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NAZIONALE

Il caso Malagò scuote il calcio italiano: ora rischia di saltare tutto

Le dimissioni di Diana Bianchesi alimentano i dubbi sul futuro dei vertici sportivi. Il possibile commissariamento apre scenari delicati per Brunelli e per il ct della Nazionale, mentre il calcio europeo difende l’autonomia dello sport

30 Settembre 2026, 22:45

Il caso Malagò scuote il calcio italiano: ora rischia di saltare tutto

Il presidente della FIGC, Giovanni Malagò

Dopo le inaspettate e clamorose dimissioni di Diana Bianchesi, nascono ulteriori dubbi su quanto sta accadendo intorno al nostro calcio. Il punto, infatti, non è soltanto il futuro di Malagò. Piccola parentesi. Il numero uno della FIGC, eletto quasi col 70% dei voti, è già a rischio commissariamento per un cavillo legale: ma è così grave questa violazione del tesseramento? Un membro CIO deve dimostrare di appartenere al mondo dello sport? Diciamo che siamo di fronte a una classica "commedia all'italiana". Chiusa parentesi. 

Un eventuale commissariamento, che nelle ultime ore appare sempre più concreto,  avrebbe infatti conseguenze immediate. Il commissario potrebbe decidere di allontanare il segretario generale Brunelli, che aveva accettato la candidatura di Malagò prima che questa venisse contestata dalla Procura generale e, successivamente, dal Coni. A rischio potrebbe finire anche il ct, impegnato a riportare l'Italia fuori dalle sabbie mobili attraverso il gioco. Il provvedimento con cui è stato scelto, infatti, potrebbe non essere più considerato valido dal commissario. Anche su questo punto, però, le interpretazioni sono diverse e non tutti ritengono inevitabile un simile scenario.

«Agli italiani piace vivere nel dramma». Nasser Al-Khelaifi, presidente della EFC e uomo di vertice del calcio europeo, ha sintetizzato così la situazione italiana. Il qatariota, che guida il Psg sul campo e ha un peso rilevante anche nei palazzi del calcio, ha espresso una posizione altrettanto netta sul caso: «Se la politica mette piede nel calcio, il calcio è finito». Il sistema calcistico, insomma, sembra fare quadrato attorno all'autonomia dello sport, dalle componenti federali fino ai massimi organismi continentali. Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, però, appare determinato ad andare avanti e può contare su pareri legali che, sulla vicenda, vengono definiti molto chiari. E che, almeno secondo quanto filtra, non sembrano giocare a favore di Malagò.

Il 6 o il 7 ottobre sarà la Giunta a pronunciarsi. Alla luce dei voti disponibili, il presidente appare chiamato a una rimonta complicata. Per salvarsi avrebbe bisogno di un ribaltone paragonabile a quello del 2013, quando riuscì a conquistare la presidenza del Coni superando Pagnozzi. Una sua eventuale caduta farebbe la felicità di diverse anime del governo che da mesi si mostrano neutrali e disinteressate, mentre continuano a spingere nella direzione opposta. «Sta facendo tutto lo sport», è il refrain che filtra da Palazzo Chigi. Ma c'è un dettaglio che rischia di passare inosservato: anche sopra Palazzo H, cioè quello del Coni, pende una spada di Damocle.