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il terremoto

Fifa, Kevin Lamour fuori dopo lo scontro con Infantino: il licenziamento che riapre il caso governance

Dalla denuncia pubblica contro il progetto alla rottura col direttore operativo francese pesa sul calcio mondiale

17 Agosto 2026, 22:26

22:30

FIFA, Kevin Lamour fuori dopo lo scontro con Infantino: il licenziamento che riapre il caso governance

La FIFA licenzia il francese Kevin Lamour, numero tre dell'organizzazione, che si era opposto a Gianni Infantino.

Non è soltanto l’uscita di un dirigente di vertice: la fine del rapporto tra Fifa e Kevin Lamour arriva nel punto più delicato della crisi che ha investito Gianni Infantino, trasformando un contrasto interno sulla governance della Coppa del Mondo in un caso politico di portata internazionale.

La rottura si è consumata in poco più di due settimane, ma racconta molto di più di un normale avvicendamento dirigenziale. La Fifa ha interrotto il rapporto con Kevin Lamour, il dirigente francese che fino a quel momento occupava, di fatto, il ruolo di numero tre della struttura amministrativa. La decisione arriva dopo che lo stesso Lamour, il 31 luglio, aveva preso pubblicamente le distanze da Gianni Infantino sul progetto più controverso emerso negli ultimi mesi dentro il palazzo di Zurigo: la creazione di una società commerciale separata destinata a gestire e valorizzare i principali asset economici del calcio mondiale.

Non è un dettaglio di organigramma. Lamour non era un dirigente marginale né un tecnico esterno al sistema. Era il Chief Operating Officer della Fifa dal 1 novembre 2024, scelto direttamente dalla federazione mondiale dopo un lungo percorso nella Uefa, dove aveva lavorato dal 2007 fino a diventare vice segretario generale. Nel comunicato con cui ne annunciava l’arrivo, la stessa FIFA gli affidava la supervisione di aree centrali dell’amministrazione: audit, comunicazione, finanza, legale e compliance, relazioni con le federazioni, personale, tecnologia e operazioni, sviluppo del calcio e responsabilità sociale, distribuite tra Zurigo, Parigi e Miami. In altre parole, un profilo chiave nella macchina esecutiva della federazione.

La sua uscita assume perciò un peso politico prima ancora che manageriale. Perché arriva nel punto esatto in cui la frattura interna, fin lì sussurrata, è diventata pubblica. E perché colpisce l’uomo che aveva contestato non tanto un dettaglio tecnico del piano, quanto il metodo con cui quel piano era stato costruito.

Il progetto che ha fatto esplodere la crisi

Al centro dello scontro c’è il progetto Fifa Forward Enterprise (FFE). La federazione lo ha presentato ufficialmente come un’ipotesi di riorganizzazione delle proprie attività commerciali e operative: una sussidiaria destinata a riunire diritti televisivi, sponsorizzazioni, licensing, biglietteria, hospitality e delivery operativa dei tornei FIFA. Nella versione illustrata dalla stessa organizzazione, la nuova struttura sarebbe rimasta sotto il controllo permanente della federazione e avrebbe dovuto generare ricavi aggiuntivi da redistribuire alle 211 federazioni affiliate, con la promessa di maggiori fondi per lo sviluppo. (FIFA, FIFA)

Secondo i chiarimenti diffusi dalla FIFA il 31 luglio 2026, l’idea era stata avviata formalmente il 28 luglio e prevedeva, tra l’altro, 20 milioni di dollari di finanziamento FIFA Forward per ciascuna federazione nel quadriennio 2027-2030, oltre a un’ulteriore componente una tantum, anch’essa da 20 milioni, legata all’eventuale apporto di capitali esterni e comunque su base volontaria. Sul piano formale, la FIFA ha insistito sul fatto che “nessuno sta vendendo il calcio” e che nessuna decisione sarebbe stata presa senza il sostegno della maggioranza delle federazioni membri e senza i necessari aggiornamenti regolamentari approvati dal Consiglio.