Calcio
Il Catania Women, l’unica bella realtà del Meridione
Le rossazzurre, promosse in Serie B, saranno le uniche rappresentanti siciliane a disputare il campionato cadetto. Ecco la storia di un successo costruito con passione
Non solo sudore, tecnica e gol. Il calcio femminile è anche legato a questione di capigliature e di followers. La prima incornicia il volto di Sara Gama, il totem di un movimento nazionale che ha portato le azzurre ai quarti di finale in occasione dei Mondiali del 2019. I followers delle ragazze rappresentanti dell’Italia è cresciuto da 3 a 6 milioni e adesso veleggia verso la doppia cifra.
Il movimento cresce. Il boom mediatico in occasione di quell’edizione 2019 quando le dirette tv proposte dalla Rai fecero il pieno di entusiasmo. E siccome Sara (Gama, ovviamente) si distingueva per quei ricci vistosissimi ma anche per eleganza ed efficacia nei suoi interventi difensivi, ma anche nel modo di costruire dal basso l’azione, è diventata il simbolo. Ereditando lo scettro da un altro personaggio che resta senza tempo, ovvero Carolina Morace, l’unica donna in Italia ad allenare - anche se per qualche settimana - la Viterbese di quel genio assoluto di Luciano Gaucci con il siciliano Maurizio Pellegrino come spalla.
In Sicilia la realtà più vistosa è il Catania Women, appena promosso in Serie B. Da Napoli (che però disputa la Serie A) in giù non ci sono altre realtà del genere. Sono stati appena pubblicati i calendari del campionato che avrà inizio il 6 a Moncalieri, il 13 debutto interno col Bologna. E il responsabile rossazzurro del dipartimento femminile, Massimiliano Borbone, ha già un programma di trasferte massacranti: Piemonte, Lombardia, Veneto. Andremo lontano, nel senso che dovremo sfidare realtà molto più esperte di noi. Ma sarà una sfida avvincente. Qui in Sicilia spesso la differenza la fa il senso di appartenenza. I colori della nostra maglia rossazzurra hanno tradizione nel maschile, ma adesso quando i tifosi vengono a vere il Catania Women tornano e incitano».
Tradizione e senso di appartenenza in un organico che conta una decina di ragazze originarie proprio di Catania e dei comuni limitrofi. Ci sono anche tre lettoni. Ma come sono arrivate all’ombra dell’Etna? Ancora Borbone: «Il campionato lì finisce a novembre. Abbiamo chiesto loro di vivere l’esperienza qui. Si tratta di giocatrici della Nazionale. Com’è finita? Abbiamo vinto il campionato e le tre straniere rimarranno ancora con noi”.
Il movimento cresce anche al Sud. «La cosa bella è che nel vivaio ci sono tante bimbe che si sono avvicinate. Abbiamo organizzato un Open day con 60 partecipanti che hanno conosciuto la nostra realtà al femminile, una grande opportunità per il territorio. Speriamo di tesserarne qualcuna. Disputeremo tutti i campionati giovanili, dall’Under 11 alla Primavera 2. Adesso abbiamo 90 atlete tesserate e con tutto lo staff dirigenziale, medico, atletico, tecnico tocchiamo quota 150. A Catania non c’è mai stato un movimento così. Ma grazie alla fiducia e all’entusiasmo della proprietà Pelligra e dei dirigenti, s’è programmato per tempo e ora contiamo di raccogliere i frutti».
Catania, per la verità, aveva anche vinto uno scudetto nel 1980. E chi ha vissuto quella splendida era ricorda ancora la simpatia del patron Cutispoti e i gol di Rose Reilly, una sorta di CR7 del calcio femminile d’allora capace di segnare decine di gol ogni stagione. Rose oggi vive in Scozia, è una celebrità sportiva internazionale. Un paio d’anni fa è tornata a Catania e s’è emozionata. Anche tanto: «Il legame con questa terra non è mai venuto meno al di là di arancini, granite, calcio e tifosi».