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Volley

Catania resta senza squadre di vertice nel maschile, un vuoto che preoccupa

In città non ci sono squadre di A e neanche di Serie B al via. Tre formazioni della provincia (Ciclope, Aquila Bronte e Papiro Fiumefreddo) parteciperanno alla Terza Serie

31 Agosto 2026, 04:00

Catania resta senza squadre di vertice nel maschile, un vuoto che preoccupa

Il PalaCatania stracolmo per una gara di A1 tre stagioni fa

Catania città resta senza il volley maschile di vertice. L’A2 è tornata a Palmi, in Serie B non ci sono club cittadini. In provincia ne resistono tre: il Papiro Fiumefreddo, l’Aquila Bronte e la Ciclope Bronte che prendono parte al campionato di Terza Serie.

Un regresso che si spiega con le difficoltà economiche nel portare avanti l’attività in modo continuo, con la mancanza di progetti duraturi che nel femminile, invece, esistono. Basti citare la scalata del Volley Valley in B1, la passione di Ina Baldi e della sua Teams Volley in B2, l’Alus Mascalucia e la Ciclope Bronte nella stessa Serie.

La Sicilia, in generale, ha perso pezzi negli ultimi anni. In A3 maschile resiste lo storico Modica, nel femminile l’A2 del Messina si sta consolidando. Ma Catania sprofonda. Ha tentato Luigi Pulvirenti portando fino alla SuperLega la Saturnia, passando anche attraverso il titolo rilevato dopo la promozione in A2 conquistata sul campo. Ma dietro questo tentativo poi tramontato s’è costruito ben poco. Tanti giovani talenti vanno via da qui per tentare carriere più o meno solide perché i grandi club ancora “pescano” dall’isola i giovani più interessanti.

Sarebbe davvero fuori luogo rievocare i cicli della Paoletti e quelli della Pallavolo Catania di Pippo Consoli. Sono passati tanti, troppi anni. Il movimento s’è fermato. Inceppato in modo pericoloso per carenza di soldi, sponsor, finanziamenti, per la mancanza di settori giovanili che fanno attività di base ovunque, ma che producono pochi elementi capaci di rimanere alla base e tutti in un solo club.

La storia dei prestiti giovanili diventa un affare per pochi, un incastro di scambi, accordi, alleanze maldestre. Ognuno, ovviamente, fa i fatti propri, cura gli interessi societari. Catania, però, perde su tutti i fronti. E non prendiamo in considerazione i risultati della rappresentative provinciali o regionali. Lì non è importante la vittoria, quanto la costruzione dei giocatori anche sotto il profilo umano.

Sarà una stagione monca. Onore alle due brontesi (L’Aquila ha 53 anni, la Ciclope 4) che in B si fronteggeranno ancora in una stracittadina appassionata e appassionante. Fare un solo club? No, ognuno ha una propria storia, un’identità forte e un senso di appartenenza granitico.

A Fiumefreddo il Papiro, nato negli Anni Novanta, poi sparito e rifondato nel 2009, porta avanti un percorso virtuoso. Un paio d’anni fa retrocesso per la differenza di un solo set. Rifiutò il ripescaggio, mantenne la stessa ossatura e lo stesso allenatore (Tani Frinzi Russo, da dieci anni - eccezion fatta per la stagione passata - disposto a viaggiare da Sciacca fino al confine con la provincia di Messina per pochi spiccioli) per risalire in B con le proprie forze spinta da un orgoglio fuori dal comune.

I grandi eventi vedono spesso Catania protagonista. Quante volte la Nazionale ha fatto il sold out al Palasport di corso Indipendenza... Ma dietro il vuoto rimane. E preoccupa. A tentativi estemporanei e strappi non si va molto lontano. Anzi, ci si illude, si illude. Si scivola nelle retrovie.