NAZIONALE
Italia in transizione. Mancini: «Ci serve solo tempo. Senza i Totti e Del Piero, tutto più difficile»
Il ct chiede intensità e aggressività, senza rivoluzioni tattiche. Kean in dubbio per l'undici iniziale
Niente rivoluzioni né esperimenti dell’ultima ora. Alla vigilia della sfida con la Turchia, Roberto Mancini imbocca la via della concretezza: tempo ridotto per preparare la partita, nessuna svolta tattica e una richiesta chiara agli Azzurri, quella di alzare il livello di pressing e di aggressività.
È un’Italia ancora alla ricerca di una fisionomia definita, chiamata a misurarsi con una selezione che il commissario tecnico giudica talentuosa e affidata a un allenatore, Vincenzo Montella, autore di un lavoro significativo. «Mi aspetto che con la Turchia la squadra possa fare una buona gara, migliorando pressing e aggressività», ha dichiarato Mancini in conferenza stampa. Il margine operativo, però, è stato esiguo: «In questi giorni non abbiamo avuto il tempo di preparare cose nuove, quindi non mi aspetto grandi novità». Un’istantanea di una vigilia segnata dalla vicinanza degli impegni e dalla priorità di recuperare energie prima di intervenire in profondità sull’impianto di gioco.
Resta aperta anche la questione dell’undici iniziale, in particolare l’eventuale utilizzo di Kean come esterno offensivo. «Non so se giocherà, deciderò domani mattina. Sono passate solo 48 ore dalla scorsa gara e oggi dobbiamo ancora allenarci. Finora in stagione non ha giocato molto, vedremo come sta». La scelta, dunque, verrà rinviata all’ultimo allenamento, tenendo conto della condizione e delle poche ore intercorrenti dall’ultima uscita. La sfida di stasera è anche un confronto tra percorsi diversi. Mancini riconosce la qualità del lavoro di Montella e il valore della Turchia: «Montella ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro, la Turchia non meritava di uscire così dal Mondiale. È una squadra di talento, domani sarà una bella partita». Parole di stima per un avversario ritenuto competitivo e in grado di mettere in difficoltà la Nazionale.
Il tema più sensibile, per l’Italia, resta la costruzione di una nuova generazione. Il ct non cela le criticità di una fase di transizione e ricorre a un paragone con il passato: «Ci sono dei cicli negativi, e purtroppo l’Italia ne sta attraversando uno così; senza una generazione con i Totti, i Del Piero e giocatori di questa qualità è più difficile e lungo uscire da un momento buio». La parola chiave è “tempo”. «Abbiamo solo bisogno di tempo per lavorare e mettere insieme una squadra competitiva. Di nient’altro». Per il selezionatore, il lavoro quotidiano deve precedere i giudizi, consentendo al gruppo di conoscersi, assimilare principi e costruire automatismi. La gara con la Turchia diventa così un ulteriore passaggio di crescita, utile a misurare i progressi soprattutto nell’atteggiamento.
Sul contesto esterno, Mancini non dà peso preventivo al clima che circonda la Nazionale: «Un clima più ostile? Per i tifosi può stare. Dipenderà da noi se riusciamo a giocare bene e vincere. Queste situazioni le cambiano i risultati». L’attenzione, ancora una volta, torna al campo: saranno la prestazione e il punteggio a influenzare l’ambiente. Infine, un cenno a Romano, protagonista contro il Belgio e giudicato positivamente dal Mancio nonostante qualche sbavatura: «Ha giocato un’ottima partita, gli errori possono capitare. Penso avrà un grande futuro in Nazionale». Un’investitura che conferma la volontà di costruire, passo dopo passo, un gruppo solido. Niente strappi, dunque, né novità improvvisate: l’obiettivo immediato è un’Italia più intensa, aggressiva e capace di valorizzare le proprie qualità. Il resto, per il commissario tecnico, arriverà con il lavoro e con il tempo. «Di nient’altro».