NAZIONALE
La storia di Gaetano, da Mariotto alla corte di Montella, ct della Turchia
Non un semplice traduttore, ma un ponte emotivo tra il Ct italiano e la squadra. Il 34enne di origini pugliesi racconta il suo viaggio: dall'audace mail al Galatasaray fino alla conquista dell'Europa e del Mondiale
Quando Vincenzo Montella si rivolge alla nazionale turca o alla stampa, c'è una figura divenuta ormai inseparabile per giocatori, staff e tifosi. È quella di Gaetano Daniele Salierno, 34 anni, traduttore ufficiale del commissario tecnico che tutti chiamano "Dani". Il suo, però, non è un asettico lavoro di traduzione linguistica: Salierno traduce dall’italiano al turco con un'energia e un trasporto tali da trasferire non solo le parole, ma il tono, la grinta e le intenzioni comunicative dell'allenatore.
La sua presenza a bordo campo rappresenta un vero e proprio ponte culturale tra Montella e l'ambiente turco. Un compito che richiede rapidità, precisione e la capacità di decodificare emozioni in tempo reale. Ma come è arrivato questo giovane poliglotta a sedere su una delle panchine più prestigiose del calcio internazionale? La sua è una parabola sorprendente che parte dall'Italia e arriva ai vertici del calcio europeo.
Da Milano a Istanbul, passando per la Puglia «In realtà sono nato a Milano, ma mio padre è pugliese, precisamente di Mariotto, una frazione di Bitonto», racconta Salierno. «Dopo i primi sei anni in Lombardia, ci siamo spostati dalla famiglia di papà e in Puglia siamo rimasti per sette anni. Alla fine della scuola media, mi sono trasferito in Turchia con mia madre e da quel momento è iniziato un percorso diverso, un cambio di vita enorme». Ad Istanbul, Gaetano frequenta una scuola italiana. Il bilinguismo diventa il suo pane quotidiano, permettendogli di affinare la padronanza di entrambi gli idiomi e di muovere i primi passi nel campo delle traduzioni, assecondando il desiderio materno di non disperdere le sue radici linguistiche.
L'intuizione via mail e il debutto nel grande calcio L'ingresso nel mondo del pallone avviene con un mix di audacia e tempismo, rigorosamente senza raccomandazioni. Ai tempi dell'addio di Roberto Mancini al Galatasaray, si vociferava del probabile arrivo di Cesare Prandelli sulla panchina giallorossa. Spinto dagli amici, Salierno decide di farsi avanti. «Individuai su internet l'indirizzo email di un dirigente e scrissi», ricorda divertito. «Il giorno dopo, con mia grande sorpresa, mi chiamarono per un colloquio allo stadio». L'esame venne condotto dal direttore sportivo Cenk Ergün e da Claudio Taffarel, all'epoca preparatore dei portieri. Salierno convince tutti, premiato per il coraggio e per la naturale abilità nelle traduzioni simultanee. Da lì, il debutto in uno spogliatoio popolato da stelle come Felipe Melo e Muslera («Ho imparato a guardarli negli occhi e a non avere paura», confessa), culminato con una stagione trionfale in cui il club vince Süper Lig, Coppa e Supercoppa.
Il legame con "l'Aeroplanino" Dopo diverse esperienze – un passaggio al Denizlispor in Serie B turca e un ritorno in Italia al Genoa per affiancare nuovamente Prandelli – il destino lo porta all'Adana Demirspor. È all'aeroporto della città turca che accoglie per la prima volta Vincenzo Montella. L'impatto è immediato: «Un tecnico solare ed empatico, che trasmette tanta energia», spiega Salierno. Insieme conquistano una storica qualificazione in Conference League. Il legame professionale e umano diventa così saldo che, quando Montella viene scelto per la guida della Turchia, pone una condizione precisa. «Stavo per lasciare il mondo del pallone, ma l'allenatore ha voluto categoricamente proprio me accanto a lui nel momento in cui è diventato commissario tecnico», rivela l'interprete.
Oggi, Gaetano vive il sogno di una nazionale che ha disputato, grazie all'operato di Montella, gli Europei e un Mondiale che non ha avuto un finale come ci si aspettava. Risultati ottenuti grazie a un gruppo di lavoro affiatato, di cui Salierno elogia i componenti: dall'allenatore in seconda Daniele Russo, al preparatore atletico Pierpaolo Paolino, fino al match analyst Massimo Crivellaro. Una squadra dietro le quinte in cui il ragazzo di Mariotto gioca un ruolo fondamentale, trasformando ogni discorso in un messaggio capace di arrivare, con la stessa immutata forza, dall’altra parte della lingua.