il futuro
Guardiola e il piano di Maldini: "I soldi non contano, la Nazionale si rifonda sulle idee"
Il direttore tecnico smentisce le voci su maxi-ingaggi e svela la strategia della Figc per sedurre il tecnico catalano con un progetto quadriennale e riforme strutturali
Il futuro della Nazionale italiana si decide su un terreno inedito, dove le cifre milionarie lasciano spazio alla progettualità e a una visione di lungo periodo.
Nella sede della Lega Serie A, il 23 luglio 2026, è andato in scena un passaggio chiave per il calcio azzurro: Paolo Maldini, da poco nominato direttore tecnico della FIGC e presidente di Club Italia, si è presentato insieme all’advisor Leonardo e al neo-presidente federale Giovanni Malagò non per aggiornare l’elenco dei candidati alla panchina, ma per sancire un metodo.
Al centro dell’attenzione c’è l’interesse per Pep Guardiola. Maldini, tuttavia, ha smontato subito le indiscrezioni: la presunta richiesta di 20 milioni di euro da parte del tecnico catalano è stata bollata come infondata, precisando che, per un profilo di quel livello, l’aspetto economico “non è in alcun modo rilevante”.
La vera partita, per la Federazione, è convincere Guardiola a guidare una rifondazione profonda, con un orizzonte quadriennale, ampia autonomia decisionale e un contesto in grado di sostenere una autentica rivoluzione culturale.
Il traguardo immediato è tornare competitivi già in Nations League, per poi mirare all’Europeo 2028 e ai Mondiali. L’ambizione del nuovo corso è dichiarata.
Maldini ha rivelato che, prima di avviare i contatti in Spagna con Guardiola, la FIGC aveva bussato alla porta di Carlo Ancelotti. Una scelta che rappresenta il manifesto programmatico della nuova governance federale: puntare subito all’eccellenza assoluta, ai migliori al mondo, abbandonando le soluzioni di ripiego o di mera convenienza che in passato hanno accompagnato le fasi di crisi.
Questo cambio di passo si innesta in un pacchetto di riforme strutturali volute con forza da Giovanni Malagò fin dal giorno della sua elezione, il 22 giugno 2026. La Nazionale non deve più essere un’isola separata dai club.
Maldini e Leonardo, non figure di rappresentanza ma vero asse tecnico-operativo, hanno chiesto e ottenuto la collaborazione della Serie A. L’apertura di un presidio stabile di Club Italia all’interno degli uffici della Lega segna l’avvio di un dialogo permanente su metodologie di lavoro, valorizzazione dei giovani e identità tattica condivisa.
L’Italia, dunque, si attrezza per essere all’altezza di un manager di statura mondiale. Che alla fine arrivi Guardiola o un altro gigante della panchina, il messaggio della dirigenza è chiaro: la crisi azzurra non si risolve con un semplice cambio di nome, ma costruendo un sistema credibile, coeso e capace di sostenere un progetto tecnico d’eccellenza.