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calcio

Caso arbitri, cala il sipario (anche) sull'indagine penale di Lissone e la sala Var

Nessuna prova di gare truccate mentre la palla passa alla giustizia sportiva del Coni

18 Settembre 2026, 18:25

18:30

Caso arbitri, cala il sipario (anche) sull'indagine penale di Lissone e la sala Var

“Non ci sono gli elementi per sostenere in giudizio un’accusa di frode sportiva.” È la conclusione cui è giunta la Procura della Repubblica di Monza al termine degli accertamenti sul dossier relativo alle presunte anomalie e ingerenze nella sala VAR centralizzata di Lissone.

I magistrati brianzoli hanno quindi presentato formale richiesta di archiviazione per Gianluca Rocchi, già designatore arbitrale, per Andrea Gervasoni, all’epoca supervisore degli ufficiali di gara al video, e per gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo.

Al centro del fascicolo, aperto inizialmente con l’ipotesi di concorso in frode sportiva, vi era il sospetto che soggetti esterni al team arbitrale designato potessero aver tentato di influenzare le decisioni degli addetti al video. Le verifiche svolte, secondo la ricostruzione dell’ufficio requirente, non hanno però fornito prova né della natura ingannevole delle condotte né della volontà specifica di alterare l’esito degli incontri.

La valutazione si è fondata sull’articolo 1 della legge 401 del 1989, che sanziona gli atti fraudolenti diretti a modificare il risultato delle competizioni, ma non equipara automaticamente un errore tecnico, un’irregolarità o una prassi procedurale discutibile a un fatto penalmente rilevante.

L’indagine, scaturita da un esposto dell’ex arbitro Domenico Rocca, aveva acceso i riflettori sulle cosiddette “bussate”, vale a dire contatti e presunte pressioni nell’ambiente operativo di Lissone. Tra gli episodi esaminati figurava il presunto condizionamento attribuito ad Andrea Gervasoni nei confronti di Luigi Nasca durante Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025. Nel filone riconducibile a Gianluca Rocchi erano invece confluite due specifiche designazioni arbitrali relative a partite dell’Inter.

Il procedimento di Monza rappresenta la prosecuzione di un’indagine più ampia avviata a Milano. Il 15 luglio 2026 la Procura milanese aveva già domandato l’archiviazione per Rocchi in relazione alle ipotizzate interferenze sulle nomine degli arbitri, escludendo l’esistenza di un meccanismo organizzato volto a condizionare le designazioni.

Gli atti riguardanti gli eventi specifici della sala VAR erano stati poi trasmessi per competenza territoriale a Monza, essendo Lissone in provincia di Monza e Brianza.

La richiesta di archiviazione non chiude automaticamente il versante penale: la decisione spetta ora al Giudice per le indagini preliminari, che potrà accogliere l’istanza o disporre ulteriori approfondimenti. Resta parallelamente aperto il fronte della giustizia sportiva.

Già nel luglio 2026 la Procura di Milano aveva inviato copia degli atti alla Procura federale della FIGC e alla Procura generale dello Sport presso il Coni. Gli organi disciplinari, infatti, conservano la facoltà di sanzionare eventuali violazioni dei doveri di lealtà, correttezza e trasparenza procedurale anche in assenza di condotte configurabili come reato. Per il primo filone, quello delle presunte pressioni subite da Rocchi, anche l'inchiesta della Procura federale della Figc sembra destinata all'archiviazione.