Calcio, Serie C
Catania, tempi errati e pochi soldi: l’ultimo posto non è una sorpresa
La crisi rossazzurra in avvio del campionato e il malcontento dei tifosi che hanno scaricato Pelligra e la dirigenza non solo per i due risultati negativi
Sono passati 187 giorni dal momento in cui Ross Pelligra ha rilevato Torre del Grifo Village. In sei mesi si è passati da “Grazie presidente” a una frattura netta che porta adesso tanti tifosi a scrivere sui social “Andate via da Catania”. Il solco profondo è stato scavato da quelle 48 ore di ritardo nel pagamento della fideiussione.
TEMPI ERRATI. Uno, due, tre punti: si può recuperare tutto. Difficilmente la fiducia che gradualmente e in modo inesorabile i tifosi hanno perso nei confronti del patron e in generale del club. Nella stagione in cui il Catania potrebbe oppure, visto l’avvio disastroso, avrebbe potuto lottare per il primo posto, si sono chiusi i cordoni della borsa della famiglia di Ross. Oggi arriva qualcuno se va via un calciatore che non interessa più. Ed è un modo di fare mercato che frena e irretisce oltremodo. Col Bari che perde a Barletta, la Salernitana che stenta, il Crotone che parte da -6 sarebbe stato (o potrebbe ancora essere) l’anno giusto. E la scelta strategica - ma anche forzata - di ridurre il budget è arrivata come al solito con i tempi sbagliati.
RIZZO PINNA? NO GRAZIE. Che la squadra sia nuova e da rodare in campionato è anche vero. Ma le avversarie - che hanno in qualche modo cambiato pedine, qualcuna anche tecnico e struttura tattica - perché oggi stanno meglio? Il Catania dopo 180 minuti è ultimo con Savoia, Cosenza e con il penalizzato Crotone. Un caso? No, perché l’organizzazione della squadra non è stata facilitata dall’esborso di quei denari che negli anni passati sono stati anche sperperati per portare al Massimino anche uomini che si sono rivelati dei flop. E non facciamo nomi per rispetto, ma tutti ricordano i pluriennali firmati da mezze tacche che oggi sono anche spariti dalla scena. Quest’anno? Il “manifesto” dell’impotenza contrattuale si riassume nella storia di Rizzo Pinna, costo 500mila euro, che il Catania avrebbe potuto prendere e che ha pure trattato per stessa ammissione dei dirigenti. Poi, uno degli eroi della promozione dell’Ascoli ha virato verso Brescia. Che ripeta o no l’annata straordinaria o che si inceppi è un altro discorso.
GIGANTI LONTANO DA CATANIA. Un altro ragionamento che porta a riflessioni sulla società, sulle scelte, sulla gestione tecnica e non solo dei calciatori, la dà quello che accade lontano da Catania. Tanti giocatori transitano, ma sono anche tanti che una volta svestita la maglia rossazzurra cominciano a fare faville fuori. Cargnelutti all’esordio col Sorrento ha segnato il gol vittoria a Salerno e prima aveva fornito l’assist a Starita. Zanellato a Casarano ha firmato due gol nella rimonta col Giugliano. E Patierno (accostato più volte al Catania fino a qualche settimana fa) che entra e in cinque minuti ribalta il passivo? Greco è stato uno dei tanti ex a segnare al Catania e qui aveva giocato anche bene prima della scomparsa della matricola 11.700. Gli esempi sono troppi e non vogliamo infierire.
“DAGLI ALL’UNTORE”. Pietro Lo Monaco era solito ripetere “E dagli all’untore” per sottolineare come spesso si sparava sulla “croce rossa” calcistica. Sarebbe fin troppo facile infierire adesso. Ma sarebbe non onesto non sottolineare che poche cose funzionano: i risultati, la fideiussione, la storia del logo, la gestione del mercato senza denari, le scelte di campo, Torre del Grifo coi lavori fermi. La caccia ai colpevoli è un sport da tastiera che va di moda specie per chi non ci mette la faccia e la firma. Troppo comodo puntare il dito in modo anonimo. C’è chi, invece, lo fa senza nascondersi e va rispettato il diritto di critica. Grella è come sempre l’accusato principe visto che ha la responsabilità del club. Dica apertamente che non ci sono le forze economiche per tenere a galla una squadra competitiva e i lavori a Torre del Grifo. Così non lascerebbe adito a congetture e ipotesi varie.