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Effetto domino in Figc: se salta Andrea Pirlo è pronto all'addio anche Paolo Maldini

Il no di Giovanni Malagò al tecnico per il caso Fonbet rischierebbe di far dimettere il neo direttore tecnico scatenando il caos

26 Luglio 2026, 20:18

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Effetto domino in Figc: se salta Andrea Pirlo è pronto all'addio anche Paolo Maldini

A Coverciano è stato innescato un ordigno a tempo, e il conto alla rovescia scorre sul tavolo del neopresidente della FIGC, Giovanni Malagò. Ciò che fino a pochi giorni fa appariva “soltanto” un delicato dossier di diplomazia e opportunità politica legato alla designazione di Andrea Pirlo come commissario tecnico, si è trasformato in un incubo istituzionale dalle potenziali conseguenze devastanti.

Il pericolo oggi non è più limitato alla rinuncia all’ex regista azzurro, ma comprende la possibile - almeno secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport -, rovinosa caduta di Paolo Maldini a poche settimane dal suo insediamento. Le radici della crisi affondano nella nuova architettura federale. Eletto il 22 giugno 2026, Malagò ha puntato con decisione sull’ex capitano del Milan, nominato l’11 luglio 2026 direttore tecnico e presidente del Club Italia, con Leonardo al suo fianco in qualità di advisor. Un investimento politico e simbolico imponente, concepito per restituire autorevolezza e intangibilità alla filiera azzurra.

La prima mossa cruciale del tandem Maldini-Leonardo è stata proprio l’indicazione di Andrea Pirlo. Agli occhi dei due, l’ex centrocampista rappresentava il profilo ideale: identità italiana, appeal internazionale, sostenibilità economica e un peso politico non eccessivo, perfetto per lasciare a Maldini il ruolo di vero “garante” del progetto. Poi è deflagrato il “caso Fonbet”.

I rapporti di Pirlo — oggi tecnico dello United FC di Dubai — con l’imprenditore russo Sergey Lomakin e il suo incarico, dall’ottobre 2025, di global ambassador per il colosso russo delle scommesse Fonbet hanno scatenato la bufera. Sottoposto alle pressioni della politica, all’assedio mediatico e ai dubbi sull’indipendenza e sull’immagine del futuro ct, Malagò ha tirato bruscamente il freno, avviando una verifica della documentazione. È in questa fase di stallo che prende corpo lo spettro di un disastro interno capace di far saltare l’intera governance.

Il presidente federale è stretto in un paradosso: da un lato la ragion di Stato, dall’altro la tenuta della propria dirigenza. Un veto definitivo su Pirlo, per scongiurare incidenti diplomatici e polemiche pubbliche, sconfesserebbe in modo palese e irreversibile la prima grande decisione di Paolo Maldini. Nel calcio, delegittimare un direttore tecnico sulla sua primissima scelta — per di più quella nevralgica del selezionatore — equivale a una sfiducia pubblica. Se Malagò dovesse dire no a Pirlo, la frattura tra il vertice politico (la presidenza) e l’area sportiva (Maldini e Leonardo) diventerebbe pressoché inevitabile.