serie A
Il monologo sprecone dell'Inter a Cagliari: trentuno tiri per un solo sorriso
I nerazzurri dominano e vincono di misura, ma una marea di errori sotto porta lasciano col fiato sospeso fino all'ultimo
L’Inter lascia l’Unipol Domus con tre punti preziosi, rispondendo ai successi di Milan, Juventus e Lazio e restando in vetta a punteggio pieno.
Il risultato, però, non racconta fino in fondo l’andamento del confronto: se il tabellino recita 1-0, sul campo si è visto un predominio netto, mortificato da una sorprendente mancanza di lucidità in fase realizzativa. Trentuno conclusioni e una sola rete a referto fotografano un monologo trasformato in una sfilza di occasioni sciupate, aspetto sul quale Cristian Chivu dovrà inevitabilmente soffermarsi per evitare complicazioni superflue lungo il cammino.
La sfida si sblocca già al 9’: Nicolò Barella, sommerso dai fischi dei suoi ex concittadini, imbecca sulla destra Hakan Calhanoglu, che dal limite fulmina l’angolino basso con un destro chirurgico.
Sembra l’avvio di una goleada, sul modello del poker rifilato al Monza all’esordio, ma quella del turco resterà l’unica marcatura di una serata carica di rimpianti.
Da lì in avanti l’Inter controlla ritmo e possesso come in un allenamento a porte chiuse, complice un Cagliari bloccato nella propria metà campo. Il primo tempo si chiude con un eloquente 15-0 nel conto dei tiri per i campioni d’Italia.
Eppure, le chance svaniscono in serie: al 28’ Federico Dimarco si vede respingere a botta sicura da Caprile; quattro minuti più tardi Barella calcia verso la porta sguarnita dopo un’uscita a vuoto del portiere rossoblù, ma Rodriguez salva sulla linea. Al 41’ Luis Enrique si “mangia” il raddoppio, seguito da una conclusione imprecisa dello stesso Dimarco e da un tentativo ravvicinato di Pio disinnescato da un Caprile in serata di grazia.
La ripresa non cambia spartito, cresce però la frustrazione interista. Il capitano Lautaro Martínez, tradizionalmente letale contro i sardi con dodici gol in dodici precedenti, vive un’insolita serata opaca e sfiora soltanto il palo. Anche il subentrato Francesco Pio Esposito si fa ipnotizzare da Caprile, scegliendo la soluzione meno efficace nell’area avversaria.
E qui scatta la solita legge del calcio: se non chiudi le partite, rischi.
Nell’ultima mezz’ora il Cagliari, rinvigorito dagli ingressi dei debuttanti Kofler, Fadera e Kevin Carlos, prende coraggio e va vicino a un pareggio beffardo. Prima Fadera agita la retroguardia nerazzurra, poi il portiere Martínez compie un’uscita provvidenziale su Carlos. Il brivido più intenso arriva al 39’, quando Yann Bisseck salva sulla linea la conclusione ravvicinata di Michel Adopo, un intervento difensivo esultato come un gol.
Si arriva al triplice fischio con Caprile stabilmente nell’area interista sull’ultimo corner, emblema di un match che l’Inter avrebbe dovuto stravincere e che invece ha blindato solo all’ultimo respiro. Chivu porta a casa tre punti pesanti, ma dalla Sardegna i nerazzurri ripartono con un messaggio inequivocabile: il bel gioco e gli automatismi non bastano se manca il necessario cinismo sotto porta per chiudere i conti.