Il fatto
Trapani, nuovi striscioni contro Antonini. Il patron: «Non ritiro nulla, a breve lasceremo la città»
La società condanna gli episodi e denuncia un clima d’odio nei confronti del presidente. Antonini rivendica le denunce presentate dopo minacce e aggressioni: «Se questo fa di me una spia, a Trapani servirebbero più spie»
Nuovo capitolo nella lunga e aspra contrapposizione che da mesi coinvolge il patron del Trapani Calcio, Valerio Antonini, e una parte della tifoseria e dell’ambiente cittadino. Nella notte sono comparsi in diversi luoghi di Trapani alcuni striscioni dal contenuto offensivo nei confronti del presidente granata, riaccendendo una tensione che la società definisce ormai «inquietante» e potenzialmente pericolosa.
Attraverso una nota ufficiale, il club ha condannato con fermezza l’affissione degli striscioni, parlando di «attacchi personali» e di un clima d’odio che continuerebbe a manifestarsi «vigliaccamente» ai danni del proprio presidente.
La società ha inoltre richiamato l’aggressione subita da Antonini circa due mesi fa e ha sottolineato come, nonostante le denunce presentate agli organi competenti, i responsabili degli episodi non siano ancora stati individuati o perseguiti.
«Possibile che in una città di poco più di cinquantamila abitanti, dove si sa tutto di tutti, non si sia in grado di perseguire penalmente i responsabili?», si chiede il club, auspicando che la giustizia possa fare il proprio corso prima che si verifichi «qualcosa di irreparabile».
La replica di Antonini
Il patron granata ha affidato ai propri canali una lunga dichiarazione, nella quale ha ricostruito il significato che, a suo dire, avrebbe la parola “spia” comparsa su uno degli striscioni.
«A Trapani “spia” non vuol dire traditore. Vuol dire: sei andato a denunciare», ha spiegato Antonini, collegando l’espressione a quella che definisce «la parola dell’omertà», utilizzata per intimidire chi decide di rivolgersi alle autorità.
Il presidente ha poi elencato una serie di episodi per i quali sostiene di aver presentato denuncia: dall’aggressione fisica che avrebbe subito da parte di un capo ultras, a un post contenente coltelli e minacce, fino a messaggi intimidatori sui social e a frasi offensive comparse nei pressi della scuola frequentata dai suoi figli.
«Questo è il mio “tradimento”: non aver incassato in silenzio. Non aver chinato la testa. Essermi rivolto allo Stato invece di aspettare la prossima aggressione», ha affermato Antonini.
Il patron ha rivendicato il diritto di denunciare ogni episodio e ha accusato parte della città di aver mantenuto un «silenzio assordante» davanti a quanto accaduto.
«In qualsiasi città normale, uno che denuncia chi lo picchia e chi minaccia sua moglie e i suoi bambini si chiama cittadino. Qui lo chiamano spia», ha dichiarato.
Le accuse alle istituzioni e alla stampa locale
Nel suo intervento, Antonini ha rivolto critiche anche alle istituzioni e a quella che definisce «disinformazione locale». Secondo il presidente, molti soggetti che avrebbero dovuto prendere posizione avrebbero scelto di tacere.
Il patron ha inoltre ricollegato l’attuale clima di tensione alle vicende sportive e amministrative che hanno riguardato il Trapani e gli impianti cittadini. Nel mirino sono finiti gli ex sindaci Girolamo Tranchida e Giacomo Tranchida?
Nota: nel testo fornito viene citato “Tranchida” e successivamente “Quinci”; per evitare attribuzioni inesatte, è preferibile mantenere i cognomi così come riportati nella dichiarazione originale senza aggiungere ulteriori identificazioni.
Antonini ha sostenuto che le amministrazioni comunali avrebbero contribuito a «cancellare a Trapani lo sport che contava», lasciando in condizioni critiche due impianti che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero stati rimessi in funzione grazie a investimenti personali quantificati in milioni di euro.
Su questi temi il patron ha dichiarato di attendere risposte nelle sedi giudiziarie competenti e ha fatto riferimento anche a un possibile intervento della Corte dei conti. Si tratta, tuttavia, di valutazioni e accuse espresse dal presidente, che dovranno essere eventualmente verificate nelle sedi opportune.
«Non ritiro nulla»
Antonini ha poi confermato di non voler fare passi indietro rispetto alle denunce e alle dichiarazioni rese pubblicamente.
«Io non ritiro niente. Anche la foto di questo striscione è già dove deve stare», ha affermato, ribadendo l’intenzione di consegnare il materiale alle autorità.
Il patron ha quindi rilanciato il proprio messaggio: «Se questo fa di me una spia, a Trapani servirebbero più spie. Il problema di questa città non è chi parla. È chi tace, da troppo tempo».
Parole che confermano la profondità della frattura tra Antonini e una parte dell’ambiente trapanese, in un contesto già segnato da contrapposizioni, contestazioni e procedimenti annunciati o in corso.
L’addio alla città e il futuro del Trapani
Nella parte conclusiva del suo intervento, Antonini ha annunciato l’intenzione di trasferirsi con la famiglia lontano da Trapani.
«A breve ci sposteremo con la famiglia lontanissimo da qui», ha dichiarato, spiegando di non ritenere più la città un luogo adatto a chi desidera vivere «sereno e scevro da invidie e odi sociali».
Il presidente ha lasciato intendere che, in futuro, potrebbe ridurre il proprio coinvolgimento diretto nella gestione sportiva del club, affidandola a dirigenti ritenuti capaci.
«Investirò denaro e tempo solo dove varrà la pena», ha aggiunto, lasciando comunque aperta la possibilità di continuare a sostenere il Trapani attraverso una diversa organizzazione societaria.
Antonini ha poi collegato il futuro del club alla situazione sportiva della squadra, chiamata a reagire dopo un inizio di stagione definito «devastante». L’obiettivo immediato è salvare la categoria, mentre il patron ha prospettato per la stagione successiva un progetto ambizioso, con l’auspicio che Trapani possa finalmente conquistare la Serie D.
«Per il Trapani Calcio, a fine anno, la strada sembra essere già tracciata e una città che aspetta da troppo tempo la Serie D potrebbe finalmente averla grazie a me», ha affermato.
Una situazione sempre più delicata
La comparsa degli striscioni riporta così al centro dell’attenzione il rapporto ormai deteriorato tra la proprietà del Trapani Calcio e una parte dell’ambiente cittadino. Da un lato, la società denuncia attacchi personali e chiede l’intervento delle autorità; dall’altro, il presidente risponde con toni duri, rivendicando le proprie denunce e accusando le istituzioni di non averlo adeguatamente tutelato.
In attesa degli eventuali sviluppi investigativi e giudiziari, il club deve ora provare a isolare le tensioni extracalcistiche e concentrarsi sul campo. La squadra è chiamata a conquistare punti per allontanare il rischio di una stagione fallimentare, mentre la società dovrà chiarire quale sarà il proprio futuro operativo e quale ruolo Antonini intenderà assumere nei prossimi mesi.
Il clima, dentro e fuori dal terreno di gioco, resta pesante. E l’ultimo messaggio del patron sembra segnare una svolta: il rapporto con Trapani appare ormai vicino al punto di rottura, ma il destino del Trapani Calcio, almeno nelle sue intenzioni, non è ancora scritto.