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NAZIONALE

Il Belgio domina e strapazza l'Italia di Mancini nel debutto in Nations League

Una rete per tempo dei Diavoli Rossi mettono a nudo tutti i difetti della Nazionale Azzurra che domenica a Bursa contro la Turchia di Montella sosterrà un altro difficile esame

25 Settembre 2026, 22:47

Il Belgio domina e strapazza l'Italia di Mancini nel debutto in Nations League

ROMA. Un ko pesante, ma soprattutto una prova che apre molti interrogativi. L’Italia del “secondo corso” firmato Roberto Mancini inciampa all’esordio in Nations League contro il Belgio nel modo peggiore: primo tempo povero di idee, costruzione prevedibile e, per lunghi tratti, la sensazione di non sapere quale strada imboccare per mettere in difficoltà i Diavoli Rossi. Questa sfida, nelle giuste proporzioni, doveva offrire risposte iniziali sul progetto tecnico azzurro. Nessuno pretendeva la perfezione: la Nazionale è ancora un cantiere, in cerca di certezze e identità.

Serviva però un segnale, soprattutto sul piano caratteriale. Analisi. La prima frazione è quella che lascia i dubbi maggiori. Gli Azzurri appaiono lenti, poco lucidi, incapaci di dare continuità al possesso e di trovare con costanza linee utili a superare la prima pressione belga. L’uscita dal basso è cercata ma raramente accompagnata da movimenti adeguati. I difensori ripiegano su trame orizzontali o sul lancio lungo; in mezzo manca quella connessione tra reparti che dovrebbe essere il fondamento di qualsiasi impianto di gioco. Nei primi 45 minuti il problema non è solo la pulizia tecnica delle giocate, ma soprattutto i meccanismi collettivi: quando si costruisce con pochi uomini, senza smarcamenti preventivi e senza creare superiorità posizionali, per l’avversario è relativamente semplice schermare le linee di passaggio. È ciò che avviene contro il Belgio: gli azzurri vengono indirizzati verso zone del campo sterili, dove diventa complicato sviluppare una manovra efficace. Latitano verticalità, combinazioni rapide, cambi di ritmo e, soprattutto, la sensazione che ognuno sappia con chiarezza cosa fare. I belgi, al contrario, leggono da subito con facilità le intenzioni italiane: in transizione attaccano gli spazi con immediatezza, in fase di non possesso si compattano e tolgono profondità. De Bruyne e De Ketelaere sono in serata di grazia: giocate di classe, accelerazioni e capacità di dettare i tempi dell’offensiva. Dalla loro ispirazione nasce l’azione dell’1-0 della nazionale di van Bommel, conclusa da Godts al suo primo centro con la maglia del Belgio. Un gol che aumenta la confusione dell’Italia. Il dato all’intervallo è impietoso: 14 tiri del Belgio contro 2 degli Azzurri.

Nella ripresa l’Italia mostra un atteggiamento più propositivo. In avvio, gli Azzurri costruiscono tre nitide occasioni per il pari: una con Kean e due con Pio Esposito, tutte neutralizzate da tre interventi strepitosi di Lammens, lo stesso portiere che al Mondiale commise la papera costata al Belgio, contro la Spagna, l’accesso alla semifinale. Quindici minuti d’illusione: poi la squadra di Mancini torna a essere travolta da velocità e aggressività dei Diavoli Rossi, che al 69’ trovano il raddoppio con Lukébakio, in campo da appena dieci minuti al posto del milanista Moreira. Il ct prova a rimescolare le carte: fuori Pio Esposito, Coppola e Romani per Maldini, Scalvini e Frattesi; nel finale dentro anche Doumbia e Zoma per Barella e Cambiaghi. Ritocchi tattici e cambi di uomini che non evitano a Mancini di inaugurare nel modo peggiore la sua seconda avventura da commissario tecnico. Riflessione.

Questa sconfitta non può essere archiviata come un episodio, un errore individuale o una semplice serata storta. Gli episodi indirizzano, ma il nodo è un altro: l’Italia non ha ancora automatismi sufficientemente solidi per affrontare un avversario del calibro del Belgio. Da qui dovrà ripartire Roberto Mancini. Il nuovo ciclo richiede tempo: una nazionale non si allena quotidianamente come un club e ogni partita diventa un laboratorio. Perciò un ko all’esordio non è di per sé una sentenza sul futuro, ma rappresenta un segnale chiaro su cosa correggere. L’Olimpico, che avrebbe dovuto accompagnare con entusiasmo l’inizio del percorso, diventa così il teatro della prima, necessaria, autocritica.