il caso
Figc, il paradosso perfetto: Giovanni Malagò sarà commissario al posto di Giovanni Malagò
Un'ipotetica mediazione al Coni prevede l'affidamento della guida straordinaria della Federcalcio per traghettarla a nuove elezioni
Prendete una delle federazioni sportive più rilevanti del Paese, finita nell’occhio del ciclone tra ricorsi e verifiche sulla legittimità dell’elezione del proprio vertice, e immaginate che l’organo di governo dello sport scelga di commissariarla. Il paradosso, squisitamente italiano, sta nella soluzione di compromesso che prende forma alla vigilia della Giunta del Coni del 6 ottobre 2026: porre la Figc sotto amministrazione straordinaria, affidandone però la reggenza proprio all’attuale presidente, Giovanni Malagò.
Per orientarsi in questa vertigine istituzionale occorre tornare al 22 giugno 2026, quando Malagò è stato eletto alla guida della Federcalcio con il 68,58% dei consensi, superando nettamente Giancarlo Abete. Due giorni più tardi, il 24 giugno, l’avvocato Renato Miele ha presentato un ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport del Coni, contestando l’assenza del tesseramento di Malagò al momento della candidatura e chiedendo l’annullamento dell’intero iter elettorale. La disputa non riguarda il peso politico dei voti assembleari, bensì il rispetto dei requisiti statutari di ammissibilità. Il quadro si è ulteriormente complicato a metà settembre. Il 14 settembre 2026, il procuratore generale dello sport, Ugo Taucer, ha archiviato il fascicolo personale su Malagò, ma ha trasmesso gli atti al Coni per accertare se, in occasione delle elezioni, la Figc abbia violato i principi fondamentali degli statuti federali.
Qui la distanza è interpretativa: per la Procura federale l’assenza del tesseramento al momento del voto non era un requisito dirimente; per Taucer, invece, il tesseramento costituisce un presupposto imprescindibile di candidabilità ed eleggibilità. Un nodo giuridico che ha spinto il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, a richiedere il parere di autorevoli giuristi per valutare se la violazione sia di tale gravità da giustificare il commissariamento. Alla vigilia degli appuntamenti al Foro Italico — la Giunta nazionale del Coni convocata per martedì 6 ottobre 2026 alle 13 e, a seguire, il Consiglio nazionale straordinario alle 14 — prende corpo una mediazione.
Nel colloquio preliminare tra Buonfiglio e Malagò si esplora una via d’uscita che separi la verifica formale della regolarità elettorale dalla continuità gestionale della federazione: un incarico commissariale d’emergenza allo stesso Malagò per circa 90 giorni. In questo trimestre, sanata la posizione di tesseramento, la Figc sarebbe accompagnata a nuove elezioni, alle quali Malagò potrebbe ripresentarsi. Sul fondo, la posizione netta della Lega Serie A. Per voce del presidente Ezio Simonelli, i club della massima serie rinnovano il pieno sostegno a Malagò, ma respingono con decisione l’ipotesi di commissariamento, temendone gli effetti destabilizzanti sul sistema. Sostenere il dirigente, sottolineano, non significa avallare un cambio di veste istituzionale.
E, in ogni caso, un’intesa politica non equivale a un provvedimento già assunto: la soluzione dovrà superare il vaglio giuridico degli organi del Coni. Per ora, l’eventualità di un Malagò che “commissaria se stesso” resta l’emblema di un’acrobazia all’italiana: ricucire una frattura formale evitando di cambiare il timone della federazione.