scontro totale
La vendetta di Madrid sul caso Negreira: dossier inviato a Nyon contro il Barcellona: "Il caso di corruzione più grave della storia"
Un documento di 500 pagine inoltrato a Nyon per dimostrare la presunta alterazione dei campionati spagnoli
Dalle tribune del Camp Nou e del Santiago Bernabéu alle aule giudiziarie di Madrid, fino ai tavoli dell’UEFA a Nyon: la storica rivalità del calcio spagnolo ha definitivamente varcato i confini del campo trasformandosi in una guerra di carte bollate.
Al centro dello scontro c’è l’offensiva senza precedenti del Real Madrid e del suo presidente Florentino Pérez contro il Barcellona, accusato di aver alterato la regolarità delle competizioni per quasi vent’anni nell’ambito del cosiddetto “caso Negreira”. Il club blanco ha abbandonato ogni cautela diplomatica, costituendosi parte lesa e co-querelante nel procedimento penale che vede imputata la società blaugrana come persona giuridica.
Non solo: la dirigenza madrilena ha inoltrato all’UEFA un articolato dossier di circa 500 pagine. Nel documento, il Real sostiene l’esistenza di una “corruzione sistemica”, ricostruendo stagione per stagione gli episodi arbitrali più controversi e quantificando in una forbice tra 16 e 18 i punti che sarebbero stati “sottratti” ai Blancos in Liga. Sulla base di tali rilievi, Pérez ha chiesto all’organismo europeo un intervento eccezionale: oltre all’esclusione dalle coppe, la revoca e la cancellazione dei trofei nazionali e internazionali conquistati dal Barcellona negli anni incriminati.
L’inchiesta giudiziaria ruota attorno ai pagamenti, complessivamente compresi tra 7,3 e 7,5 milioni di euro, versati dal Barça tra il 2001 e il 2018 alle società Dasnil 95 e Nilsat, riconducibili a José María Enríquez Negreira, all’epoca vicepresidente del Comitato Tecnico degli Arbitri (CTA). Mentre il Barcellona sostiene che si trattasse di legittime consulenze per report tecnico-arbitrali e attività di scouting giovanile, gli inquirenti e la Procura evidenziano la gravità dell’assenza dei contratti originali negli archivi societari e la mancanza di documentazione proporzionata all’entità delle somme. Pérez ha definito la vicenda “il caso di corruzione più grave nella storia del calcio”, sottolineando l’anomalia di versamenti milionari a un alto dirigente dell’organismo arbitrale.
La replica del presidente blaugrana Joan Laporta è stata immediata e senza sconti: “Il Barcellona non ha mai comprato arbitri”, ha affermato, ribaltando le accuse sui rivali, afflitti a suo dire da una cronica “Barcelonitis” e storicamente “club del regime” favorito dalle decisioni di gara. La società catalana ha inoltre citato in giudizio Florentino Pérez per le dichiarazioni rese nel maggio 2024, considerate false e diffamatorie, nonché gravemente lesive dell’immagine del club. Il Tribunale di Madrid ha fissato per il 25 novembre un’udienza di conciliazione tra i legali delle parti, propedeutica a un eventuale processo penale per diffamazione qualora non si raggiunga un accordo. Sul piano penale, il Tribunale di Barcellona ha archiviato l’ipotesi di cohecho (tangenti/concussione), poiché Negreira non rivestiva la qualifica di pubblico ufficiale secondo la normativa spagnola. Il procedimento prosegue però per corruzione sportiva tra privati, amministrazione infedele, falsità documentale e riciclaggio.
Anche il presidente della Liga, Javier Tebas, pur bollando come inaccettabile sotto il profilo etico e sportivo la condotta del Barça, ha rilevato come, allo stato, non vi siano prove dirette della compravendita di singoli arbitri o partite. La palla passa ora agli ispettori etici e disciplinari dell’UEFA che, confermata la ricezione del corposo fascicolo inviato dal Real Madrid, esamineranno gli atti per valutare l’eventuale riapertura del fronte sanzionatorio in ambito europeo.