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L'ANALISI

Palermo, mai così bene in Serie B: numeri, tattica e protagonisti dell'avvio che accende il Barbera

Tredici punti, dieci gol e tre vittorie in casa: il nuovo assetto di Inzaghi, gli uomini decisivi e i limiti da correggere

01 Ottobre 2026, 21:16

21:20

Palermo da record: numeri, tattica e protagonisti dell'avvio che accende il Barbera

Il pubblico rosanero al Barbera (foto Alessandra Lo Monaco)

Il record arriva dopo essere andati sotto. Il 19 settembre 2026, contro il Padova, il Palermo ribalta la partita con due gol di Vavassori e raggiunge 13 punti in cinque giornate: mai aveva cominciato così bene in Serie B. Ma il 2-1 del Barbera racconta anche altro: gli assist di Johnsen, le parate di Fortin e una squadra che sa reagire senza essere ancora al riparo dalle difficoltà.

Tredici punti: il record e ciò che racconta davvero

Il bilancio delle prime cinque giornate della Serie B è netto: quattro vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta. I 13 punti rappresentano il miglior avvio del Palermo nella competizione. La media è di 2,6 punti a partita: una misura dell’efficacia iniziale, non una previsione sul rendimento dell’intera stagione.

Il confronto con il recente passato aiuta a dare consistenza al primato. Dopo cinque incontri, il Palermo aveva raccolto 11 punti nel 2025/26 e 10 nel 2023/24. Stavolta il salto è arrivato soprattutto attraverso la capacità di recuperare situazioni sfavorevoli: il pareggio di Avellino e la vittoria sul Padova hanno impedito che due partite complicate interrompessero la corsa.

Anche la produzione offensiva offre un’indicazione precisa: 10 gol in cinque gare, tre in più rispetto allo stesso punto della stagione precedente. Alla prima sosta, i rosanero condividono il miglior attacco con Mantova e Verona. Sono numeri che descrivono una squadra più produttiva, ma non autorizzano a confondere il primato con una superiorità già consolidata.

Il 4-2-3-1 e un attacco meno dipendente dal centravanti

La novità tattica è il passaggio dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1. Contro il Padova, davanti alla difesa, Inzaghi ha schierato Ranocchia e Segre; sulla linea alle spalle di Pohjanpalo hanno giocato Johnsen, Palumbo e Vavassori. La disposizione mette insieme un riferimento centrale e tre interpreti offensivi, senza rinunciare ai due centrocampisti di collegamento. È questa la struttura da cui partire per leggere il cambiamento, evitando di attribuire ogni risultato al solo modulo.

Il dato più interessante riguarda la distribuzione delle reti. Sette marcatori diversi, con Johnsen a quota tre e Vavassori a due. Pohjanpalo resta il terminale centrale, ma il Palermo dispone di più giocatori capaci di risolvere una partita. La varietà dei realizzatori sostiene l’idea di un attacco meno dipendente dal proprio centravanti e rende più comprensibile l’aumento dei gol.

La gara del 19 settembre offre un esempio concreto: entrambi i gol contro il Padova nascono dalla collaborazione tra Johnsen e Vavassori. Il norvegese prepara, il compagno conclude. Non è una dimostrazione sufficiente per giudicare tutto il sistema offensivo, ma è una sequenza verificabile che racconta come la qualità dei giocatori alle spalle della punta possa incidere sul risultato.

Il Barbera: pubblico, punti e una pressione da trasformare

Nelle prime cinque giornate il Palermo ha vinto tutte e tre le partite casalinghe: nove dei tredici punti sono arrivati al Barbera. Il fattore campo, dunque, non è soltanto una sensazione alimentata dall’entusiasmo. È una componente misurabile dell’avvio, pur su un campione ancora limitato.

Anche le presenze spiegano la dimensione del sostegno. La graduatoria colloca le tre gare interne rosanero ai primi tre posti per pubblico nelle prime cinque giornate: 33.196 spettatori contro la Sampdoria, 32.106 contro la Juve Stabia e 29.194 contro il Padova. Questi numeri documentano la partecipazione; non dimostrano, da soli, che il pubblico abbia causato le vittorie.

Inzaghi nelle sue interviste ha rivendicato proprio il lavoro compiuto per trasformare lo stadio da possibile fonte di pressione in una risorsa. Collegando inoltre la crescita attuale all’esperienza della stagione precedente, conclusa con l’eliminazione ai playoff contro il Catanzaro: una delusione che, nella sua lettura, non ha cancellato le basi costruite dal gruppo.

Vavassori, Johnsen e Fortin: il record passa da qui

La vittoria sul Padova concentra i contributi dei protagonisti dell’avvio. Dominic Vavassori firma il pareggio al 44’ e il sorpasso all’83’, sempre su assist di Johnsen. Nel secondo gol controlla il pallone con il tacco prima di battere Sorrentino con il sinistro. Il 2-1 arriva dopo lo svantaggio iniziale e davanti a quasi trentamila persone: una rimonta, non una gara dominata senza rischi.

Accanto agli attaccanti c’è Mattia Fortin. Il portiere interviene su Giunti e Seghetti nel recupero del primo tempo e si oppone a un’altra conclusione ravvicinata nella ripresa. Le sue parate sono un contrappeso alle difficoltà difensive emerse nell’incontro: per capire il successo bisogna considerare tanto le occasioni trasformate quanto quelle neutralizzate.

La profondità della rosa completa il quadro. Va sottolineato infatti il rendimento dei giovani e la capacità di assorbire assenze importanti, oltre all’apporto dei subentrati contro il Padova: Gabrielloni nell’azione del sorpasso, Gomes ed Estevez nella gestione della partita. Il record non dipende soltanto dagli undici iniziali.

Resta il punto su cui Inzaghi insiste: «Dobbiamo dare continuità ai nostri risultati». Il tecnico riconosce le cose riuscite e quelle da migliorare, ricordando che sono trascorse soltanto cinque giornate. Il Palermo ha già mostrato più soluzioni offensive, un rendimento casalingo pieno e la capacità di reagire agli svantaggi. La verifica successiva sarà ripetere queste qualità senza dover ricorrere ogni volta a una rimonta.