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Calcio

Il Catania e la fideiussione, il giorno dopo. Tra contraddizioni, speranze e illusioni

Da una parte già raggiunti 8mila abbonamenti. Dall'altra il rischio, se entro il 10 agosto non sarà saldata la somma, di partire con una penalità

08 Agosto 2026, 10:42

15:49

Contraddizioni continue. Da una parte c’è stato negli anni un capitale spropositato per la Serie C, dall’altro non si paga la fideiussione che possa far giocare i nuovi acquisti contro il Vicenza, tappa fondamentale per il tecnico Longo in vista del campionato.

Da una parte c’è una città che dopo lo shock dell’eliminazione in semifinale dei play off della stagione scorsa – perché il 4-0 beccato ad Ascoli ha del grottesco – fa registrare 8mila abbonamenti, dall’altro c’è una squadra che se il 10 non sarà saldata la somma rischia di partire con una penalità.

Da una parte ci sono i bookmakers che indicano il Catania favorito per il primo posto, a danno di Bari e Salernitana (pensate, 2,90 contro 4 delle due concorrenti) e dall’altro c’è il rischio di una partenza con il -1 in classifica.

Da una parte c’è una proprietà che acquista Torre del Grifo a prezzi di realizzo (indiscussa abilità) e dall’altro si registra una frenata nei lavori.

Da una parte c’è una città che adora le bandiere come Marco Biagianti che in Primavera aveva portato la squadra in finale degli spareggi. Dall’altro c’è un direttivo che lo defenestra.

Da un lato c’è una squadra che vince e trionfa, il Catania Women che va in Serie B, unica rappresentante da Roma in giù (solo il Napoli è in Serie A, poi il deserto) e dall’altro c’è il ridimensionamento del settore che ha visto uscire tra gli altri il segretario Fichera, per non parlare del preparatore Petralia che aveva fatto la Serie A con il Catania 11.700.

Da un lato Pelligra spende 40 milioni, dall’altro ridimensiona giustamente la cifra per la stagione in corso. Ridimensionare sì, pagare all’ultimo istante no. Diventa rischioso e gli australiani vanno incontro a figure di caratura nazionale difficilmente recuperabili.

Da un lato c’è la città che si abbona, dall’altro la città che impreca e chiede chiarezza (l’ammissione dell’errore è stato un passo in avanti, coscienti che la dirigenza sarebbe stata comunque travolta da improperi e insulti). E chiede tanto altro ancora.