Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
15 agosto 2026 - Aggiornato alle 20:51
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

europei

Europei di nuoto, l’Italia accelera a Parigi: Martinenghi d’oro, Gastaldi d’argento, Curtis bronzo da record

Tre podi in rapida sequenza, un titolo di spessore assoluto e un altro record che ridefinisce i limiti della velocità azzurra: così l’Italia ha costruito una delle sue serate più dense agli Europei di Parigi

15 Agosto 2026, 20:09

20:11

Europei di nuoto, l’Italia accelera a Parigi: Martinenghi d’oro, Gastaldi d’argento, Curtis bronzo da record

Europei di nuoto: doppietta per Martinenghi e Cerasuolo, Curtis bronzo con record. Gastaldi argento

Prima il lampo di Sara Curtis, poi la doppietta di Martinenghi e Cerasuolo, infine la nuotata piena di Anita Gastaldi: in meno di mezz’ora l’Italia si è presa la scena nella penultima giornata degli Europei di Parigi, trasformando una sessione di finali in una dimostrazione di profondità, qualità e tenuta agonistica.

La penultima giornata degli Europei di nuoto di Parigi 2026 ha restituito all’Italia un’immagine molto precisa: quella di una squadra che sa ancora vincere con i suoi campioni più riconoscibili, ma che nel frattempo continua a produrre profondità, alternative e prestazioni di livello internazionale. Non è solo un sabato ricco di podi: è una giornata che racconta la solidità del movimento azzurro, capace di stare dentro le finali che contano e di lasciare il segno in eventi diversi per caratteristiche tecniche e psicologiche. Il bilancio più vistoso è arrivato in poco più di venti minuti, tra i 50 stile libero femminili, i 50 rana maschili e i 200 misti donne: oro per Nicolò Martinenghi, argento per Anita Gastaldi, bronzo per Sara Curtis, con in mezzo anche il secondo posto ex aequo di Simone Cerasuolo nei 50 rana. Un raccolto pesante, che conferma l’Italia tra le nazioni protagoniste della rassegna. 

La firma di Martinenghi, l’oro che pesa più del tempo

Il titolo più rumoroso, anche per statura del protagonista, è quello conquistato da Nicolò Martinenghi nei 50 rana. L’azzurro ha vinto la finale in 26"57, davanti a Simone Cerasuolo e all’olandese Koen de Groot, entrambi secondi in 26"62. È una vittoria che ha un valore che va oltre il margine di cinque centesimi: Martinenghi arrivava a questi Europei dopo mesi complicati, segnati da un problema alla spalla che gli aveva fatto saltare i trial nazionali di aprile, e la sua presenza a Parigi era già stata letta come il ritorno di un campione capace di rimettersi in linea in tempi rapidi. La sua gara, invece, ha detto qualcosa in più: non soltanto c’è, ma quando la pressione sale sa ancora trasformare una finale in territorio favorevole. 

La sua non è stata una giornata costruita per caso. Già tra batterie e semifinali si era intuito che l’Italia avrebbe potuto giocarsi la corsia centrale della finale con più uomini e più soluzioni. Cerasuolo aveva stampato il miglior crono nelle serie (26"20) e poi il più veloce anche nelle semifinali (26"23), mentre Martinenghi aveva amministrato da campione consumato, senza disperdere energie e tenendo sempre il controllo della situazione. In finale la prospettiva si è ribaltata nel modo più classico: il nuotatore di Varese ha estratto l’esperienza, la qualità di frequenza e la capacità di gestire il gesto in pochi metri, mentre Cerasuolo ha confermato di poter stare stabilmente a questo livello. 

Per Cerasuolo, il secondo posto condiviso non ha nulla di accessorio. Anzi, rafforza l’idea di una rana maschile azzurra che continua a essere una delle più credibili del continente. Nel giro di un solo pomeriggio l’Italia ha occupato due gradini del podio in una specialità che resta tradizionalmente ad altissima densità tecnica. E se Martinenghi ha raccolto il titolo, Cerasuolo ha confermato di avere ormai spalle larghe da finale europea, dopo i segnali già visti in stagione tra Assoluti e Settecolli. 

Gastaldi, l’argento della maturità agonistica

Se Martinenghi rappresenta la conferma del campione, Anita Gastaldi è la fotografia di una crescita che si sta facendo sempre più concreta. Nei 200 misti la nuotatrice azzurra ha chiuso in 2:10.07, conquistando l’argento alle spalle dell’irlandese Ellen Walshe (2:09.81) e davanti alla belga Roos Vanotterdijk (2:10.10). Basta leggere il podio per capire il livello della gara: quattro atlete racchiuse in appena 36 centesimi fino al quarto posto, con l’americana? no, attenzione: in finale non c’erano presenze extraeuropee, e la quarta, la britannica Abbie Wood, ha chiuso a 2:10.17, appena un decimo dietro Gastaldi. È stato dunque un argento conquistato dentro una finale tiratissima, di quelle in cui ogni virata e ogni uscita dall’acqua hanno un peso specifico enorme. 

Per Gastaldi il dato più interessante non è solo il piazzamento. È il modo in cui si è fatta trovare pronta nel momento più alto della giornata, migliorando sensibilmente il profilo competitivo già intravisto negli ultimi mesi. La FIN l’aveva inserita tra le atlete simbolo del nuovo corso azzurro nella squadra scelta per Parigi, e non a caso il suo nome era entrato con continuità nelle prestazioni di rilievo dell’estate, dal lavoro sugli Assoluti al percorso di avvicinamento internazionale. Questo argento europeo le consegna una dimensione più definita: non più promessa interessante, ma atleta pienamente spendibile in una finale continentale di altissimo equilibrio. 

C’è poi un altro elemento che merita attenzione. In una squadra spesso identificata, giustamente, con i suoi nomi più noti, la medaglia di Gastaldi amplia il raggio dell’Italia femminile. Dimostra che il ricambio non si esaurisce nella velocità pura o nei volti già diventati popolari, ma attraversa anche una specialità esigente come i misti, dove l’equilibrio tra quattro stili non perdona scompensi. L’argento di Parigi nasce da lì: da una completezza tecnica che si è fatta solidità agonistica. 

Curtis, bronzo nei 50 stile e un altro confine abbattuto

La terza medaglia azzurra del blocco centrale della serata porta la firma di Sara Curtis, ed è una medaglia che racconta molto più di un semplice terzo posto. Nei 50 stile libero la piemontese ha chiuso in 23"99, diventando la prima italiana sotto i 24 secondi nella specialità e salendo sul podio europeo con il bronzo. Davanti a lei la polacca Katarzyna Wasick, oro in 23"84, e la svedese Sarah Sjöström, argento a due centesimi dalla vincitrice. In una gara che per definizione si decide in dettagli minimi, Curtis ha portato l’Italia in una zona cronometrica fin qui inesplorata. 

Il significato del 23"99 cresce se lo si inserisce dentro il suo percorso più recente. Curtis si era già presentata all’estate 2026 come uno dei volti più brillanti del nuoto europeo: al Settecolli aveva abbassato il record italiano dei 50 stile a 24"09 e, nella stessa manifestazione, aveva firmato anche il record europeo nei 50 dorso in 27"07. La prestazione di Parigi, dunque, non nasce in una sera isolata: è il punto d’arrivo di un’evoluzione lineare, che unisce esplosività, personalità e capacità di stare al centro delle finali senza irrigidirsi. 

Anche il contesto della finale aiuta a capire il peso del bronzo. Curtis si è trovata in acqua con due riferimenti assoluti della velocità europea come Wasick e Sjöström, oltre a una concorrenza molto densa già emersa tra batterie e semifinali. Il suo accesso all’atto conclusivo era arrivato con un 24"13 in semifinale, crono che già la collocava in piena corsa podio. In finale ha saputo limare ancora, trovando il muro dei 24 secondi proprio nel momento che contava. Per una specialista della velocità, è il segnale più importante possibile. 

Il quarto posto di Razzetti: fuori dal podio, ma dentro la gara vera

Nella serata azzurra c’è stato anche un passaggio meno luminoso in termini di medaglia, ma non per questo irrilevante. Nei 200 farfalla, Alberto Razzetti ha chiuso quarto in 1:54.23, nuovo record italiano, a un solo decimo dal bronzo del greco Apostolos Siskos (1:54.13). Il titolo è andato al francese Léon Marchand in 1:51.72, davanti all’ungherese Richard Marton (1:54.06). Il margine con il podio dice tutto: Razzetti è rimasto fuori, sì, ma per una frazione minima dentro una finale di livello altissimo, dominata da un Marchand che in questo momento nuota in una categoria quasi a parte. 

Il quarto posto, per come è maturato, va letto senza riduzioni semplicistiche. Razzetti non ha trovato il podio, ma ha nuotato il miglior tempo italiano di sempre in questa prova e ha mostrato ancora una volta la sua capacità di restare competitivo nelle specialità più tecniche. In un grande campionato il confine tra una medaglia e un piazzamento d’onore spesso coincide con una sola subacquea o con una virata appena meno pulita. Stavolta per l’azzurro è andata così. La prestazione, però, resta di sostanza.

Una giornata che dice molto dell’Italia

Letta tutta insieme, la serata del 15 agosto 2026 lascia un messaggio chiaro. L’Italia non si è limitata a raccogliere medaglie: ha distribuito competitività in aree diverse del programma, tra sprint, rana e misti, con atleti di età, storia e status differenti. Martinenghi ha ribadito che i grandi campioni, anche dopo i problemi fisici, sanno tornare centrali. Cerasuolo ha confermato una seconda linea che ormai linea non è più. Gastaldi ha trasformato la crescita in un podio pesante. Curtis ha aggiunto un altro tassello a una stagione che la sta spingendo verso una dimensione internazionale sempre più definita. Razzetti, infine, ha ricordato che si può perdere una medaglia per un decimo e restare comunque all’interno di una prestazione di alto valore.

Non è un dettaglio che tutto questo sia accaduto nella fase finale della rassegna, quando la tenuta nervosa pesa quanto la brillantezza atletica. Gli Europei di Parigi 2026, per il nuoto in corsia, si disputano dal 10 al 16 agosto al Centre Aquatique Olympique di Saint-Denis, e l’Italia era arrivata all’appuntamento con una squadra numerosa e dichiaratamente ambiziosa, definita dalla stessa federazione come l’espressione di un movimento in salute. La penultima giornata ha dato sostanza concreta a quella definizione. 

Nel nuoto, più che altrove, i numeri sono una sentenza. Ma non raccontano tutto se non si sa leggerli. 26"57, 26"62, 23"99, 2:10.07, 1:54.23: dietro questi tempi c’è un’Italia che continua a frequentare il piano alto dell’Europa, a mescolare esperienza e ricambio, a produrre atleti capaci di presentarsi in finale con un obiettivo realistico di podio. È questo, forse, il dato più importante lasciato dalla giornata di Parigi: non l’eccezione di una sera brillante, ma la continuità di un sistema che sa ancora generare risultati veri.