il caso che scuote il calcio
Terremoto Football Leaks, Pinto attacca Infantino: «Conosceva i bilanci del Manchester City»
La denuncia social del pirata informatico lancia pesanti ombre sulla gestione dell’ex segretario generale UEFA ma i documenti ufficiali tracciano una storia di controlli e ricorsi
Di fronte a un nuovo capitolo della saga Football Leaks, le dichiarazioni di Rui Pinto riaprono le ombre sulle trattative che nel 2014 evitarono l’estromissione di Manchester City e Paris Saint‑Germain dalle competizioni europee. Il fondatore della piattaforma di rivelazioni informatiche è tornato a puntare il dito contro l'attuale presidente della Fifa Gianni Infantino, sostenendo che allora, in qualità di segretario generale della UEFA, fosse consapevole delle irregolarità contestate ai due club e si sia adoperato per scongiurare conseguenze ben più severe.
Un’accusa diretta che rimette al centro il tema della trasparenza del Fair Play Finanziario, da distinguere con rigore tanto dagli accertamenti giudiziari quanto dai provvedimenti ufficiali emessi dagli organi sportivi negli ultimi dodici anni.
Per valutare la portata delle affermazioni di Pinto, occorre ripercorrere l’origine dei controlli di bilancio. Nel maggio del 2014 l’Uefa rese noti nove accordi transattivi (settlement agreements) con altrettante società non in linea con i parametri dell’equilibrio economico, tra cui proprio Manchester City e Paris Saint‑Germain. I documenti però smentiscono l’idea di una blanda archiviazione. Per il Manchester City fu prevista una trattenuta di 60 milioni di euro sui premi UEFA, di cui 40 condizionati e recuperabili al rientro nei paletti finanziari. Furono imposti il congelamento del monte ingaggi, limiti sul mercato e una misura sportiva immediata: la lista A per la Champions 2014/15 ridotta da 25 a 21 calciatori. Per Paris Saint‑Germain oltre a una trattenuta analoga (60 milioni, con 40 vincolati), c'erano anche limiti su rosa e crescita dei costi del personale.
L’organo di controllo UEFA svalutò d’ufficio il contratto di sponsorizzazione con la Qatar Tourism Authority, attribuendogli un valore equo drasticamente inferiore rispetto a quello dichiarato dal club. Nel settembre 2015 furono però revocate le restrizioni sulla rosa a seguito del raggiungimento degli obiettivi intermedi; i fascicoli vennero chiusi nel 2017.
Pinto iniziò a diffondere contratti e documenti riservati nel 2015, portando l’attenzione pubblica sui meccanismi di incorporazione e finanziamento delle società. Pur contestati nelle modalità di acquisizione, i materiali di Football Leaks entrarono nei procedimenti disciplinari: nel dicembre 2018 l’investigatore capo dell’organo di controllo finanziario della UEFA inviò una comunicazione formale al Manchester City allegando proprio estratti pubblicati da Football Leaks e chiedendo chiarimenti. All’epoca delle prime pubblicazioni, nel novembre 2018, Infantino respinse con fermezza le ricostruzioni definendole una realtà distorta; sia PSG sia City negarono di aver ingannato l’organo europeo o violato le norme.
Nel febbraio 2020 la camera giudicante del controllo finanziario inflisse al Manchester City due anni di esclusione dalle coppe (stagioni 2020/21 e 2021/22) e una multa di 30 milioni di euro per grave alterazione dei ricavi da sponsorizzazione nel periodo 2012‑2016 e per mancata cooperazione. Ma il 13 luglio 2020 il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna ribaltò il verdetto annullando l’esclusione dalle competizioni europee, la sanzione pecuniaria fu ridotta a 10 milioni di euro e fu confermata soltanto per la mancata collaborazione alle indagini.
Il TAS chiarì che molte delle presunte violazioni non erano state adeguatamente provate oppure risultavano prescritte secondo i termini del regolamento UEFA. La pronuncia evidenziò come la mera esistenza di documenti trapelati non equivalga automaticamente a prova legale sufficiente in sede di appello.
Chiusa la partita europea con la decisione del TAS, si è riaperta con forza quella domestica. Deferito il 6 febbraio 2023 per oltre cento presunte violazioni finanziarie tra le stagioni 2009/10 e 2017/18, il Manchester City ha affrontato una maxi‑udienza di 42 giorni nell’ultimo trimestre del 2024. Lo scorso 29 settembre, la commissione indipendente nominata dalla Premier League ha reso noto il proprio esito: sono state ritenute provate le violazioni finanziarie più gravi e la gran parte delle contestazioni sulla mancata cooperazione; è stato accertato che una serie di accordi fittizi o alterati ha consentito di gonfiare i ricavi e ridurre artificiosamente i costi per oltre 900 milioni di sterline.
Il club ha reagito ribadendo la propria innocenza, affermando di disporre di prove inoppugnabili e annunciando ricorso per presunti errori di fatto e di diritto contenuti nella decisione.
Ad oggi comunque non è stata ancora definita una sanzione operativa. La determinazione delle eventuali pene amministrative o sportive — da penalizzazioni in classifica fino a misure più drastiche — sarà oggetto di una nuova udienza. La Premier League ha indicato il 2 ottobre come termine ultimo per la presentazione dell’appello.