Calcio

Sandro Mazzola, il simbolo di un'era fatta di concorrenza, lampi di genio e staffette

Bandiera dell'Inter e della Nazionale, l'ex centrocampista - scomparso nella notte - fu l'anima dei nerazzurri e vinse la Coppa Campioni nel 1964 segnando due reti

Calcio in lutto, è morto Sandro Mazzola

Il calcio mondiale ha perso uno dei suoi gloriosi interpreti; quello italiano una bandiera storica dell’Inter (17 anni in campo, 11 da dirigente) e della Nazionale: 70 presenze, 22 gol. Nella notte si è spento Sandro Mazzola, 83 anni.

IL MESSAGGIO DELL’INTER. “FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il Vice President Javier Zanetti, l'allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”.

LA STAFFETTA. L’Italia si divise, soprattutto nel Mondiale 1970, perché ne giocava uno soltanto. Mazzola o Rivera? Due gemelli diversi, due bandiere di una città che aveva due anime. Una nerazzurra, l’altra rossonera. E quando al mondiale il ct Valcareggi ne doveva schierare uno solo tra i titolari inventò la staffetta. Un po’ per uno, tutti scontenti. O quasi. Due anni prima Mazzola aveva vinto il campionato Europeo con gli azzurri, era il 10 giugno 1968, giocando la ripetizione della finale disputata dall’Italia contro la Jugoslavia allo stadio Olimpico di Roma. In quella formazione c'era anche il catanese Pietro Anastasi.

FIGLIO D’ARTE. Sandro, era nato a Torino l’8 novembre del 1942. Il padre era Valentino, il capitano del Grande Torino. La leggendaria squadra vincitrice di cinque scudetti consecutivi che, rientrando in aereo da una amichevole giocata a Lisbona contro il Benfica, il 4 maggio 1949, a causa della nebbia, andò a schiantarsi contro la Basilica di Superga in fase di atterraggio.

ESORDIO STRANO. L'inizio della sua carriera resta legato a un episodio singolare della storia calcistica italiana. Nel 1961 per protesta il presidente Angelo Moratti ordinò di schierare la formazione giovanile contro la Juve e i nerazzurri persero  9-1. Mazzola, 18 anni appena, segnò il gol della bandiera su rigore. Il "Mago" Herrera lo inserì in pianta stabile tra i titolari. Nella sua carriera all'Inter, da quel giorno fino al 1977 (ultima gara contro il Milan in Coppa Italia) Mazzola  collezionò 572 presenze segnando 162 reti. In bacheca mise 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.

LA COPPA DEI CAMPIONI. La consacrazione? Prestissimo, santificata dai mostri sacri del calcio mondiale. Fcinternews nel ricordarlo ha scritto: “Prater di Vienna, finale di Coppa dei Campioni, 1964. All’ingresso in campo fu Suarez a spingere Mazzola in campo: Sandro era rimasto ad ammirare i suoi idoli fuori dagli spogliatoi, Di Stefano, Puskas e gli altri campioni del Real Madrid. In campo, poi, due gol. Doppietta in finale di Coppa dei Campioni, il primo - trionfo europeo dell’Inter - un trionfo senza precedenti con le firme di Mazzola e i complimenti di Puskas: “Sei degno di tuo papà Valentino”, gli disse il fortissimo ungherese, regalandogli  la maglia”. La formazione, quella formazione, divenne una sorta di rosario sportivo che i tifosi dell'Inter si sono tramandati per generazioni: Sarti; Burgnich, Facchetti; Tagnin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso. 

DIRIGENTE DI MORATTI. Mazzola, chiusa la carriera di calciatore, fu dirigente dell’Inter, in modo particolare ds, per desiderio di Massimo Moratti. Fu anche al Genoa e al Torino. I tifosi dell’Inter gli riconoscono l'ingaggio di Ronaldo "Il Fenomeno" nell'estate del 1997.

 COMMENTATORE TV. Mazzola ha avuto anche una carriera tv di primo piano. Al fianco di Bruno Pizzul fu commentatore e opinionista anche durante i mondiali del 1990 per la  Rai, fu colui che diede avvio alla figura della seconda voce, quella tecnica accanto al telecronista. Era stato anche la spalla di Luigi Colombo a Telemontecarlo e poi in Rai, nuovamente, con Marco Civoli.

L’ULTIMA INTERVISTA. Un mese fa alla Gazzetta l’ultima intervista raccolta dal collega siciliano Filippo Conticello. Una chiacchierata intima in cui tra l’altro rivelò di non aver mai avuto la tentazione di lasciare l’Inter: “Agnelli mi offrì il doppio di quello che guadagnavo, un’agenzia di assicurazioni e una concessionaria Fiat. Mamma disse: 'Tuo padre si rivolterebbe nella tomba'. Rifiutai. La Juve tornò quando ero dirigente con Fraizzoli e dissi un altro no: col cuore rifarei entrambe le scelte". 

APPLAUSI ROSSONERI. Milanlive.it sui social ha salutato così Mazzola: "San Siro continuerà ad accendersi. Milan e Inter torneranno a sfidarsi. Ci saranno altri derby, altri gol, altre gioie e altre lacrime. Ma Sandro Mazzola ce ne sarà uno soltanto. Da milanisti ci alziamo in piedi e rendiamo onore a una leggenda che indossava altri colori, ma che ha reso immenso il calcio della nostra città. Ciao Sandro. Oggi il rossonero abbraccia il nerazzurro. Perché davanti all’eternità non esistono rivalità. Esiste soltanto il rispetto per chi è diventato leggenda.