IL PERSONAGGIO
Ranieri nuovo dt azzurro a 75 anni: il ragazzo di Testaccio che in Sicilia diventò “l'imperatore”
Fra Catania a Palermo, passando per la leggenda del 1983 con i 40 mila tifosi a Roma per la promozione dei rossazzurri
Claudio l’imperatore. A Catania, ma anche a Palermo, tappe della sua carriera da calciatore, lo chiamavano così. Perché aveva una postura regale. Schiena dritta, un braccio portato spesso dietro, uno all’altezza dello stomaco. E, poi, Claudio Ranieri – pupillo del presidentissimo Angelo Massimino, amico di Gianni Di Marzio, indimenticato allenatore e già moderno manager – in rossazzurro ha scritto una pagina di storia che è stata tramandata di generazione in generazione: la promozione in Serie A ottenuta a Roma nel 1983 con il sostegno di 40mila tifosi arrivati dalla Sicilia e da ogni parte della Penisola per coronare un sogno.
Sorrentino, Ranieri, Mosti, Giovannelli, Chinellato, Mastropasqua, Morra, Mastalli, Cantarutti, Crusco, Crialesi. Questa la formazione che il 26 giugno di 43 anni fa vinse gli spareggi e ancor oggi è una sorta di rosario laico che anche i ragazzini che allora manco erano nati mandano a memoria. Claudio, abile terzino, rimase solo due stagioni all’ombra del vulcano. La seconda fu sportivamente drammatica perché culminata con una retrocessione rovinosa: ultimo posto e record negativi collezionati senza fine.
Ranieri, nuovo dt della nazionale a quasi 75 anni, ha fermato il tempo. Ha provato a ritirarsi più volte. Dopo la salvezza in Serie A ottenuta miracolosamente al timone del Cagliari nel 2024, dopo aver guidato la Roma ancora in panchina. Poi come dirigente. Esperienza, quest’ultima, chiusa con un litigio furibondo con Gasperini che ha di fatto posto fine all’esperienza nel club del suo cuore.
Ma il ragazzo di Testaccio che aiutava il padre a gestire la macelleria di famiglia e intanto coltivava la speranza di diventare un calciatore professionista ha allungato la sua carriera con un incarico importante con quella Nazionale che ha “rischiato” anche di allenare più e più volte. “Se chiama l’azzurro non si può dire di no” amava ripetere.
In Sicilia tanto affetto per il Catania. Quando, nel ritiro di Camigliatello, Pasquale Marino costruiva le basi per il ritorno in Serie A – estate nel 2005 – Claudio l’imperatore era in vacanza nel bel mezzo della Sila, a Villaggio Baffa di Cotronei, riunito con i ragazzi eterni del suo Catanzaro e ospite di Fausto Silipo, suo fraterno amico che allenava allora il Rende. Scovato e raggiunto con il collega di Cosenza Valter Leone, ci concesse l’intervista sol perché – dopo un primo rifiuto – rilanciammo in dialetto siciliano nominando il Cibali, Massimino, Gianni Di Marzio e tutta la redazione sportiva del nostro giornale che per lui era diventata una sorta di riferimento: “Salutami gli amici dello sport” fu il commiato dopo ogni incontro che fu rinnovato quando era alla guida della Juve ma anche a Vittoria durante i premi organizzati da Claudio La Mattina. In Calabria, Ranieri, fu un profeta apprezzato: “Quest’anno vincerete il campionato”. La sua fu una previsione azzeccatissima.
L’ultimo colloquio made in Sicily l’11 maggio scorso a Portofino dopo aver ricevuto un premio alla memoria di Gianni Di Marzio dalle mani del figlio Gianluca, punta di diamante di Sky Sport. “Devo essere riconoscente a Gianni e alla sua famiglia per l'inizio della mia carriera da allenatore” ammise. E ancora: “Di Marzio è stato un mio maestro e spesso diceva scherzando ‘Dovete tenere sul comodino la mia fotografia’. Sì scherzava ma fino a un certo punto. Se ho allenato il merito è stato soprattutto suo”.
E Palermo? Nell’84-85 fu promosso in B con Rosati alla guida, l’anno successivo i rosanero si salvarono schierando tra gli altri anche Ciccio La Rosa (poi simbolo del Licata) e Orazio Sorbello, acese purosangue e attaccante che ha completato un favoloso giro di Sicilia. De Biasi, Piga, Majo, De Vitis, Biondo, Barone erano solo alcuni degli elementi con cui alla fine chiuse la carriera lasciando un ottimo ricordo.
Dopo una carriera strabiliante anche in Grecia (come ct), in Spagna (Coppa del Re vinta nel 1990 con il Valencia), in Francia e soprattutto in Inghilterra con la favola del Leceister City (piccolo club che nel 2016 vinse la Premier) il suo nome è entrato nella Treccani. Un elemento in più che alimenta la leggenda del ragazzino di Testaccio che oggi deve pilotare – marciando rapidamente sulle macerie azzurre – l’Italia del pallone fuori dalla crisi.