del tutto "inidonea a provare l’ipotesi di frode sportiva specifica, che richiede un principio di prova, anche indiziario, di una promessa di utilità, posta in essere da Gravina in accordo con Marotta verso Rocchi, perché costui accellasse interferenze volte a turbare la regolarità della gara".

In assenza di qualunque riscontro oggettivo su patti occulti, l’indagine si chiude con una motivazione perentoria che scagiona integralmente la società nerazzurra: per i pm milanesi "Il vuoto probatorio degrada tale ipotesi al rango della mera illazione".