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NAZIONALE

Dall’incubo alla rinascita: l’Italia è tornata a far paura

Il ko con il Belgio sembrava l’ennesimo passo falso, poi due vittorie con la Turchia e il colpo a Parigi contro la Francia hanno cambiato tutto: quattro partite, sette punti e una Nazionale azzurra che adesso può tornare a sognare

06 Ottobre 2026, 01:34

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Dall’incubo alla rinascita: l’Italia è tornata a far paura

L'esultanza azzurra alla rete di Pio Esposito

Dopo quattro partite, l’Italia ha smesso di chiedersi cosa sarebbe potuta essere e ha iniziato a mostrare ciò che vuole diventare. La Nations League restituisce una Nazionale azzurra ritrovata, capace di vincere, soffrire, reagire e soprattutto di riconoscersi in un’idea di calcio. L’Italia è viva. E forse, soprattutto, è tornata a piacersi. Quattro partite di Nations League sono bastate per trasformare una Nazionale partita tra i fischi e i sospetti in una squadra capace di guardare negli occhi la Francia, battere due volte la Turchia e risalire fino al secondo posto del girone. In mezzo, però, resta quella ferita dell’Olimpico: il 2-0 con il Belgio, una notte brutta e pesante che sembrava poter spalancare subito le porte dell’ennesima crisi. Invece no. Gli azzurri hanno reagito. E oggi, dopo questo primo blocco di gare, il bilancio racconta una storia molto diversa da quella che sembrava scritta appena dieci giorni fa.

Il paradosso è proprio qui: l’Italia ha cominciato nel modo peggiore e ha finito nel modo migliore. Contro il Belgio, a Roma, il debutto del Mancini-bis era stato un brusco ritorno alla realtà. Gli azzurri erano apparsi timidi, disordinati, incapaci di reggere il ritmo e l’aggressività di una squadra più pronta. Godts aveva aperto la serata, Lukebakio l’aveva chiusa nella ripresa. Donnarumma aveva evitato guai peggiori con una serie di interventi decisivi, ma il 2-0 aveva lasciato soprattutto una sensazione: così non bastava. 

Tre giorni dopo, però, è arrivata la prima risposta. E che risposta. A Bursa, contro la Turchia di Montella, l’Italia ha cambiato pelle. Quattro gol, gioco più fluido, pressing, combinazioni e una generazione giovane finalmente libera di correre. Bastoni ha aperto la partita, Frattesi ha raddoppiato, Kayode ha firmato il tris e Pio Esposito ha messo il sigillo dopo il gol turco di Yilmaz. Un 4-1 che non valeva soltanto tre punti: valeva soprattutto la sensazione di aver ritrovato un’identità. 

Poi è arrivata Parigi. E qui il punto conquistato pesa quasi come una vittoria. Perché davanti c’erano i marziani della Francia, una squadra con una quantità di talento che sembra uscita da un videogioco, guidata da Zinédine Zidane e piena di giocatori capaci di decidere una partita con una giocata. L’Italia, invece, ha giocato da squadra vera. Ha resistito, ha sofferto quando necessario e ha avuto anche il coraggio di colpire.  Dopo lo 0-0 del primo tempo, Olise ha portato avanti i francesi con una splendida punizione. Sembrava il momento in cui la qualità individuale dei Bleus avrebbe preso il sopravvento. E invece l’Italia ha risposto. Bastoni, ancora lui, ha trovato il pareggio al 68’, prima che Donnarumma salisse in cattedra nel finale. Il portiere azzurro ha blindato un punto preziosissimo, mentre l’espulsione di Upamecano ha complicato ulteriormente la serata francese. Un 1-1 inatteso, ma non casuale: per la prima volta il nuovo corso di Mancini ha mostrato personalità contro una grande d’Europa. 

E allora Bologna diventava la prova più delicata. Perché dopo aver battuto la Turchia in trasferta e fermato la Francia a Parigi, il rischio era quello più antico del calcio: sentirsi già arrivati. Mancini ha cambiato nove uomini su undici, ha dato spazio a chi aveva giocato meno e ha chiesto alla squadra di confermare la crescita senza concedersi alibi. Il risultato è stato un altro 3-1, meno spettacolare di Bursa ma forse ancora più significativo. Scamacca ha sbloccato la partita al 26’, Simsir ha rimesso in equilibrio il match nella ripresa, poi Calafiori ha riportato avanti gli azzurri appena tre minuti dopo il pareggio. Nel finale è arrivato anche il timbro di Pio Esposito, ormai una delle facce più interessanti di questa nuova Italia. Tre gol, tre punti e secondo posto nel girone. 

Quattro partite, dunque, e una classifica che dice Francia 10, Italia 7, Belgio 6, Turchia 0. Ma la classifica, in questo momento, racconta solo una parte della storia. L’altra è negli occhi di una squadra che dopo il blackout romano ha ritrovato coraggio, idee e soprattutto fiducia. Il dato più interessante è forse la crescita dei giovani. Kayode ha segnato a Bursa, Pio Esposito ha trovato la rete in entrambe le sfide contro la Turchia, mentre Romano, Doumbia e gli altri ragazzi chiamati a dare profondità al gruppo hanno dimostrato di poter entrare nel progetto. Accanto a loro ci sono i leader: Donnarumma, decisivo a Parigi, Bastoni, protagonista con due gol consecutivi, Barella e Tonali, uomini capaci di dare equilibrio e personalità. È il mix che Mancini cercava: esperienza per guidare, energia per cambiare ritmo. Naturalmente sarebbe un errore trasformare quattro partite in una sentenza definitiva. Il Belgio resta lì, a un passo, e novembre proporrà proprio la trasferta di Bruxelles. Prima, però, l’Italia dovrà affrontare nuovamente la Francia a Milano. Saranno quelle due partite a dire se il secondo posto è soltanto una fotografia momentanea oppure l’inizio di qualcosa di più concreto.

Per ora, però, basta guardarsi indietro. Dieci giorni fa l’Italia sembrava già sul bordo del precipizio. Oggi è seconda nel girone, imbattuta da tre partite e reduce da un pareggio a Parigi contro una Francia stellare e da due vittorie convincenti sulla Turchia. Il calcio cambia in fretta, soprattutto quando una squadra trova il coraggio di cambiare con lui. L’Italia ha preso uno schiaffo a Roma. Ha reagito a Bursa. Ha sorpreso Parigi. E a Bologna ha certificato la rinascita. Non è ancora una grande Italia. Ma finalmente, dopo troppo tempo, sembra un’Italia che può diventarlo.