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il caso

L'archiviazione Rocchi riguarda le designazioni o le “bussate” in sala Var? L’avv. Michele La Francesca fa chiarezza

Il legale siciliano, esperto di diritto sportivo, spiega a cosa si riferisce il provvedimento della Procura generale dello sport

02 Ottobre 2026, 16:38

16:41

Archiviazione Rocchi riguarda le designazioni o le “bussate” in sala Var? L’avv. Michele La Francesca fa chiarezza

L'archiviazione decisa dalla Procura federale della Figc, con l'ok della Procura generale dello sport del Coni, della vicenda Rocchi riguarda plausibilmente il cosidetto filone delle "designazioni gradite". A spiegarcelo è l'avvocato Michele La Francesca, il legale siciliano esperto di diritto sportivo che a La Sicilia ricostruisce l'iter del procedimento alla luce della normativa federale.

Avvocato La Francesca, nelle ricostruzioni giornalistiche sull'archiviazione disposta dalla Procura federale per il caso Rocchi si nota una certa confusione. Cerchiamo di capire che cosa ha archiviato la Procura federale?

C’è una discordanza nelle ricostruzioni giornalistiche dell'archiviazione disposta dalla Procura federale il 1° ottobre. Quasi tutte le fonti concordano sul coinvolgimento della Procura Generale dello Sport presso il CONI, ma individuano oggetti diversi per il provvedimento. C’è chi attribuisce l'archiviazione al filone delle "bussate" nella sala VAR di Lissone, altri la riferisce espressamente al filone delle presunte irregolarità nelle designazioni arbitrali.

Qual è la cronologia degli atti per quanto riguarda l'originaria indagine sulle "bussate" nella sala VAR?

Per comprendere la vicenda occorre partire dalla nota del procuratore federale Giuseppe Chiné del 26 aprile 2026. Chiné precisò di aver ricevuto il 21 maggio 2025 l'esposto dell'assistente Domenico Rocca sul presunto intervento esterno di Rocchi nella sala VAR durante Udinese-Parma. La Procura federale aprì un'indagine che riguardava sia la "bussata" sul vetro a Lissone, sia la valutazione dell'assistente Perrotti dopo Lazio-Genoa. Al termine delle audizioni, non emergendo condotte di rilevanza disciplinare sportiva, la Procura federale propose già nel luglio 2025 l'archiviazione del procedimento alla Procura Generale dello Sport. Come ricostruito anche dalla Gazzetta dello Sport, il 29 luglio 2025 il fascicolo fu archiviato con la condivisione e l'avallo della Procura Generale dello Sport presso il CONI.

Cosa è successo quando è emersa l'inchiesta della magistratura penale nel 2026?

Con l'emergere dell'inchiesta penale della Procura di Milano nel 2026, Chiné ha richiesto gli atti agli inquirenti per valutare se vi fossero elementi nuovi e decisivi tali da avviare o eventualmente riaprire l'indagine sportiva. Chiné non disse che il procedimento sulle "bussate" era stato riaperto, ma soltanto che avrebbe valutato se esistessero le condizioni per una riapertura. Nel frattempo l'inchiesta penale si è divisa in due filoni distinti: designazioni arbitrali e "bussate" al VAR. Nel luglio 2026 la Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per le designazioni e ha trasmesso a Monza gli atti sul VAR per competenza territoriale. Successivamente, a settembre 2026, anche la Procura di Monza ha chiesto l'archiviazione del filone penale sulle "bussate", non ravvisando condotte fraudolente né dolo specifico.

Quali norme del Codice di Giustizia Sportiva regolano queste fattispecie?

Il punto chiave risiede nell'articolo 122 del Codice di giustizia sportiva. Il comma 2 disciplina l'archiviazione di un procedimento ancora pendente: conclusa l'attività investigativa, se il Procuratore federale non intende procedere al deferimento, comunica l'intento alla Procura Generale dello Sport e dispone l'archiviazione. Il comma 4 regola invece la riapertura d'ufficio di un procedimento già archiviato, che può avvenire solo in presenza di nuovi fatti o circostanze rilevanti prima sconosciuti ed idonei a provare la colpevolezza.

Perché considera "improprio" parlare di una nuova archiviazione per il filone delle "bussate"?

Se il procedimento sulle "bussate" era già stato archiviato nel luglio 2025 con l'avallo della Procura Generale dello Sport, e dopo l'acquisizione degli atti penali non vi è stata una formale riapertura ex art. 122 comma 4, non avrebbe senso un nuovo provvedimento di archiviazione con un nuovo intervento del CONI sullo stesso fascicolo. Sul piano strettamente procedurale, la definizione corretta è "mancata riapertura": la Procura federale ha valutato gli atti penali e, non riscontrando nuovi elementi decisivi, non ha riaperto il caso già archiviato nel 2025. In questa ipotesi non era necessario alcun nuovo provvedimento di archiviazione.

Qual è dunque la spiegazione del provvedimento di archiviazione annunciato il 1° ottobre?

Il filone delle designazioni arbitrali non faceva parte del procedimento sportivo originario archiviato nel 2025, ma deriva dalle nuove contestazioni emerse dall'inchiesta penale di Milano. Chiné aveva chiesto quegli atti per valutare l'avvio di un nuovo procedimento. Come riferito anche da Sky il 1° ottobre, l'archiviazione riguarda proprio le designazioni arbitrali, su richiesta presentata da Chiné a metà settembre e accolta dalla Procura Generale dello Sport. Questa ricostruzione si adatta perfettamente alla procedura dell'articolo 122 comma 2 per i procedimenti pendenti.

In conclusione, qual è la lettura più attendibile di questa vicenda?

In assenza del testo integrale del provvedimento della Procura federale, la discordanza tra le fonti rimane un dato di fatto. Tuttavia, sapendo che per le "bussate" di Lissone un'archiviazione condivisa con la Procura Generale del CONI è già intervenuta nel luglio 2025, considerare il nuovo intervento del 1° ottobre come riferito al filone delle designazioni arbitrali appare la ricostruzione più ragionevole e proceduralmente coerente.

Ma quindi i procedimenti potrebbero essere entrambi chiusi: uno, quello delle designazioni, per archiviazione avallata dalla procura generale dello sport presso il CONI e l’altro, le bussate di Lissone, per mancata riapertura?

Sì, in effetti è più che plausibile