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LA STORIA

Si rasò a zero per lui: chi è Stefano Montalbano, il palermitano di 15 anni che fa gol con l'Atalanta

Partito dal campo di Totò Schillaci a Palermo, oggi gioca a Bergamo ed è già stato chiamato Coverciano

24 Settembre 2026, 20:11

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Si rasò a zero per lui: chi è Stefano Montalbano, il palermitano di 15 anni che fa gol con l'Atalanta

Prima di Milano, prima di Bergamo e prima ancora di Coverciano c’è Palermo. E c’è un campo lungo via Leonardo da Vinci, nella periferia nord della città, che per il calcio palermitano significa qualcosa di particolare: il Ribolla. È lì che Stefano Montalbano, palermitano classe 2011, comincia a giocare. E non è un luogo qualsiasi. Prima ancora di diventare la scuola calcio di Totò Schillaci, quello era stato uno dei campi sui quali lo stesso futuro eroe delle Notti Magiche aveva mosso i primi passi.

Da lì Schillaci partì per Messina, Juventus, Inter, il Giappone e soprattutto per quel Mondiale del 1990 che lo avrebbe trasformato in un simbolo nazionale. Poi, conclusa la carriera, scelse di tornare esattamente da dove era partito, gestì il centro Louis Ribolla e vi costruì una scuola calcio per i ragazzi della sua città.

È una coincidenza che rende l’inizio della storia di Montalbano ancora più suggestivo: uno dei nuovi talenti palermitani è nato calcisticamente proprio sul terreno sul quale aveva cominciato il ragazzo del Cep destinato, molti anni prima, a diventare Totò-gol.

Al Ribolla l’idea non era soltanto insegnare a calciare un pallone. Schillaci aveva trasformato il centro in un punto di riferimento per tanti bambini dei quartieri, mettendo insieme sport, socialità e possibilità di riscatto. Da quei campi sono passati ragazzi che il professionismo lo hanno raggiunto davvero: Antonio Di Gaudio, cresciuto a Passo di Rigano e poi arrivato fino alla Serie A, e Francesco Di Mariano, nipote dello stesso Schillaci, partito dal Ribolla prima di entrare nel settore giovanile del Lecce e costruirsi una lunga carriera tra i professionisti. Montalbano appartiene a una generazione molto più giovane, ma il punto di partenza è quello.

Dopo il Ribolla passa alla Panormus, dove rimane per tre anni. Poi arriva il Palermo. A volerlo nel settore giovanile rosanero è Leandro Rinaudo, allora responsabile del vivaio, e con la squadra della sua città Stefano disputa due campionati.È in quegli anni che comincia a delinearsi il suo identikit calcistico. Esterno offensivo, ama partire da destra per rientrare verso il centro, puntare il difensore e creare superiorità con il dribbling.

Rino Sanfratello, che lo ha allenato nelle giovanili del Palermo, ne ricorda soprattutto fantasia, rapidità nell’uno contro uno e capacità di accendere improvvisamente una partita.Ma la sua storia non è fatta soltanto di pallone. Da bambino Stefano deve fare i conti con l’alopecia. Comincia a perdere i capelli e per un periodo gioca indossando una bandana. Poi arriva il gesto di un compagno, uno dei suoi amici più stretti: si rasa completamente i capelli per essere come lui. È forse l’immagine più bella di questa storia. Due bambini, una squadra e un modo semplicissimo per dire a un amico che non è solo.

Poi il calcio comincia a portarlo lontano da casa. Dopo due stagioni con il Palermo arriva l’Inter. Per un ragazzo cresciuto a Palermo significa non soltanto entrare in uno dei settori giovanili più importanti d’Italia, ma anche affrontare molto presto il primo vero distacco dalla propria città. Rimane in nerazzurro una stagione. Nell’estate del 2025 arriva un altro passaggio: l’Atalanta e Zingonia, una delle realtà che negli ultimi decenni hanno costruito la propria reputazione proprio sulla capacità di individuare, formare e accompagnare i giovani calciatori.

L’impatto con Bergamo è positivo. Il primo gol in campionato arriva già a settembre, nel 3-3 sul campo dell’Udinese. Il 22 febbraio 2026 firma invece una delle reti più significative della stagione: quella del 2-0 sul campo del Padova che permette all’Atalanta di scavalcare il Milan e prendersi il primo posto del girone. All’inizio di aprile il suo bilancio è di cinque reti in sedici presenze con l’Under 15. Ma la stagione gli regala ancora un’ultima firma. Il 10 maggio, nel ritorno degli ottavi di finale del campionato nazionale contro la Fiorentina, è proprio Montalbano a segnare l’unico gol dell’Atalanta. Non basta per evitare l’eliminazione - i viola vincono 2-1 dopo il 3-3 dell’andata - ma porta ad almeno sei le reti ufficiali del suo primo anno a Zingonia tra regular season e fase finale. Nel frattempo, però, era già arrivato un altro segnale. Quello di Coverciano.

Il 30 ottobre 2025 Montalbano viene convocato per la selezione territoriale Centro-Nord dell’Italia Under 15. Si tratta del primo ingresso nel percorso federale azzurro. Il tecnico Enrico Battisti chiama 44 calciatori nati nel 2011 provenienti da alcuni dei principali vivai italiani e li riunisce al Centro Tecnico Federale per un test match a ranghi contrapposti. Nell’elenco c’è anche il nome di Stefano Montalbano, che indossa anche la fascia da capitano. Ed è forse questo, più di un premio individuale, il primo vero riconoscimento del suo percorso: essere entrato nel gruppo dei ragazzi osservati dalla Federazione per costruire la Nazionale della sua annata. Ora Montalbano è salito di categoria. La stagione 2026/27 è cominciata con l’Under 16 dell’Atalanta e il primo segnale è arrivato subito. Il 13 settembre, al Centro Bortolotti, i nerazzurri vanno sotto contro il Südtirol e poi ribaltano la partita fino al 5-1.

Il primo gol della rimonta porta proprio il suo nome. Un modo semplice per ricominciare da dove aveva lasciato, segnando. Ha quindici anni e qualsiasi previsione, a questa età, sarebbe prematura. Il passaggio dai settori giovanili al calcio dei grandi è il tratto più difficile e imprevedibile di ogni carriera. Ma la strada percorsa fin qui racconta già qualcosa: Ribolla, Panormus, Palermo, Inter, Atalanta e una prima chiamata a Coverciano. Palermo, Milano, Bergamo e Firenze nel giro di pochi anni. Eppure, qualunque sarà il prossimo indirizzo, c’è un luogo che resterà il primo. Il Ribolla. Lo stesso campo sul quale Totò Schillaci aveva cominciato a inseguire un pallone prima di diventare l’eroe di Italia ’90. Lo stesso nel quale, una volta terminata la sua carriera, aveva deciso di tornare per permettere ad altri bambini di cominciare. Tra quei bambini, molti anni dopo, c’era anche Stefano Montalbano.