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calcio

Traballa la poltrona di Infantino: chi sono i quattro candidati alla successione

Il discusso piano sui fondi privati svela le crepe nel sistema FIFA e apre la corsa alla presidenza in vista delle elezioni 2027

03 Agosto 2026, 10:57

11:00

Traballa la poltrona di Infantino: chi sono i quattro candidati alla successione

Un sisma politico senza precedenti sta incrinando le fondamenta della FIFA, trasformando la leadership di Gianni Infantino — fino a poche settimane fa ritenuta inattaccabile — in una roccaforte sotto assedio. L’innesco ha un nome preciso: FIFA Forward Enterprise (FFE).

L’ambiziosa e controversa iniziativa del presidente, concepita per aprire le principali competizioni internazionali, a partire dai Mondiali, a capitali privati guidati da un fondo con sede a New York, è affondata sotto la pressione di una sollevazione tanto interna quanto esterna.

Il ritiro del progetto non ha placato l’incendio; al contrario, ha aperto una frattura istituzionale profonda. Nei corridoi del calcio globale, il tema non è più la débâcle finanziaria, bensì la stessa tenuta della leadership di Infantino.

La UEFA ha formalmente ritirato la fiducia, il presidente de LaLiga, Javier Tebas, ne ha invocato le dimissioni e figure di primo piano all’interno della FIFA, tra cui il consigliere senior Carlos Cordeiro e il dirigente operativo Kevin Lamour, si sono dimesse o hanno denunciato l’opacità e la gestione verticistica dell’operazione.

Con l’immagine di “uomo inevitabile” ormai compromessa, Infantino è costretto sulla difensiva. Pur potendo contare su un solido serbatoio di consensi in Africa, Asia e tra diverse federazioni minori — consenso alimentato anche dai fondi di sviluppo promessi — l’ipotesi di un Consiglio FIFA straordinario per chiedere chiarimenti, se non addirittura un passo indietro, è diventata concreta.

Il congresso elettivo di Rabat, in programma per marzo 2027, rischia così di tramutarsi da passerella annunciata in un percorso a ostacoli. In Europa, epicentro del terremoto, è già partita la caccia all’erede. Il toto-nomi per il dopo-Infantino:

Il primo nome è quello di Aleksander Čeferin. L’attuale presidente della UEFA è il profilo istituzionale più autorevole per insidiare Infantino. Forte della guida della confederazione economicamente più influente e del successo politico nella battaglia anti-Superlega, avrebbe le credenziali per un ribaltone. Ma, secondo indiscrezioni, preferirebbe restare al timone della UEFA, evitando uno scontro diretto con lo svizzero.

Poi c'è Nasser Al-Khelaifi, il peso massimo divisivo. Il numero uno del Paris Saint-Germain e dell’ECA porterebbe in dote relazioni trasversali di alto profilo e una visibilità globale senza pari. La sua candidatura, tuttavia, è a doppio taglio: l’intreccio profondo con il calcio dei club e le inevitabili implicazioni geopolitiche lo rendono una figura altamente polarizzante. Costruire un consenso ampio, oltre i confini europei, sarebbe un esercizio diplomatico estenuante.

Ci sono poi due figure meno conosciute. Uno è Victor Montagliani, presidente della CONCACAF che si propone come opzione meno mediatica ma altamente competente. Il suo vantaggio competitivo sta nel non essere un candidato “eurocentrico”, elemento che potrebbe attenuare le tensioni interne alla FIFA e catalizzare sostegni nelle Americhe. Al momento, però, sembra concentrato sulla propria rielezione in confederazione. L'altro è Dariusz Mioduski, l’outsider. Proprietario del Legia Varsavia e membro del board dell’ECA, è stato sondato in ambienti europei come ipotesi alternativa. Rappresenterebbe una soluzione di rottura, ma allo stato attuale non dispone di un appoggio strutturato e riconoscibile su scala globale.

Resta il paradosso: l’Europa ha il peso politico ed economico per far vacillare il presidente, ma i numeri per estrometterlo vanno raccolti altrove. Nessuna delle candidature citate, oggi, appare dotata della compattezza necessaria a scalzare Infantino. Tuttavia, il solo fatto che si discuta apertamente di strategie e successione è il segnale che, per la prima volta in dieci anni, l’era del suo dominio incontrastato è arrivata a un punto di svolta.