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LA STORIA

Dai campi di periferia in Sicilia al Mondiale in Polonia: il sogno azzurro di Giada e Manuela

La prima nata a Palermo e la seconda a Favara: due ragazze siciliane classe 2006 che oggi indossano la maglia dell’Under 20 azzurra

14 Settembre 2026, 17:50

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Dai campi di periferia in Sicilia al Mondiale in Polonia: il sogno azzurro di Giada e Manuela

Ci sono sogni che nascono lontano dai grandi stadi, sui campi di periferia, tra palloni consumati e ostacoli da superare. Sogni che sembrano troppo grandi per chi li coltiva da bambina, ma che, passo dopo passo, diventano realtà. È la storia di Giada Pellegrino Cimò e Manuela Sciabica, la prima nata a Palermo e la seconda a Favara. Due ragazze siciliane classe 2006 che oggi indossano la maglia dell’Under 20 azzurra.

Una maglia che le sta vedendo protagoniste al Mondiale di categoria in Polonia, dove contro ogni pronostico, le azzurrine si sono ritrovate tra le migliori 16 squadre del mondo. Un traguardo che racconta il talento, certo, ma soprattutto il coraggio di crederci quando tutto sembra remare contro.

Il cammino delle azzurrine al Mondiale ha già il sapore dell’impresa. Inserite in quarta fascia, le italiane hanno affrontato un girone tutt’altro che semplice, riuscendo a superare avversarie di grande tradizione come Stati Uniti e Nuova Zelanda e strappando un punto prezioso al Giappone. Un percorso che ha trasformato le aspettative in consapevolezza, ma soprattutto nel primo posto del girone che è valso il passaggio agli ottavi di finale della competizione dove mercoledì affronteranno la Cina.

«Non abbiamo avuto un girone facile – raccontano Giada e Manuela – proprio per questo la soddisfazione è ancora maggiore. Vogliamo portare l’Italia dove merita di essere. In questo girone abbiamo dimostrato che possiamo giocarcela con chiunque e che possiamo fare grandi cose».

Adesso arriva la Cina, come detto, avversaria meno conosciuta ma altrettanto insidiosa. La formula a eliminazione diretta non lascia spazio a distrazioni: sarà una partita diversa da quelle del girone, da preparare con ancora maggiore attenzione. «Qualsiasi squadra, a questi livelli, non è mai semplice. Sarà una partita secca e quindi dovremo mettere qualcosa in più, come deve essere sempre quando si scende in campo. Non conosciamo bene la Cina, perché è la prima volta che la affrontiamo, ma sappiamo quello che siamo e pensiamo soprattutto a noi».

È una frase che racchiude bene la filosofia di questo gruppo: rispetto per l’avversario, ma nessun timore reverenziale. Perché se c’è una lezione arrivata dalle prime partite è che il calcio non si gioca sulla carta. Le fasce, i pronostici e i ranking contano fino al fischio d’inizio. Poi parlano il campo, il carattere e la squadra. E proprio la parola «squadra» torna più volte nelle parole delle due siciliane. Indossare la maglia azzurra, spiegano, è «un motivo d’orgoglio», qualcosa che non può essere dato per scontato. Un privilegio da onorare, soprattutto pensando alla strada percorsa.

«Dietro questo traguardo ci sono tanto lavoro e tanto sudore. Siamo orgogliose perché rappresentiamo anche la nostra terra». Una terra, la Sicilia, dove per una ragazza che vuole giocare a calcio il percorso può essere ancora più complicato rispetto ad altre realtà italiane.

Le loro storie partono infatti dalle categorie minori. Manuela ricorda gli inizi nella scuola calcio dello zio Pasquale Sciabica, quando aveva appena cinque anni e giocava in mezzo ai maschi. Accanto a lei c’erano Ignazio Crescenzo e Tonino Cucino, figure che l’hanno accompagnata e sostenuta fin dai primi calci. «Quando penso da dove sono partita e a dove sono adesso, mi viene naturale pensare a loro. Sono state persone fondamentali, insieme alla mia famiglia». Anche la sorella ha avuto un ruolo speciale: aveva giocato a calcio da bambina e, pur avendo poi smesso, è rimasta per Manuela una presenza importante, quasi una tifosa speciale capace di comprendere fino in fondo emozioni e sacrifici.

Giada ha vissuto un percorso simile. Il calcio, inizialmente passione, ha iniziato a trasformarsi in qualcosa di più concreto quando è arrivata a confrontarsi con livelli sempre più importanti, fino alla possibilità di giocare per obiettivi prestigiosi. «Quando siamo arrivate a giocare a un certo livello, ho capito che questo poteva davvero diventare il mio lavoro. La passione c'è sempre stata, ma quando raggiungi determinati traguardi ti rendi conto che il calcio può diventare qualcosa di più».

Oggi le due ragazze condividono anche un rapporto speciale. Si conoscono da quando erano giovanissime, dai raduni delle rappresentative regionali, e hanno poi ritrovato il filo del loro percorso nelle nazionali giovanili. Avversarie nei club, Giada gioca nella Roma e Manuela nella Lazio, compagne e amiche in azzurro. Sul campo hanno caratteristiche simili: rapidità, dribbling, capacità di saltare l'uomo. Fuori dal terreno di gioco, però, sono soprattutto la complicità e il sostegno reciproco a distinguerle. Se potessero rubarsi una qualità, Manuela sceglierebbe la positività di Giada, mentre quest'ultima riconosce nell'amica una tecnica che comprende dribbling, controllo e tiro. Due calciatrici diverse ma complementari, unite da una storia comune e dalla stessa voglia di arrivare. E quando viene chiesto di descrivere questa Under 20 con una parola, Giada non ha dubbi: «Unione». Poi ne aggiunge un'altra: «Coraggio».

Forse è proprio questa la fotografia più efficace dell'Italia che sta sorprendendo al Mondiale. Un gruppo unito, coraggioso e consapevole di non avere nulla da invidiare alle avversarie più blasonate.

Anche perché davanti c'è un sogno ancora più grande. Le due ragazze sono nate nel 2006, l'anno del trionfo dell'Italia di Marcello Lippi a Berlino. Vent'anni dopo, scherzando ma non troppo, potrebbero provare a riportare un altro trofeo in Italia. «È l'obiettivo di tutta la squadra e dello staff. Sappiamo che non sarà facile e che dovremo combattere, ma ci crediamo». È questa, in fondo, la forza di Giada, Manuela e di tutta l'Italia Under 20: non promettere miracoli, ma continuare a credere nel lavoro fatto. Perché il viaggio è ancora lungo e la Cina è già all'orizzonte. Ma dopo aver battuto alcune delle migliori scuole del mondo, nessun sogno sembra più proibito. E da quei campi siciliani dove tutto è cominciato, oggi, il sogno azzurro è diventato una realtà mondiale.