NAZIONALE
Mancini: «Riparto con entusiasmo e senso di responsabilità»
Il ct azzurro ha ribadito l'importanza di valorizzare i giovani e di riaccendere l'entusiasmo nei tifosi. Fondamentale per il tecnico di Jesi la collaborazione con il dt Claudio Ranieri
Roberto Mancini è tornato ufficialmente sulla panchina della Nazionale italiana. Nella conferenza stampa di presentazione, il commissario tecnico ha inaugurato il suo secondo ciclo alla guida degli Azzurri con un messaggio chiaro: guardare avanti, senza dimenticare il passato, ma con l’obiettivo di ricostruire una squadra competitiva e capace di restituire entusiasmo a tutto il movimento calcistico italiano. «Ho sbagliato e mi dispiace. Spero che i tifosi mi perdonino per la scelta che feci tre anni fa. Quello che è successo è frutto di una mancanza di comunicazione tra me il presidente Gravina. Forse se ci fossimo parlati tutto sarebbe andato diversamente. La sorte mi dà la possibilità di rifarmi: è come quando perdi la donna della tua vita. Sono qui per riportare l'Italia dove merita. A prescindere da quello che è successo nel 2023, l'obiettivo è sempre vincere e giocare bene. Sono convinto che i giocatori ci siano e che siano bravi, soprattutto giovani». Il ritorno del tecnico marchigiano segna l’inizio di una nuova fase dopo settimane di profonde riflessioni e cambiamenti all’interno della Federazione, culminate con la sua nomina e con quella di Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico.
Al fianco del presidente Malagò anche il direttore tecnico Claudio Ranieri. L’ex dirigente della Roma ha voluto sottolineare che la sua presenza è semplicemente il coronamento di una carriera e non certamente una rivalsa nei confronti del club giallorosso. «Sono molto felice, vorrei riportare l'amore nei tifosi della Nazionale. Vorrei far vedere ai bambini, compreso mio nipote che ha 12 anni, la nostra Italia ai Mondiali. Io quando scelgo col cuore sbaglio sempre, ma non mi pento mai. Con il contratto che avevo con la Roma, non potevo assolutamente fare l'allenatore della Nazionale, ci sarebbero stati tantissimi problemi. Mia moglie stavolta è contenta, almeno le ho evitato un trasloco». Il nuovo dt azzurro ha anche parlato dei settori giovanili che dovranno essere il primo punto di partenza per il rilancio della Nazionale. «Ci sono tanti ragazzi su cui lavorare e che meritano di giocare. Dobbiamo ripartire dalla tattica: vinciamo nelle giovanili perché abbiamo un'attenzione tattica diversa dal resto d'Europa. Bisogna però lavorare sulla tecnica, sui ragazzi e sulla loro crescita. Bisogna però lavorare sulla tecnica, sui ragazzi e sulla loro crescita. Mi auguro che tutte le componenti lavorino in modo da permettere l'utilizzo di più italiani nei club così da far avere più scelta al commissario tecnico e anche capire come far uscire tanti giocatori: il salto dall'Under 21 è quello più difficile».
Argomento giovani da scoprire e lanciare in maglia azzurro su cui si è espresso anche Mancini. «Un ragazzo giovane ha bisogno di fiducia. I ragazzi ci sono. Guardate Zaniolo: al primo raduno non aveva mai giocato nemmeno in Serie B. Al suo arrivo era un pò impaurito, ma al secondo era già un altro giocatore. Il mio compito sarà anche questo: dare spazio ai quei giovani talenti, in Italia ne abbiamo tanti, per creare un ciclo e una continuità.Questo è l'obiettivo, individuare i giocatori migliori e farli crescere. Se ritengo che nelle Under si debba adottare lo stesso sistema di gioco della Nazionale maggiore? Si, le Under dovrebbero giocare tutte lo stesso modulo, dalla Under 18 in su. Per me già a 18 anni si possono lanciare i giocatori bravi e per questo sarebbe meglio avere un'identità tattica comune».
Un Mancini carico e motivato in questa sua seconda avventura in Azzurro e con obiettivi ben chiari. «Vorrei vincere un trofeo importante, magari anche due. Mi piacerebbe costruire un progetto con la Nazionale. E rimanere anche oltre la durata del mio contratto se possibile. Credo che ci siano giocatori forti e giovani. Troveremo i Bonucci e i Chiellini che faranno da chioccia ai ragazzi. Quando eravamo partiti il 90% dei giornalisti ci davano per spacciati, per loro eravamo la settima in Europa. Qui la storia è simile. Vogliamo diventare una squadra da battere: ora prepareremo all'Europeo e poi penseremo al Mondiale».
Altri argomenti toccati nel corso della conferenza stampa l'imminente inizio della Nations League e il "problema" stage. L'attuale ct azzurro, infatti, è stato l'ultimo a poterlo organizzare, a differenza di Gattuso a cui non fu consentito alla vigilia delle sfide con Irlanda del Nord e Bosnia ed Erzegovina, con risultati importanti. «Quello della Nations League, sarà un girone difficile. Ma lo sarà anche per i nostri avversari. Non vediamo l'ora di confrontarci con le altre squadre. I problemi sugli stage li hanno tutti i ct, non solo io. Quando lo feci io, portammo 50 ragazzi che in quel momento non giocavano. Era un modo per portarsi avanti. Molti di quei ragazzi chiamati a suo tempo, si trovano ora nelle Under». Una Nazionale che dovrà anche trovare un centravanti che possa essere all'altezza, come lo è stato Ciro Immobile, e che possa essere determinante per le sorti e il successo dell'Italia. «Mi auguro che tutti possano segnare i gol di Immobile, che è stato un attaccante molto importante per la mia squadra e non solo. Secondo me non siamo messi così male, tra bomber ed esterni abbiamo diverse soluzioni. Tra l'altro si tratta di ragazzi giovani che possono ancora crescere. Kean l'ho fatto esordire io e lo conosco molto bene. Quello che deve essere chiaro - ha concluso Mancini - è che la Nazionale deve ripartire subito e farlo nel modo migliore. Al mondo del calcio chiedo solo di dare più spazio ai nostri giovani perché sarà fondamentale per la rinascita del nostro movimento calcistico».