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LEGA PRO

Catania, tra mercato e responsabilità. Il ds Varrà: «La maglia rossazzurra pesa, ma può essere anche una piuma»

Valutazione positiva sul mercato: «orgoglio per Roberto Insigne, monte ingaggi abbassato e salary cap rispettato. Società unita, nuovi arrivi quasi tutti disponibili e fiducia nel gruppo nonostante polemiche»

05 Settembre 2026, 12:36

12:40

The rossazzurro sporting director Fortunato Varrà

Il ds rossazzurro, Fortunato Varrà

A Catania il mercato si è chiuso, ma il vero giudizio arriverà soltanto dal campo. È lì che le parole dovranno trasformarsi in risultati, le aspettative in punti e i nuovi acquisti in una squadra capace di restituire al popolo rossazzurro tutto l’entusiasmo e l’affetto ricevuti. Il messaggio del ds rossazzurro, Fortunato Varrà, è chiaro: consapevolezza delle difficoltà, fiducia nel lavoro svolto e soprattutto la necessità di ritrovare compattezza attorno al Catania. «La mia valutazione sul mercato è positiva. Poi chiaramente sarà il campo a determinare tutto». Una premessa che fotografa bene il momento della formazione etnea, chiamata a dare risposte concrete dopo una sessione di mercato tutt’altro che semplice. «Mi sento soddisfatto di tutti i colpi fatti. Quello di cui vado più fiero è Roberto Insigne».

Tra gli obiettivi centrati, anche quello di mantenere sotto controllo i conti. «Il salary cap non è stato sforato», è stato ribadito, sottolineando inoltre il lavoro compiuto per alleggerire il monte ingaggi e abbassare l’età media della rosa. Un processo portato avanti in un contesto complicato, nel quale ogni scelta è stata legata alle esigenze tattiche dell’allenatore. «Ho visto tanta unione in società. Tutto il mercato ha soddisfatto mister Longo. Non posso prendere giocatori che non sono funzionali alle richieste del tecnico». La linea, dunque, è stata quella della funzionalità prima del nome, con la costruzione di un organico ritenuto più equilibrato e sostenibile.

La sessione appena conclusa viene definita senza mezzi termini “non facile”. Il Catania ha dovuto muoversi facendo i conti con limiti e necessità, cercando comunque di costruire una squadra competitiva. «In questo momento dobbiamo fare di necessità virtù», il concetto espresso. E proprio il rapporto con l’ambiente diventa centrale. I fischi del pubblico vengono accolti senza cercare alibi: «Gli accettiamo perché sono giusti». La responsabilità, del resto, è enorme. «La maglia del Catania pesa ma può essere anche una piuma». Una frase che racchiude la doppia natura della pressione del Massimino: un peso quando diventa paura, una spinta quando riesce a trasformarsi nell'energia necessaria per affrontare le partite. «Dobbiamo restituire ai tifosi tutto ciò che ci hanno dato», è il messaggio rivolto alla piazza. E per riuscirci serviranno innanzitutto risultati.

Non sono mancati, nelle ultime settimane, momenti di tensione e notizie capaci di alimentare dubbi e discussioni. Da qui l’appello a evitare situazioni che possano destabilizzare l’ambiente. «Ho cercato solo di fare il bene di questa città e società. Ci sono notizie che girano e rischiano di destabilizzare l’ambiente. I giornalisti hanno un senso di responsabilità». Tra gli episodi citati anche il caso Di Gennaro, definito una vicenda che «ha creato non pochi problemi». Sul fronte della rosa, invece, la situazione appare definita. A eccezione di Cabianca e Caligara, i nuovi tesserati sono disponibili. Fuori lista restano Di Marco e Raimo. L’obiettivo va però oltre la semplice disponibilità dei singoli: «Il nostro intento è creare un grande gruppo». E in questo progetto il Massimino dovrà diventare un alleato, non un ostacolo. «I giocatori non devono avere paura del Massimino. Giocare in casa deve essere un vantaggio».

Tra gli argomenti affrontati anche quello relativo alla fideiussione. La risposta è improntata alla tranquillità: «Sono a stretto contatto con il vicepresidente Grella. Ho avuto tutte le rassicurazioni che mi servivano». Un passaggio accompagnato da un ringraziamento alla società: «Ringrazio la società perché ho potuto lavorare serenamente». Il concetto è quello di una struttura societaria che, nonostante le difficoltà, avrebbe consentito di affrontare il mercato con la necessaria serenità.

Spazio anche alle operazioni che hanno generato discussioni. Sul caso Mihai, la posizione è netta: «Non ho capito le polemiche sul giocatore. È stata un’operazione normalissima». Diverso il discorso relativo a Leonardi, che avrebbe manifestato la volontà di lasciare Catania. Alla base della scelta ci sarebbero state soprattutto ragioni tattiche: «Ha chiesto di andare via. In quel sistema di gioco il ragazzo ha spiegato che non sarebbe riuscito ad esprimere il proprio talento». Un chiarimento che si inserisce nel quadro generale delle scelte effettuate durante il mercato: costruire una rosa coerente con le idee dell'allenatore e con le caratteristiche richieste dal suo sistema di gioco.

Un altro tema delicato riguarda i giocatori considerati in scadenza. La precisazione è importante: i contratti sono in essere fino al 2027 e i calciatori vengono regolarmente retribuiti fino a quella data. «Se il giocatore vuole andare via, va bene. Ma a Catania devono dare il massimo». Nessun allarme, dunque, secondo la società, all’interno dello spogliatoio: «Lo spogliatoio è sano». Anche le recenti dichiarazioni di mister Longo vengono ricondotte a un confronto normale, senza voler alimentare polemiche. «Le frasi del mister non sono state polemiche». E proprio il rapporto con l’allenatore resta uno degli elementi centrali del progetto. Dopo la gara contro l’Inter U23, il dialogo tra le parti sarebbe stato sereno: «Stavamo parlando in modo sereno della partita».

Alla fine, però, torna il tema che più di ogni altro interessa la piazza: gli obiettivi sportivi. Il mercato viene promosso, ma non a pieni voti. «Soddisfatto del mercato ma non al 100%. Le dinamiche del mercato mi hanno impedito di intervenire in alcune situazioni». Un’ammissione che lascia spazio a qualche rimpianto, pur senza intaccare la fiducia nella rosa costruita. Perché sulla carta, la convinzione resta forte: «Siamo i più forti». Ora, però, la carta dovrà lasciare spazio al prato verde. E sarà il campo, come ammesso fin dall’inizio, a pronunciare il verdetto definitivo. A Catania non servono soltanto buone intenzioni: «C’è bisogno di fare risultati, che sia con il bello o brutto gioco». È questa la sfida che attende il nuovo Catania: trasformare una sessione di mercato giudicata positivamente in una stagione all’altezza delle aspettative, facendo della pressione del Massimino non un peso, ma quella «piuma» capace di spingere la squadra verso l’obiettivo.