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Il fatto

Como, una notte di Champions per chi l’ha aspettata tutta la vita

Il "Sinigaglia" si prepara all’esordio europeo. Il presidente Mirwan Suwarso e alcuni dirigenti rinunciano ai propri biglietti per regalarli ai tifosi nati nel 1950 o prima

08 Settembre 2026, 16:48

16:50

Como, una notte di Champions per chi l’ha aspettata tutta la vita

Ci sono posti in tribuna che valgono molto più di una visuale privilegiata sul campo. Posti che non si misurano in metri di distanza dalla linea laterale, né in altezza o comodità. Sono posti che hanno un peso diverso, perché custodiscono una storia.

Giovedì sera, al Sinigaglia, il Como vivrà una notte che fino a pochi anni fa sembrava appartenere soltanto ai sogni: l’esordio in Champions League con i tedeschi del Lipsia davanti al proprio pubblico. Uno scenario impensabile per una squadra che ha attraversato stagioni difficili, categorie diverse e momenti nei quali l’Europa sembrava lontanissima, quasi irraggiungibile.

Lo stadio sarà esaurito. I biglietti sono ormai pochissimi e la febbre per l’appuntamento europeo cresce di ora in ora. Ma, proprio quando ogni tagliando assume un valore enorme, il presidente Mirwan Suwarso e alcuni dirigenti del club hanno scelto di compiere un gesto dal significato speciale: rinunciare ai propri posti per donarli ai tifosi nati nel 1950 o prima.

A coloro che il Como lo hanno seguito quando la Champions League era soltanto un’immagine sul televisore. A chi ha imparato a riconoscere i colori della propria squadra nei campi più lontani e nelle domeniche più complicate. A chi ha continuato a esserci anche quando il sogno europeo sembrava troppo grande persino per essere pronunciato.

Un regalo alla memoria del Como

Non si tratta soltanto di un biglietto. È un riconoscimento. Un modo per dire grazie a generazioni di tifosi che hanno accompagnato il Como per decenni, spesso senza ricevere in cambio la promessa di una notte come quella di giovedì.

Quei sostenitori hanno conosciuto il calcio nella sua dimensione più autentica e faticosa. Hanno seguito la squadra nelle stagioni esaltanti, ma soprattutto in quelle in cui il risultato era una conquista e la speranza doveva essere rinnovata ogni settimana. Hanno riempito gli spalti senza sapere quando sarebbe arrivato il momento più atteso.

Per molti di loro, l’Europa non era un obiettivo concreto. Era qualcosa da osservare attraverso lo schermo, appartenente ad altre città, ad altri stadi, ad altre squadre. Il Como era una passione da vivere senza garanzie, una presenza costante anche nei periodi in cui sognare sembrava quasi una forma di ingenuità.

Eppure proprio quella fedeltà, rimasta intatta nel tempo, ha contribuito a costruire il percorso che oggi porta il club sul palcoscenico più prestigioso del calcio europeo.

Il valore di esserci sempre

La decisione del presidente e dei dirigenti assume così un significato che va oltre la semplice cortesia. È un gesto di riconoscenza verso chi ha custodito il legame con la maglia nei momenti in cui sarebbe stato più facile allontanarsi.

Perché il calcio non è fatto soltanto di trofei, promozioni e grandi appuntamenti. È fatto anche di trasferte, attese, sconfitte difficili da digerire, gradinate fredde e domeniche trascorse a sperare. È fatto di padri che accompagnano i figli allo stadio, di ricordi tramandati, di nomi pronunciati ancora oggi con affetto. È fatto di persone che hanno continuato a credere prima ancora che ci fossero motivi concreti per farlo.

Quei tifosi saranno presenti al Sinigaglia non soltanto per assistere a una partita. Saranno lì per incontrare, finalmente, una parte della storia che hanno atteso per tutta la vita.

La notte più lunga e più bella

Quando il Como scenderà in campo, sulle tribune non ci saranno soltanto spettatori. Ci saranno anni di passione, generazioni di sostenitori e una memoria collettiva pronta a riemergere sotto le luci dello stadio.

In quei posti regalati dal club ci sarà il ricordo di chi ha accompagnato la squadra nei momenti più difficili. Ci saranno le voci di chi ha raccontato il Como per una vita, le mani di chi ha applaudito anche dopo una sconfitta e gli occhi di chi, forse, non aveva mai davvero smesso di credere che un giorno quella notte sarebbe arrivata.

La Champions League può aspettare un presidente, un dirigente, una nuova generazione di tifosi. Ma ci sono persone che l’hanno aspettata per tutta una vita.

E giovedì, finalmente, potranno viverla nel luogo più giusto: al Sinigaglia, con il Como davanti agli occhi e tutta la propria storia nel cuore.